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Mileto, l’ultimo saluto a Giuseppe Bianchi, morto a 14 anni

  • Postato il 13 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Mileto, l’ultimo saluto a Giuseppe Bianchi, morto a 14 anni

Il Quotidiano del Sud
Mileto, l’ultimo saluto a Giuseppe Bianchi, morto a 14 anni

Mileto dà l’ultimo saluto al quattordicenne Giuseppe, scomparso per un malore: proclamato il lutto cittadino, i genitori donano gli organi.


MILETO (VIBO VALENTIA) – La cittadina normanna si stringe alla famiglia Bianchi per la prematura scomparsa del giovanissimo Giuseppe, venuto a mancare all’età di 14 anni in seguito a un malore improvviso che lo aveva colpito mentre si trovava in Grecia. Intensa e commossa la partecipazione ai funerali, celebrati ieri, sabato 12 settembre, nella Chiesa della Santissima Trinità per l’ultimo saluto. È l’ennesimo dramma che segna quest’estate per la comunità miletese. Il sindaco, Salvatore Fortunato Giordano, ha proclamato il lutto cittadino per interpretare il cordoglio di una città rimasta attonita di fronte a una tragedia così grande.

La Chiesa della Santissima Trinità non è riuscita a contenere tutti i presenti, molti dei quali hanno seguito la funzione dalla piazza antistante: attorno alla famiglia si sono stretti parenti, compagni di scuola e tantissimi cittadini, insieme ai rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, accorsi per rendere omaggio al giovane e stringersi al padre Salvatore, loro collega.

IL CORDOGLIO DELLA COMUNITÀ DI MILETO E LE PAROLE DEL VESCOVO INI RICORDO DI GIUSEPPE BIANCHI

La cerimonia è stata officiata dal Vescovo della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Mons. Attilio Nostro, che ha voluto sostenere il papà Salvatore, la mamma Tina e il fratello Pietro in questo momento di sofferenza: «Il vostro Giuseppe può solo essere orgoglioso di ciò che avete fatto. Avete tentato l’impossibile e lottato su ogni fronte. Sono convinto che questo terremoto che vi ha colpiti vi troverà ancora più uniti». Il presule ha voluto poi sottolineare come l’abbia colpito che le loro «non erano lacrime di resa, ma di speranza». Proprio da questa speranza è nato un atto di immensa generosità: nel momento più buio, la mamma e il papà hanno infatti deciso di donare gli organi del figlio a chi ne ha bisogno.

IL RICORDO DEL PADRE E IL GESTO D’AMORE PRIMA DELL’ULTIMO ADDIO

Al termine della funzione, Salvatore ha affidato ai presenti il ricordo intimo di quel mese sospeso, vissuto al fianco del figlio nel pieno della sua battaglia: «Poco più di un mese in cui ho avuto tante ore al giorno per pensare e cercare di metabolizzare questa situazione tragica che ci è capitata. Quando sei un genitore vorresti proteggere tuo figlio da qualsiasi cosa, trovare sempre una soluzione, poter fare qualcosa». Un dolore che si scontra inevitabilmente con il limite umano: «Poi invece arriva un momento in cui ti scontri con l’impotenza. Ti chiedi: “perché non a me”, ma non hai risposta. Ti chiedi : “perché tutto questo dolore a lui e non a me” , ma non hai risposta. Partendo dal principio che l’amore non si quantifica nella durata della vita, tiro le somme e dico: da padre comunque sono fortunato di aver vissuto quattordici anni con un angelo».

A sigillare quel legame resta la testimonianza di una fede purissima, affidata alla nonna soltanto poche ore prima del malore: «Nonna, io non ho paura, Gesù è con me». Infine, parole di profonda gratitudine sono state rivolte a quanti si sono stretti attorno alla famiglia in questo momento di indicibile sofferenza, con un pensiero speciale all’Arma dei Carabinieri, di cui il padre ha richiamato con orgoglio l’appartenenza. All’uscita dalla Chiesa, la bara bianca è stata scortata a spalla dai Carabinieri in uniforme, facendosi strada tra una piazza gremita e visibilmente commossa. In quel silenzio carico di dolore e dignità, si è levato un lungo e scrosciante applauso, l’ultimo e affettuoso abbraccio di una comunità intera.

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