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Istat, Calabria ultima per lettura: meno di un residente su due legge libri

  • Postato il 14 luglio 2026
  • Notizie
  • Di Quotidiano del Sud
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In sintesi

L'Istat rileva un preoccupante dato sulla lettura in Calabria: solo il 43% della popolazione con almeno 6 anni ha letto un libro nel 2024, collocando la regione all'ultimo posto nazionale. Un indicatore che evidenzia il divario culturale e la necessità di strategie per promuovere la lettura e l'accesso ai libri nelle comunità meridionali, cruciali per lo sviluppo intellettuale e sociale.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Istat, Calabria ultima per lettura: meno di un residente su due legge libri

Il Quotidiano del Sud
Istat, Calabria ultima per lettura: meno di un residente su due legge libri

I dati Istat sulla propensione alla lettura in Italia vedono la Calabria fanalino di coda con appena il 43% della popolazione dai 6 anni in su che nel 2024 ha letto almeno un libro


MENO di un calabrese su due ha letto almeno un libro nell’ultimo anno. La Calabria è la regione con la quota più bassa di lettori d’Italia: secondo l’indagine Istat “La lettura di libri in Italia”, nel 2024 ha letto almeno un libro il 43% della popolazione con più di sei anni, contro una media nazionale del 57,1%. Un divario di 14,1 punti percentuali che colloca la regione in fondo alla classifica nazionale. Il dato calabrese è peggiore anche della media meridionale, che si attesta al 46,8%.

Di contro, oltre la metà (53,8%) dichiara di non aver letto alcun libro nell’arco dell’anno, una quota superiore di quasi tredici punti rispetto alla media italiana. Il fenomeno si riflette anche nella scarsa frequentazione delle biblioteche. Solo il 7,6% dei calabresi afferma di averne visitata almeno una negli ultimi dodici mesi, circa la metà rispetto al dato nazionale (15,1%).

I CALABRESI PREFERISCONO LEGGERE IN CARTACEO E SCELGONO AUTORI ITALIANI

Chi legge preferisce il libro cartaceo. L’uso di e-book è più circoscritto (l’8,1% dei calabresi, contro il 10,8% nazionale), mentre gli audiolibri continuano a rappresentare un fenomeno marginale (1,3% contro 2,1%). I libri preferiti sono romanzi di autori italiani: a sceglierli è il 45,4%, più o meno in linea con il dato nazionale. Più bassa – anche rispetto alla media del Paese – la percentuale che sceglie la letteratura straniera: qui ci attestiamo al 24,5% (contro un dato nazionale del 37%). Rispetto alla media Italia, amiamo di più il genere horror (8,3% contro 6,1%) e religioso (9,6% contro 6,3%)

PERCHÉ I CALABRESI LEGGONO MENO

Ma perché i calabresi leggono meno? Il report Istat non offre una risposta univoca. C’è una sezione dedicata alle ragioni della mancata lettura, ma dal confronto tra le regioni non emerge alcun elemento capace, da solo, di spiegare il divario calabrese. Il 31,4% di chi non legge afferma che la lettura lo annoia o non lo appassiona, una quota persino inferiore alla media nazionale (35%). Il 25,4% indica invece la mancanza di tempo libero, dato sostanzialmente in linea con quello italiano (26,3%). Leggermente più elevata è la quota di chi dichiara di leggere male o di non saper leggere (4,8% contro il 3,5% nazionale) e di chi attribuisce la mancata lettura a problemi di vista o all’età avanzata (13,9% contro 12,4%), ma le differenze restano contenute.

Neppure la disponibilità di servizi culturali sembra fornire una spiegazione immediata. In Calabria nove comuni su dieci non hanno una libreria e le biblioteche, pur presenti secondo i dati, sono distribuite in modo poco omogeneo: la Calabria è tra le regioni con la quota più elevata di centri privi di una biblioteca. Nemmeno questo elemento, tuttavia, trova un riscontro evidente nelle risposte degli intervistati. Solo l’1% di chi non legge indica come motivo l’assenza di una biblioteca nelle vicinanze e un’altra quota analoga la mancanza di una libreria o di un’edicola, valori solo lievemente superiori alla media nazionale. Anche il costo dei libri sembra incidere relativamente poco: lo cita il 7,8% degli intervistati, una percentuale inferiore alla media italiana (8,3%) e a quella registrata in regioni come Liguria, Toscana e Sicilia.

L’INCIDENZA DI ISTRUZIONE E REDDITO

Le ragioni della minore propensione alla lettura restano quindi aperte. È plausibile che concorrano fattori diversi, dal più basso livello di istruzione alla più diffusa povertà educativa. L’Istat evidenzia, seppure con dati riferiti all’intero Paese, che istruzione e reddito incidono significativamente sulle abitudini di lettura. Le persone con un titolo di studio elevato leggono infatti tre volte più di chi possiede un basso livello di istruzione. Analogamente, la quota di lettori passa dal 43,9% nelle famiglie con i redditi più bassi al 72,5% in quelle economicamente più agiate.

Resta il fatto che in Calabria negli ultimi anni le risorse pubbliche destinate al settore non sono mancate: circa 6 milioni di euro per 80 biblioteche, 4,6 milioni per 87 biblioteche nei piccoli comuni, 1,2 milioni per iniziative di promozione della lettura e 6 milioni per i parchi letterari. Investimenti che, almeno alla luce degli indicatori Istat, non sembrano essersi ancora tradotti in un aumento della propensione alla lettura.

Il Quotidiano del Sud.
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