Il Po è all’asciutto e il Piemonte è in crisi: l’allarme di Legambiente contro i “ritardi strutturali” della Regione
- Postato il 12 luglio 2026
- Ambiente
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – L’ultimo monitoraggio al bacino del Po fotografa portate del fiume inferiori alle medie storiche (1991-2020) con anomalie che a giugno hanno superato il 60% in tutte le principali stazioni di rilevamento.
Le situazioni più difficili si registrano a Piacenza (-67%), Cremona (-65%) e Pontelagoscuro (-65%). Quest’ultima stazione, in particolare, segna una portata di appena 264 m³/s, un valore ben al di sotto della soglia minima di 450 m³/s necessaria ad arginare la risalita dell’acqua marina nel Delta del Po. A peggiorare il quadro si aggiungono i grandi laghi in forte sofferenza e lo Snow Water Equivalent (l’indicatore dell’acqua stoccata nella neve) pressoché nullo in alta quota: le riserve naturali alpine sono esaurite, azzerando il contributo della fusione estiva che solitamente alimenta il fiume.
Le 8 proposte di Legambiente
Legambiente ha lanciato un pacchetto di otto proposte strutturali rivolte al Governo e alle Regioni del bacino padano, chiedendo risposte precise su due fronti: l’approvazione definitiva del decreto per il riutilizzo delle acque reflue in agricoltura e lo stanziamento dei fondi per il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC).
Le proposte di Legambiente si articolano su tre pilastri principali:
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Riforma agricola e agroecologia: Adattare la pianificazione delle colture e della domanda irrigua al nuovo quadro climatico (il settore assorbe quasi il 75% dei 20 miliardi di metri cubi d’acqua prelevati annualmente nel bacino del Po).
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Infrastrutture e natura: Ridurre drasticamente le perdite delle reti, recuperare la capacità degli invasi esistenti senza costruire nuove grandi dighe, favorire piccoli bacini aziendali e implementare le Nature Based Solutions per trattenere l’acqua nei suoli.
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Governance e concessioni: Istituire una regia unica di bacino e ridiscutere il vecchio sistema delle concessioni di derivazione, ferme a logiche del passato e spesso incompatibili con la tutela degli ecosistemi. Su questo punto, l’Italia deve fare i conti anche con una procedura d’infrazione europea aperta a gennaio 2026.
Il caso Piemonte
In Piemonte, la crisi idrica si mostra in questi giorni in modo visibile a Torino, dove il Po è interessato da un’anomala e massiccia fioritura algale e dalla proliferazione di specie vegetali invasive. Il fenomeno è alimentato dalle temperature altissime, dalle portate ridotte al minimo e dall’alta concentrazione di nitrati che il fiume non riesce più a diluire.
Questo scenario ha riacceso lo scontro politico e ambientalista e Legambiente critica duramente le recenti posizioni della Regione Piemonte: l’assessore regionale all’Ambiente, Matteo Marnati, è accusato dall’associazione di portare avanti una linea volta a indebolire il principio del deflusso ecologico (la quantità minima d’acqua vitale che deve rimanere nel fiume).
Secondo gli ambientalisti, presentare la tutela del fiume come un ostacolo all’agricoltura è una visione miope: senza un ecosistema fluviale in salute, nel lungo periodo, non vi sarà alcuna risorsa disponibile per il comparto produttivo e agricolo della pianura.
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