Green governance, Germanà: L’Università faccia da ponte tra ricerca, istituzioni e territorio
- Postato il 10 settembre 2026
- Ambiente
- Di Paese Italia Press
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Luisa Trovato
Sant’Agata di Militello (Me), 10 sett. 2026 – Portare l’Università dentro il territorio e, al tempo stesso, fare entrare nella ricerca le esigenze delle comunità. È lungo questa duplice direttrice che i Nebrodi possono diventare un laboratorio nel quale conoscenza scientifica, tutela ambientale e sviluppo sostenibile trovino una concreta sintesi.
A indicare questa prospettiva è il prof. Antonino Germanà, prorettore al Diritto allo Studio dell’Università degli Studi di Messina, tra i protagonisti del Seminario di Alta Formazione “La green governance delle aree protette tra diritto, storia e scienze sociali”, in programma sabato 12 settembre, al Castello dei Principi Gallego di Sant’Agata di Militello. Promosso dalla Società Italiana del Dottorato di Ricerca (Sidri), presieduta dal prof. Antonio De Lucia, l’appuntamento riunirà Atenei, studiosi, amministratori e rappresentanti del territorio per riflettere sulle prospettive future delle aree protette.
Germanà: l’Università come ponte con il territorio
Per il prof. Germanà, il ruolo dell’Università non può esaurirsi nella produzione della conoscenza. «L’Università ha il compito di creare un collegamento concreto tra ricerca scientifica, istituzioni e comunità locali», sottolinea il prorettore. In un’area di grande valore ambientale come quella dei Nebrodi, l’Ateneo può mettere le proprie competenze al servizio del territorio, contribuendo alla tutela della biodiversità, alla diffusione della cultura della sostenibilità e alla ricerca di soluzioni innovative per affrontare le sfide ambientali.
È qui che il sapere accademico è chiamato a compiere un passaggio ulteriore: dalla conoscenza all’azione. Studi, progetti e occasioni di confronto possono favorire il dialogo tra i diversi attori e aiutare, nelle parole dello stesso Germanà, a «trasformare la conoscenza scientifica in opportunità di crescita e sviluppo sostenibile».

Una funzione che riguarda anche la formazione delle nuove generazioni. Per il prorettore, infatti, occasioni interdisciplinari come quella di Sant’Agata consentono agli studenti di comprendere la complessità delle questioni ambientali e la necessità di affrontarle attraverso competenze differenti. «Occasioni come questa offrono ai giovani la possibilità di confrontarsi con studiosi, istituzioni e realtà del territorio, collegando la formazione accademica all’esperienza concreta».
L’Università, dunque, esce idealmente dalle proprie aule e incontra i luoghi nei quali la conoscenza è chiamata a misurarsi con esigenze e prospettive reali. Ma il movimento avviene anche nella direzione opposta: portare i Nebrodi dentro circuiti scientifici più ampi.
Germanà attribuisce, infatti, a iniziative di questo genere anche la «capacità di rafforzare la presenza dell’Università nel territorio messinese e, contemporaneamente, di valorizzare il patrimonio ambientale, culturale e sociale dei Nebrodi». Portare qui il confronto scientifico significa creare nuove opportunità di collaborazione tra mondo accademico, istituzioni e comunità locali, contribuendo a inserire il territorio «in reti di ricerca e confronto di respiro nazionale e internazionale».
Sant’Agata di Militello assume, in questa prospettiva, una posizione significativa: tra la costa tirrenica e l’entroterra nebroideo, può rappresentare un punto d’incontro tra patrimonio naturalistico e culturale, ricerca, istituzioni e comunità. Una visione alla quale si associa, nel comune sentire istituzionale che accompagna l’iniziativa, anche l’assessore comunale alla Cultura Salvatore Sanna, componente del Comitato scientifico del seminario.
Bertolino: «Dalla tutela come vincolo alla tutela come opportunità»

