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Il red carpet tra celebrazioni e rabbia per la protesta delle maestranze

  • Postato il 6 maggio 2026
  • Cultura
  • Di Agi.it
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  • 10 min di lettura
Il red carpet tra celebrazioni e rabbia per la protesta delle maestranze
Il red carpet tra celebrazioni e rabbia per la protesta delle maestranze

AGI - In una cornice di rara suggestione, tra le imponenti scenografie che ricostruiscono la magnificenza della Roma Antica negli studi di Cinecittà, si è consumato il red carpet della 71esima edizione dei David di Donatello. Ma quest’anno, a fare da contrappunto allo sfarzo dei marmi imperiali e al glamour delle star, è stato il battito della realtà più cruda: la protesta dei lavoratori del cinema che, ai cancelli degli Studios, hanno rivendicato dignità e tutele.

Il contrasto è stato potente: mentre i protagonisti della stagione sfilavano tra i fori e i templi di cartapesta, l'attenzione di molti si è spostata su quella "fabbrica del cinema" che rischia di fermarsi. Il tappeto rosso non è stato una bolla isolata, ma si è trasformato in una piattaforma politica e sociale. Dalle parole dei grandi maestri a quelle delle giovani promesse, il coro è stato unanime sul tappeto rosso: non può esserci festa senza il riconoscimento di chi, dietro le quinte, permette alla magia di esistere.

Le interviste raccolte dall'AGI

Francesco Sossai, il giovane regista al centro dell'attenzione, ha accolto le nomination de "La città di pianura" con l'umiltà di chi sa che un film non lo fa mai una persona sola. "È un risultato talmente inaspettato che ancora non me ne rendo conto", ha detto, circondato dal suo team. Ma è quando ha commentato le parole del Presidente Mattarella sulla necessità di ascoltare le nuove voci che la sua dichiarazione ha preso peso: "Sento la forza di tutta la mia generazione qui con me. Sento le voci delle registe e dei registi che stanno rivolgendo il loro occhio all'Italia di oggi".

E l'Italia di oggi, secondo Sossai, ha bisogno del cinema non come intrattenimento ma come specchio: "Il cinema non è un hobby, non è tempo libero, ma è veramente un modo importantissimo che ha il Paese di guardarsi allo specchio e di riflettere su dov'è e dove sta andando". Una dichiarazione che suona come risposta diretta al dibattito sui finanziamenti e alle recenti ammissioni del ministro Giuli su errori passati nella gestione del settore.

Accanto a lui, sul red carpet, Pierpaolo Capovilla, frontman del Teatro degli Orrori e ora candidato come miglior attore protagonista per "La città pianura", ha portato la sua kefiah come simbolo politico esplicito. "Non è semplicemente una sciarpa, è un simbolo di solidarietà, fratellanza e vicinanza verso chi soffre la violenza armata nel mondo, in particolare il popolo palestinese". Un gesto che ha attirato l'attenzione e che Capovilla ha spiegato con semplicità: "Mi protegge la gola perché sto perdendo la voce, ma aiuta soprattutto il mio cuore e la mia anima a esserci ancora".

Ma è stata Matilda De Angelis, candidata per "Fuori", a dare voce alla rabbia più diretta. "Sono triste, sono anche arrabbiata. La mia famiglia sta morendo ed è in sofferenza", ha dichiarato riferendosi alle maestranze in protesta fuori dagli studi. "Noi attori arriviamo alla fine di un processo che inizia molto tempo prima di noi, ma abbiamo i riflettori puntati contro. È fondamentale ricordare chi non è qui dentro stasera: le maestranze, i lavoratori e le lavoratrici che sono in grande sofferenza".

Pensiero condiviso anche da Claudio Santamaria: "Siamo qui per dare voce ai lavoratori del cinema. Definirci un 'circoletto di privilegiati' è una comunicazione bassa e scorretta, come se i film si facessero da soli". Santamaria, candidato per il film "Il Nibbio", ha voluto sottolineare la complessità dell'industria: "Il cinema è fatto da oltre 100.000 professionisti che si sono formati con anni di gavetta e che sostengono altrettante famiglie italiane. E' un lavoro precario, dove spesso non ci sono protezioni per la disoccupazione o la maternità e mancano le garanzie. Il cinema riceve finanziamenti statali come qualsiasi altra industria: stasera è una festa, ma bisogna parlare per chi è fuori e chiede di essere ascoltato e protetto dallo Stato". L'attore ha poi dedicato un pensiero profondo a Nicola Calipari, l'alto dirigente del Sismi che ha interpretato nella pellicola: "Mi ha lasciato un sentimento indelebile. Condivido appieno i suoi ideali, li ho sentiti fin nel profondo ed è stata la mia chiave d'ingresso nel personaggio. Ciò che lo appassionava e che cercava di proteggere a tutti i costi, ovvero la sacralità della vita, sono temi che mi toccano in maniera molto profonda".

Gianni Amelio, prima di ritirare il David alla Carriera, si è schierato senza ambiguità: "Noi siamo in vetrina, ma dietro c'è la fabbrica, c'è l'officina. Senza quelli che lavorano alle nostre spalle, noi non saremmo qui". Il maestro ha scandito con forza: "Hanno ragione", riferendosi alle centomila famiglie del cinema che oggi faticano a trovare occupazione. "Si deve combattere con la ragione affinché le parole che abbiamo sentito ieri mattina al Quirinale diventino fatti e si trasformino in azioni concrete".

Anche Valeria Bruni Tedeschi, doppiamente candidata per "Duse" e "5 secondi", ha sottolineato la fragilità del sistema: "Penso che avremmo potuto essere anche noi là a protestare. Il cinema, se non c'è molta intelligenza, oggi può essere anche in pericolo". E ha chiuso con un richiamo storico che non lascia spazio a interpretazioni: "Ci sono stati lunghi periodi nella storia in cui il cinema italiano è stato quasi messo sotto un coperchio dai regimi o fascista o da Berlusconi, e perciò è molto pericoloso questo".

Tra le celebrazioni, anche momenti di leggerezza e orgoglio internazionale. Matthew Modine, star di "Full Metal Jacket" e "Stranger Things", ha omaggiato il cinema italiano annunciando che girerà a Roma una commedia romantica con John Cleese e Liam Neeson: "Il cinema italiano è stato inventato in Italia. Non potevo pensare a un posto migliore al mondo per girarla se non qui a Roma, la città più bella del mondo". Ornella Muti, ricevendo il David Speciale dopo un anno di attesa per motivi di salute, ha commentato con serenità: "È il premio italiano più importante. Ogni passo è importante nella vita, a meno che non cadi".

 

 

 

 

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Autore
Agi.it

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