I Lobello di casa nella tavernetta di Grande Aracri, chi sono i destinatari della maxi confisca
- Postato il 15 settembre 2026
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- Di Quotidiano del Sud
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I Lobello di casa nella tavernetta di Grande Aracri, chi sono i destinatari della maxi confisca
Le alleanze strategiche dei Lobello con le cosche Grande Aracri, Arena e Mazzagatti, ecco chi erano i destinatari della mega confisca
CATANZARO – Un patrimonio colossale, stimato in oltre 162 milioni di euro, passa definitivamente allo Stato. Il Tribunale di Catanzaro ha emesso il provvedimento di confisca definitiva – su input della Procura antimafia e all’esito delle indagini patrimoniali del Gico della Guardia di Finanza – nei confronti dei noti imprenditori catanzaresi Giuseppe, Antonio e Daniele Lobello. La misura applica il Codice antimafia a condannati in via definitiva (con pene fino a quasi 9 anni) per concorso esterno in associazione mafiosa, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento ed estorsione nell’ambito dell’inchiesta “Coccodrillo”.
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Il provvedimento demolisce un impero economico sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Confiscati 79 immobili e 45 terreni dislocati tra la provincia di Catanzaro e Cirò Marina, oltre a 7 società con sede a Catanzaro, Simeri Crichi, Botricello e Firenze, attive nel settore dell’edilizia pubblica e privata e del calcestruzzo (inclusi impianti di produzione, automezzi e rapporti bancari).
“Di casa” nella tavernetta del boss di Cutro
Al centro del sistema criminale spicca l’asfissiante contiguità con le cosche, e in particolare l’alleanza di ferro con la super cosca di Cutro guidata dal boss Nicolino Grande Aracri. I Lobello erano letteralmente “di casa” nella famigerata tavernetta del capomafia cutrese, crocevia delle mire espansionistiche sulla fascia jonica catanzarese e, in quegli anni, del progetto della nuova “provincia” di ‘ndrangheta.
L’inchiesta, coordinata dalle pm Veronica Calcagno e Deborah Rizza, ha svelato la genesi di questo sodalizio. Nel 2012, dopo l’incendio di un mezzo pesante della loro ditta a Catanzaro Lido, Giuseppe Lobello si era rivolto all’imprenditore Salvatore Scarpino per essere introdotto al cospetto del “mammasantissima”. Dalle intercettazioni emerge il tenore dell’incontro: «Siamo entrati alla casa… là sotto… Piacere Nicola… siete voi quello della betoniera bruciata?».
Grande Aracri informato su ogni appalto
Da quel momento si registrò il punto di non ritorno. Antonio Lobello raccomandava ai figli di informare preventivamente il boss su ogni appalto («glielo mandi a dire prima… loro l’apprezzano»), mentre Grande Aracri dettava le regole imponendo prezzi di costruzione, risolvendo vertenze nei cantieri (come al villaggio Eucaliptus) e ammettendo gli imprenditori ai vertici e ai summit interprovinciali (come emerso nell’operazione Squarcio), in cambio di piena fedeltà e di cospicue retribuzioni occulte.
Alleanze anche con i clan Arena e Mazzagatti
Un sistema di mutuo soccorso criminale, che si intrecciava anche con i clan Mazzagatti di Oppido Mamertina e gli Arena di Isola Capo Rizzuto, tra favori ai latitanti, auto prestate per vedette mafiose e pressioni per i subappalti del calibro dell’Astaldi. Oggi, con il sigillo della confisca definitiva, su quel sistema si chiude il cerchio.
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