Il Donbass conteso diventa “Donnyland”: la proposta degli ucraini per convincere Trump
- Postato il 22 aprile 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Se la prospettiva di una vittoria russa non basta a smuovere Donald Trump, gli ucraini hanno deciso di puntare tutto sul suo ego. Nel tentativo di ottenere un sostegno maggiore dell’amministrazione americana, Kiev ha proposto di ribattezzare la parte del Donbass contesa dai russi. L’idea è di chiamarla “Donnyland“, una crasi tra Donbass, Disneyland e Donald, ovvero il nome del presidente. Lo rivela il New York Times, citando quattro funzionari a conoscenza dei negoziati.
“Il termine continua a essere utilizzato nei colloqui, sebbene non risulti essere stato inserito in alcun documento ufficiale”, dice il quotidiano americano. Uno dei negoziatori ucraini ha persino creato con l’intelligenza artificiale una bandiera verde e oro e un inno per questo territorio. L’obiettivo è spingere Trump a investire diplomaticamente con più forza nei negoziati con Mosca, di fatto in stallo da febbraio. Intanto però sul campo gli uomini continuano a morire in una regione diventata teatro dei combattimenti più letali dai tempi della Seconda guerra mondiale.
Ad agosto Trump ha incontrato Vladimir Putin in Alaska, lasciando intendere di essere pronto a sostenere una pace in cui l’Ucraina avrebbe dovuto ritirarsi dal confine amministrativo della regione di Donetsk. Volodymyr Zelensky aveva prima sostenuto di poter difendere l’area senza abbandonarla, fino a dicembre quando ha avanzato l’ipotesi di un’area demilitarizzata fuori dal controllo di entrambe le parti in guerra. È proprio quella porzione di terra che è stata poi ribattezzata “Donnyland“. I russi hanno poi bloccato l’avanzamento delle discussioni dicendo di essere disposti ad accettare solo se fosse stato concesso loro di pattugliare la zona con la Guardia nazionale. Una proposta inaccettabile per Kiev.
Il progetto di “Donnyland” seguirebbe il “modello Monaco“: un mini-stato semiautonomo, con lo status di zona economica offshore. Una sorta di paradiso fiscale, in mezzo a due paesi in conflitto, lungo circa 80 chilometri e largo 65. La sua amministrazione sarebbe affidata a un Board of Peace, sulla scia di quello già proposto dal tycoon per Gaza. Ma su questo, spiega il Nyt, né Russia né Ucraina hanno ancora aderito.
Puntare sull’ego di Trump è una strategia che è già stata sperimentata in passato da altri Stati. Diversi Paesi negli anni hanno cercato di catturare il favore del presidente americano attraverso iniziative simboliche. La Siria ad esempio, nelle vesti della famiglia degli imprenditori Al-Khayyat, aveva proposto il progetto di un grande centro sportivo chiamato “Trump International Golf Club”. L’obiettivo, ottenuto con successo, era far rimuovere le sanzioni su Damasco imposte da Washington. Dopo la Siria, anche l’Armenia ci ha provato creando la “Trump Route for International Peace and Prosperity” dopo l’accordo sul Nagorno Karabakh. Nel 2018 era stato il turno della Polonia con il presidente Andrzej Duda che, in chiave anti-russa, si era offerto di finanziare la costruzione di una grande base americana vicino a Varsavia con il nome di “Fort Trump“. Un progetto non ancora realizzato.
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