In Toscana il borgo di Monte San Savino si apre all’arte contemporanea con una mostra itinerante e di genere
- Postato il 14 maggio 2026
- Arte Contemporanea
- Di Artribune
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Quest’anno, l’8 marzo è stata un’occasione speciale anche per la città di Monte San Savino. La Giornata Internazionale della Donna (o meglio “delle Donne”, in omaggio alla molteplicità delle identità femminili) ha consentito di coniugare insieme, l’omaggio a donne celebri del panorama artistico internazionale del XX Secolo con luoghi ben più antichi, rappresentativi del rinascimento italiano, di cui è ricco lo splendido centro storico della città.
Monte San Savino, anche grazie alla rinomanza di un autore come Andrea Sansovino, scultore e architetto cinquecentesco, che ne è originario, non ha davvero nulla da invidiare ai tanti siti della magnifica Toscana, regione che rappresenta al più alto livello, il cuore della storia e della cultura italiana. Sino ad oggi, però, questo passato, non era riuscito a dialogare con il presente, rischiando di escluderla dai giochi e dalle sfide a cui sollecita la vita.
La mostra Art Gender Gap a Monte San Savino
Sono ben 40 le artiste e 53 le opere che i tre curatori – Giuseppe Simone Modeo, Nicoletta Castellaneta e Domenico de Chirico – hanno scelto per la mostra Art Gender Gap, che si è proposta di esaminare proprio l’aspetto di “esclusione strutturale”, che ha caratterizzato la posizione del ruolo femminile nella storia, inibendolo a tutte le professioni indipendenti, appaltate, invece, come per diritto naturale, al genere maschile.
Le opere in mostra a Monte San Savino
La mostra itinerante in più spazi (GAS, Chiesa di Santa Chiara, Palazzo Ciocchi di Monte e il Cisternone rinascimentale posto sotto i Giardini del Palazzo Comunale)- messa insieme grazie alla passione più che agli investimenti, con opere sempre interessanti - ha avuto la lungimiranza di coinvolgere, sia il National Museum of Women in the Arts di Washington, tramite la Presidente del Comitato italiano, Claudia Pensotti Mosca, sia la collezione Christian Levett e il Museo FAMM di Mougin (Francia), un unicum, che ospita esclusivamente opere di artiste, lasciando intravedere un lavoro in itinere destinato a espandersi ancora in futuro. Il catalogo, oltre ai testi dei curatori reca anche i contributi di Christian Levett, Renee Adams, Martina Corgnati, Pasquale Giuseppe Macrì, Claudia Pensotti Mosca.
Nella Galleria Andrea Sansovino, sita nella Loggia dei Mercanti, progettata dallo stesso Sansovino, un dialogo di sofisticato e intrigante tenore si svolge tra Orlan, Sylvie Fleury, Valentina De’ Mathà, Carla Accardi, Maria Lai, Vanessa Beecroft, Kiki Smith, Gina Pane, Beverly Pepper, Hanne Darboven, Carol Rama, Pipilotti Rist, Marlene Dumas, Letizia Battaglia, Candida Hofer, Katharina Grosse, Annette Messager, Sophie Calle, Louise Bourgeois, Cecily Brown, Tracey Emin, Chiharu Schiota, Martha Jungwirth, Alicja Kwade, Mona Hatoum, grandi protagoniste della rivoluzione di genere, facendo spazio a un erotismo graffiante, talora ironico, spesso doloroso, sperimentato sulla carne viva, dunque intensamente provocatorio e capace d’interrogare con forza le coscienze, tanto da rappresentare il cuore, la sfida e la risposta del rimosso femminile alla società e alla storia, e di porsi, al contempo, come fulcro della mostra.
Una mostra itinerante
A Palazzo Ciocchi di Monte ci accolgono invece, a partire dal cortile i dischi finemente traforati di Luisa Elia e nelle sale interne le opere della grande Miriam Schapiro, fondatrice del movimento Womanhouse, l’esplicita provocazione di Lidia Bachis, i vortici di matite di Paola Pezzi, un sofisticato acquerello di Leonor Fini, il prezioso frammento di progetto di tessuto di Sonia Delaunay, un grande pannello di Laura Fiume e due splendidi lavori dedicati a Emily Dickinson di Luisa Lanarca, nome d’arte di Luisa Antonucci – cittadina onoraria di Monte San Savino – che attraverso un paziente lavoro di tessitura, riassume insieme l’aspirazione a un contatto intimo con la natura, l’autonomia del segno-gesto, la parola poetica, il tempo lungo e solitario di una dedizione che appaga l’intero suo essere.
Nella Chiesa di Santa Chiara, fra le pale in terracotta di Andrea Sansovino e altre robbiane, la ricca decorazione a grottesche dell’oratorio, i lavori delle artiste s’inseriscono con cadenze perfette a partire dalla splendida Geografia temporale di Sophie Ko, Del Cielo e della Terra, costruita con pigmenti puri che con il peso naturale franano dolcemente creando marezzature trattenute da una geometria di definizione impeccabile come un altare, con la delicata Foresta sonora di Sonia Costantini, lo sferzante No Hope, No Fear di Iv Toshain che lancia il suo sasso contro lo specchio a spezzare l’illusione visiva, le sculture araldiche di Monica Mazzone, la toccante scultura Ricordi di Luisa Rabbia che pare chiudere intorno al dorso femminile il tessuto del sacco dei ricordi, e ancora la tavola “Il Regno” di Lidia Bachis, qui in una versione decisamente ieratica.
Le altre sedi della mostra Art Gender Gap
Ma la resa più sorprendente e attuale è costituita dai lavori speculari di Iv Toshain e Veronica Montanino che si confrontano al di sotto del magico giardino rinascimentale, sul retro del Palazzo Comunale, lungo il Cisternone reso percorribile da una passerella sospesa nel tunnel, e suddiviso da grandi arcate, tra lo specchio dove scorre l’acqua e la parete continua che l’accompagna.
Montanino che si è già misurata con successo con il tema dell’acqua nel Parco di Sculture all’aperto di Bassano in Teverina, creato da Lucilla Catania, realizza qui uno dei suoi interventi più riusciti, grazie anche alla collaborazione con Sauro Radicchi che ha saputo ancorare perfettamente i rami che escono dall’acqua su una piccola piattaforma, senza togliere flessibilità al naturale galleggiamento delle forme. Sul lato opposto a questa visione onirica e surreale bagnata di luce verde, si stagliano i perentori statement di Iv Toshain Freedom is Not, Freedom is Sexy, le cui parole incandescenti cambiano costantemente colore.
È bello pensare che lo sforzo di una mostra coraggiosa che getta luce sulla ricchezza del contributo femminile, possa essere, e non solo per Monte San Savino, la chiave di volta di un futuro, dove abbattendo steccati e apportando nuova conoscenza, possiamo avviarci a una grande trasformazione per cui da tempo siamo in cammino.
Giovanna Dalla Chiesa
Monte San Savino (AR) // fino al 31 maggio 2026
Art Gender Gap
GAS – GALLERIA ANDREA SANSOVINO – Corso San Gallo, 75
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