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Iggy Pop si chiude in una bara, ma tanto chi l’ammazza?

  • Postato il 24 giugno 2026
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Iggy Pop si chiude in una bara, ma tanto chi l’ammazza?

C’è una foto di Iggy Pop che gira da qualche giorno. Torso nudo, tinta appena fatta, quella faccia di uno che ha passato la vita a fare esattamente quello che gli pareva. Alla fine del concerto si è fatto chiudere in una bara e portare via dal palco.

James Newell Osterberg Jr. nasce nel 1947 a Muskegon, nel Michigan, cresce in un parco di roulotte vicino ad Ann Arbor e diventa Iggy Pop prima ancora che il punk sapesse di chiamarsi così. Ed è qui che sta il punto. Quando arriveranno i Sex Pistols, i Clash, i Ramones e gran parte di quello che verrà chiamato punk, lui era già passato di lì. Non perché avesse fondato un movimento o scritto un manifesto, ma semplicemente perché era salito su un palco e aveva fatto quello che gli pareva. Gli altri lo hanno visto e hanno capito che si poteva fare. Da quel momento James Osterberg ha iniziato lentamente a scomparire. Al suo posto è rimasto Iggy Pop. Il personaggio ha divorato l’uomo con una tale voracità che oggi quasi nessuno ricorda il suo vero nome. E, probabilmente, non se lo ricorda nemmeno lui. Quello che segue sono i consueti nove punti di questo blog, nato quindici anni fa e, come certi personaggi, poco incline alle etichette. Cominciamo.

Atto 1. Halloween 1967
Primo concerto degli Stooges. Venti persone presenti. Iggy sale sul palco in camicia da notte con una parrucca fatta di stagnola e suona un aspirapolvere e un frullatore con un microfono infilato dentro. Quello non è un gesto, più che altro una dichiarazione d’intenti.

Atto 2. Cincinnati, giugno 1970
Si spalma il burro di arachidi sul torace, poi si butta tra la folla e cammina sulle loro spalle. Nessuno lo aveva fatto prima. Ricordatevela questa cosa, perché da quella sera in poi si chiamerà stage diving.

Atto 3. Ungano’s, New York, agosto 1970
In platea ci sono Alan Vega dei Suicide e Miles Davis. Iggy arriva al microfono, vomita e poi appoggia il pene su un amplificatore. Sembra una provocazione fine a se stessa. Non lo è. Da quel momento il suo corpo smette di essere tale e diventa parte dello spettacolo. Il rock non aveva mai visto niente del genere.

Atto 4. Londra, luglio 1972
Primo concerto in Inghilterra. Pantaloni argentati, eyeliner sbavato, il pubblico diviso tra fascinazione e paura. In platea ci sono John Lydon e Mick Jones. Qualche anno dopo fonderanno i Sex Pistols e i Clash. Ma quella sera non usciranno da quel concerto con una band, più che altro con un’idea: quella di salire su un palco e fare tutto e di più.

Atto 5. UCLA, 1974
Iggy è ricoverato nel reparto psichiatrico dell’UCLA. David Bowie va a trovarlo e, come tutti gli amici che fanno visita in ospedale, si presenta con un pensiero: della droga. Di preciso non sappiamo quale. Gli infermieri, però, non gradiscono il gesto e la visita dura molto meno di quanto il Duca Bianco avesse immaginato. È tutto vero: lo racconterà lo stesso Bowie anni dopo. Per fortuna non finisce lì. Qualche anno più tardi i due si ritrovano a Berlino e danno vita alla stagione più straordinaria della loro collaborazione, quella di The Idiot e Lust for Life. Ogni tanto anche le visite andate male hanno un bellissimo seguito.

Atto 6. La vasca da bagno
La modella Bebe Buell torna a casa e trova Iggy svenuto nella vasca insieme ai suoi due cani. Anche loro completamente incoscienti. Quando si sveglia, la spiegazione è semplice: aveva con loro condiviso il Valium. “Li amo talmente tanto che mi sembrava giusto condividere con loro tutto”, dirà. I due cani, interrogati sui fatti, si avvalsero della facoltà di non rispondere.

Atto 7. Kennedy Center
Prima del concerto una ragazza gli offre della polvere bianca. Iggy pensa sia cocaina e tira. Era PCP, l’angel dust: una sostanza dissociativa che ti spegne. Un dettaglio tutt’altro che irrilevante perché dopo essere salito sul palco rimane immobile per tutto il concerto. La band continuerà a suonare come se niente fosse. Per una volta lo “Stooge” più incontrollabile del rock diventa la persona più tranquilla della sala.

Atto 8. Detroit, febbraio 1974
È l’ultimo concerto degli Stooges. Iggy, qualche giorno prima, ha sfidato via radio i bikers degli Scorpions a presentarsi al concerto. Loro, educatamente, si presentano. Con le bottiglie. Gli amplificatori diventano bersagli, il palco un campo di battaglia. Lester Bangs scriverà che è l’unico disco rock in cui si sente il rumore delle bottiglie sugli amplificatori. Si intitola Metallic K.O. Più che un album dal vivo, un reperto balistico.

9. Coachella, 2026
Settantanove anni. Alla fine del concerto si fa chiudere in una bara e portare via. Il pubblico lo guarda andarsene. Lui, probabilmente, se la ride. Perché se c’è una cosa che Iggy Pop non ha mai sopportato è che qualcuno gli dicesse come stare al mondo. Figuriamoci se può cominciare ad ascoltare la morte.
E poi, diciamocelo: chi lo ammazza a questo? Nemmeno la morte se lo piglia.

Come sempre, chiudo con una connessione musicale: una playlist dedicata, disponibile gratuitamente sul mio canale Spotify (link qui sotto). Se vuoi dire la tua, fallo nei commenti o, meglio ancora, sulla mia pagina Facebook pubblica. È lì che il blog vive davvero. Tra proclami improbabili, certezze assolute e inevitabili deragliamenti, ogni tanto vola anche “qualche bottiglia”. Proprio come a un concerto degli Stooges.

*Ogni episodio raccontato in questi nove punti è tratto da fonti documentate: biografie, interviste e testimonianze dirette. Per quanto possa sembrare incredibile, è successo davvero.

Buona lettura e buon ascolto.

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Autore
Il Fatto Quotidiano

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