Imu 2026: chi deve pagare e tutti i casi di esenzione e gli sconti del 50%
- Postato il 3 giugno 2026
- Di Panorama
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Manca poco alla scadenza dell’acconto Imu 2026. Per la maggior parte dei contribuenti il primo appuntamento è il 16 giugno 2026 e il saldo poi dovrà essere pagato entro il 16 dicembre. Ma è conveniente verificare subito la propria posizione, perché ci sono esenzioni e riduzioni che possono fare la differenza sull’importo dovuto. In particolare, chi possiede immobili concessi in comodato, fabbricati storici, abitazioni inagibili o si trova in situazioni familiari particolari potrebbe avere diritto a benefici fiscali spesso poco conosciuti ma pienamente validi anche per il 2026. E bisogna segnarsi sul calendario anche una seconda data. Entro il 30 giugno 2026 va presentata la dichiarazione Imu in caso di variazioni avvenute nel 2025 che il Comune non può conoscere autonomamente.
Chi deve pagare l’Imu nel 2026
L’Imu riguarda principalmente gli immobili diversi dall’abitazione principale. Devono pagare l’imposta i proprietari di seconde case; abitazioni affittate; immobili sfitti; uffici e studi professionali; negozi e locali commerciali; capannoni e immobili produttivi; aree edificabili e terreni agricoli non esenti. L’imposta è dovuta in proporzione ai mesi di possesso dell’immobile.
Quando non si paga l’Imu: tutte le esenzioni
La principale esenzione riguarda l’abitazione principale, cioè l’immobile nel quale il contribuente ha la residenza anagrafica e la dimora abituale. L’esenzione si estende anche alle pertinenze, entro il limite di una unità per ciascuna categoria catastale: C/2 (cantine e soffitte); C/6 (box e posti auto); C/7 (tettoie). Restano invece escluse dall’esenzione le abitazioni considerate di lusso, appartenenti alle categorie catastali: abitazioni signorili (A/1); ville (A/8) e castelli e palazzi storici (A/9). In questi casi l’Imu si deve pagare, anche se si tratta di residenza principale. Ci sono diversi casi in cui c’è l’esonero dal pagamento dell’Imu. Quando la casa è assegnata all’ex coniuge o al genitore affidatario dei figli in seguito a provvedimento del giudice; quando si tratta di alloggi sociali e assegnati dagli Iacp. Esenzione anche per le abitazioni delle cooperative edilizie a proprietà indivisa utilizzate come residenza principale dei soci e per gli immobili non locati appartenenti a personale delle Forze armate, Polizia, Vigili del fuoco e carriera prefettizia. E non si paga l’Imu per alcuni immobili posseduti da anziani o disabili ricoverati stabilmente in strutture sanitarie, se il regolamento comunale lo prevede. Resta poi confermata per il 2026 l’esenzione per gli immobili occupati abusivamente, se il proprietario ha fatto la denuncia all’autorità giudiziaria per occupazione illegittima o violazione di domicilio.
Coniugi con residenze diverse: esenzione su entrambe le abitazioni
C’è poi la questione delle coppie sposate che vivono in abitazioni differenti. Dopo una sentenza della Corte Costituzionale nel 2022 è stato eliminato il vincolo che consentiva di considerare esente una sola abitazione per nucleo familiare. Anche per il 2026, quindi, marito e moglie possono beneficiare dell’esenzione Imu su due immobili diversi, anche se sono nello stesso Comune. La condizione fondamentale è che ciascun coniuge abbia nell’immobile la residenza anagrafica e la dimora abituale effettiva. Non basta quindi trasferire formalmente la residenza, serve dimostrare che la casa è realmente il luogo in cui si vive abitualmente. Come? Si considerano prove i consumi di acqua, luce e gas e la scelta del medico di base nel territorio di riferimento. E qualunque documento che attesti l’uso continuativo dell’abitazione.
Comodato gratuito tra genitori e figli: come ottenere lo sconto del 50% sull’Imu
Tra le agevolazioni più utilizzate c’è la riduzione del 50% della base imponibile per gli immobili concessi in comodato d’uso gratuito tra genitori e figli. Non si tratta di una esenzione totale, ma di una riduzione che dimezza la base su cui viene calcolata l’imposta. Ma servono alcune condizioni: il contratto di comodato deve essere registrato; il comodatario deve utilizzare l’immobile come abitazione principale; il proprietario deve risiedere e dimorare nello stesso Comune in cui si trova l’immobile; il comodante può possedere soltanto la propria abitazione principale e, al massimo, l’immobile concesso in comodato. E infine l’immobile non deve appartenere alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. Niente sconto invece se il comodato d’uso è verso terzi.
Gli altri casi in cui l’Imu si paga con lo sconto
La riduzione del 50% non riguarda esclusivamente il comodato gratuito tra genitori e figli. Lo stesso beneficio c’è anche per fabbricati dichiarati di interesse storico o artistico e per immobili inagibili o inabitabili e non utilizzati. Un’altra agevolazione molto diffusa interessa gli immobili affittati a canone concordato. In questo caso il proprietario beneficia di una riduzione del 25% dell’Imu dovuta rispetto all’importo ordinario. Resta inoltre in vigore la riduzione del 50% per l’unica abitazione posseduta in Italia da cittadini residenti all’estero e titolari di pensione maturata in regime di convenzione internazionale con il nostro Paese, purché l’immobile non sia né affittato né concesso in comodato.