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Kengiro Azuma e Antonio Calderara. In Piemonte una mostra su un’amicizia fatta di pieni e vuoti

In sintesi

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Kengiro Azuma e Antonio Calderara. In Piemonte una mostra su un’amicizia fatta di pieni e vuoti

È forse prima di tutto una mostra che parla di amicizia quella che la Fondazione Antonio e Carmela Calderara dedica a Kengiro Azuma (Yamagata, 1926 – Milano, 2016). L’artista giapponese, italiano d’adozione, e il padrone di casa Antonio Calderara (Abbiategrasso, 1903 – Vacciago, 1978), infatti, furono uniti non solo dagli stessi interessi, ma anche da un genuino affetto che in Azuma. 100 per 100 kokoro trova la sua riconferma postuma. E proprio per testimoniare questo legame, il 16 settembre 2026 alle ore 18:00 Ambrogio Anri Azuma – figlio dell’artista – e Marco Sammicheli dialogheranno al Museo del Novecento di Milano ripercorrendo incontri, mostre e collaborazioni che hanno segnato il rapporto tra i due artisti.

Installation view della mostra “Azuma.100 x 100 Kokoro”, Fondazione Antonio e Carmela Calderara. Ph: Henrik Blomqvist

La mostra per i 100 anni di Kengiro Azuma alla Fondazione Calderara

La mostra arriva 20 anni dopo quella che Azuma già allestì negli spazi della casa di Calderara a Vacciago di Ameno (NO) e ne ripropone alcune opere e soluzioni, mettendo l’opera dell’autore giapponese alla prova del tempo – e, di fatto, superandola, questa prova. È, in particolare, la grande installazione nel giardino a recuperare le fila del progetto del 2006 curato da Luciano Caramel: due strutture calpestabili fatte di specchi sorreggono, e fanno riflettere, dei grandi triangoli metallici bianchi. A questi fanno eco altri elementi analoghi, ma in giallo, installati nei loggiati del corpo di fabbrica che ospita la collezione permanente di Antonio Calderara. Tra giochi di specchi, pieni e vuoti, Luce a Vacciago immerge il visitatore appena arrivato nel mondo di assenze presenti e presenze assenti di Azuma.

Le opere di Kengiro Azuma in mostra a Vacciago di Ameno

Sui plinti, ma anche su una scrivania dove possiamo immaginarci Antonio Calderara intento a scrivere lettere: le sculture in bronzo di Azuma sono sparse nello spazio, con le loro superfici lisce e riflettenti che si alternano a lati in cui il materiale rimane grezzo. Bucate, scavate, traforate, restituiscono la centralità del vuoto nella ricerca dell’artista – “Il vuoto: uno spazio per respirare la vita”, recita il titolo del contributo di Antonio D’Amico al catalogo della mostra pubblicato da Electa. Secondo una logica tipicamente zen, per Azuma il vuoto è una fertile possibilità generativa, non una mancanza. Come spiega Federica Minesso – che insieme al figlio dell’artista cura l’archivio – l’omissione di un elemento nelle opere è ciò che, sembra paradossale, le rende complete.

Il legame tra Azuma e Calderara

A proposito di buchi e fenditure, la Milano che Azuma frequentava dopo esservisi trasferito nel 1956 era dominata da Lucio Fontana. Azuma arrivò, però, in Italia per seguire le lezioni di Marino Marini all’Accademia di Brera, dopo averlo scoperto in patria. Fu nel giro milanese che, tra i vari, l’artista giapponese conobbe Calderara. Il loro legame è testimoniato – oltre che dai ricordi del figlio – dalla collezione che Calderara si creò negli anni, scambiando lavori o facendoseli regalare dagli amici, molto raramente acquistandoli. Il nome di Azuma torna più volte sulle etichette che identificano le opere appese alle pareti, anche con un grande intervento site specifc. È MU – P. 78, un’opera bianca in vetroresina del 1978 che funge da schermo-soglia: è collocata sul loggiato più alto dell’edificio che ospita la collezione, dove Calderara fece chiudere una porta e, per non aprire un portone, pensò a un’opera dell’amico.

Tutte le opere in mostra alla Fondazione Calderara

In questo gioco di richiami tra mostra e collezione, tornando allo spazio dedicato alle esposizioni temporanee, si trova una serie di piccoli gessi dei primi Anni Sessanta, incorniciati su fondi colorati. Ugualmente sgargianti sono i dipinti su tavolette di legno, su polistirolo, su carta e cartone che li accompagnano in mostra. Tra le figure dipinte e le sculture ci sono palesi assonanze formali, con elementi che ritornano nelle due e nelle tre dimensioni.

Non solo artista visivo: le poesie di Azuma

Completa la mostra una sezione “d’archivio” con lettere, pubblicazioni e locandine di mostre. Azuma fu anche poeta: scrisse sempre in italiano, mantenendo una grammatica e un’intonazione nipponica nel modo di comporre che revisori-amici del calibro di Vanni Scheiwiller non gli corressero mai. “Attenzione! / C’è un buco / ma non esiste da toccare / però noi diciamo c’è”, per esempio. Bellissima, poi, la lettera del 5 febbraio 1977 in cui Azuma si scusa con Calderara per non avergli scritto prima, dicendo che è stata Dadamaino a dargli una svegliata – servisse un’altra dimostrazione dei giri di conoscenze e amicizie che legavano questi autori e di cui la Fondazione Calderara è perennemente imbevuta.

Vittoria Caprotti

Vacciago di Ameno (NO) // fino al 4 ottobre 2026
Azuma. 100 per 100 kokoro
FONDAZIONE ANTONIO E CARMELA CALDERARA – Via Bardelli, 9
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L’articolo "Kengiro Azuma e Antonio Calderara. In Piemonte una mostra su un’amicizia fatta di pieni e vuoti" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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