A questa prospettiva si affianca quella di Tancredi Bertolino, consigliere nazionale Sidri e componente del Comitato organizzatore, che individua uno dei nodi della green governance nel superamento di una concezione esclusivamente prescrittiva della protezione ambientale.
«Il punto focale è rappresentato dal concetto di tutela ambientale e, più nello specifico, dal passaggio “da vincolo a opportunità” – osserva Bertolino –. Le normative green non dovrebbero essere considerate soltanto come regole da rispettare, ma come una scelta consapevole per lo sviluppo futuro». Un cambio di prospettiva, culturale prima ancora che amministrativo, che il consigliere nazionale Sidri sintetizza nel passaggio dall’adempimento a una «volontaria necessità».
Altro punto centrale è il rapporto tra mondo della ricerca e Aree Interne. Per Bertolino occorre costruire relazioni stabili: da una parte, la ricerca è chiamata a individuare progettualità pratiche e innovative; dall’altra, le Aree Interne possono fornire questioni, bisogni e ambiti di studio sui quali concentrare analisi e progettazione. Un rapporto di reciproco scambio nel quale il territorio non sia soltanto destinatario della ricerca, ma possa diventarne esso stesso generatore.
Il 12 settembre il confronto al Castello Gallego

Il seminario prenderà avvio alle 8.30 e vedrà, tra gli altri, gli interventi istituzionali del sindaco Bruno Mancuso, del presidente del Parco dei Nebrodi Domenico Barbuzza, dello stesso Antonino Germanà, del presidente e del vicepresidente Sidri Antonio De Lucia e Claudio Costantino, del direttore del Dipartimento Scipog Alessandro Morelli e del coordinatore del Dottorato Scipog Giovanni Moschella. Dalle 11.45 è prevista la tavola rotonda “I Nebrodi tra parco e area interna”.
Tra gli interventi in programma si ricordano le relazioni delle professoresse Vittoria Calabrò, Antonietta Lupo ed Enza Pelleriti, dell’Università degli Studi di Messina. Ad arricchire ulteriormente il parterre accademico saranno i professori Jacopo Torrisi, dell’Università Kore di Enna, ed Enrico Lanza, dell’Università degli Studi di Catania.
Una rete interdisciplinare attorno ai Nebrodi
L’organizzazione scientifica dell’iniziativa è affidata a un Comitato scientifico interdisciplinare, nel quale convergono mondo accademico, istituzioni e territorio, affiancato da un Comitato organizzatore, composto in larga parte da giovani studiosi e dottori di ricerca.
Del Comitato scientifico fanno parte Antonio De Lucia, Claudio Costantino, Vincenzo Russo, Enrico Bocciolesi, Antonino Germanà, Antonietta Lupo, Carlo Colloca, Giuseppe Ciraulo, Enza Pelleriti, Daniela Novarese, Domenico Barbuzza, Sara La Rosa, Ignazio Digangi, Giuseppe Ferrarello, Bruno Mancuso, Salvatore Sanna e Luigi Di Cataldo.
Il Comitato organizzatore è composto da Giulia Giacobbe, Luigi Provini, Emanuele Fiore, Luisa Trovato, Agostino Zito, Roberta Casagrande, Tancredi Bertolino, Francesco Armone, Carmelo Moschella e Federico Jelo di Lentini.
Il seminario è rivolto a laureati magistrali, dottorandi, dottori di ricerca e ricercatori accademici interessati ai temi affrontati. Per partecipare è possibile registrarsi scrivendo all’indirizzo: seminario.sidri@gmail.com, indicando la propria affiliazione accademica.
Dalla teoria al territorio, tra flânerie e slow living
Alla conclusione dei lavori, il confronto proseguirà fuori dal Castello. Sono previsti un momento conviviale sul lungomare e una visita guidata al patrimonio storico-artistico della città. È proprio il caso di dire: «dal territorio discusso al territorio vissuto», in una flânerie che incontra la filosofia dello slow living: attraversare, osservare e conoscere i luoghi secondo un ritmo lento, tra paesaggio, memoria e identità.
È forse in questo passaggio dalla riflessione all’esperienza che si condensa il significato dell’appuntamento: fare dei Nebrodi non soltanto un patrimonio da proteggere, ma uno spazio nel quale ricerca, istituzioni e comunità possano costruire insieme nuove prospettive. Perché la green governance trovi concretezza, la conoscenza deve uscire dai propri confini, incontrare i territori e tornare a essi sotto forma di opportunità, progettualità e consapevolezza.
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