Grave incendio boschivo di 40 ettari: Denunciato il piromane di San Chirico
- Postato il 8 agosto 2026
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Grave incendio boschivo di 40 ettari: Denunciato il piromane di San Chirico
Grave incendio boschivo di 40 ettari: Incastrato il piromane di San Chirico. Denunciato 63enne: ha acceso il fuoco per bruciare un nido di vespe.
SAN CHIRICO (POTENZA)- Piromane incastrato nel Potentino. Un intervento investigativo rapido, meticoloso e risolutivo. I Carabinieri forestali hanno denunciato un 63enne di San Chirico Nuovo per aver appiccato un incendio boschivo in località Creta Rossa nella notte del 4 agosto scorso e proseguito fino al giorno successivo. I militari “a conclusione delle indagini tecniche, con il metodo delle evidenze fisiche, finalizzate alla individuazione del punto di origine dell’incendio e grazie alle testimonianze dirette di persone informate sui fatti hanno individuato il responsabile dell’accensione diretta del fuoco su di un fondo privato, che ha generato un incendio di vaste dimensioni che ha interessato seminativi e boschi limitrofi per un totale di circa 40 ettari, tra seminativi, uliveti e vegetazione, mettendo a rischio abitazioni, aziende agricole e i vicini boschi di San Chirico e Tricarico.
INDIVIDUATO IL PRESUNTO PIROMANE DELL’INCENDIO A SAN CHIRICO: LE TECNICHE INVESTIGATIVE E IL PLAUSO DEL SIM CARABINIERI
Le complesse operazioni di spegnimento e bonifica, che si sono protratte per l’intera giornata successiva all’innesco del rogo, si sono svolte parallelamente a un’immediata e coordinata attività d’indagine. I Carabinieri Forestali hanno applicato sul terreno il rigoroso “metodo delle evidenze fisiche” (Mef) – metodologia scientifica di analisi investigativa che consente di ripercorrere a ritroso la direzione di propagazione delle fiamme fino a isolare l’esatto punto di origine – incrociando i rilievi tecnici con le testimonianze dirette raccolte sul territorio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’incendio sarebbe partito da un fondo privato dove l’uomo avrebbe acceso volontariamente un fuoco per eliminare un nido di vespe.
Le fiamme, alimentate anche dalla presenza di alcuni copertoni di mezzi agricoli abbandonati nell’area, si sono rapidamente propagate, rendendo necessario un imponente intervento di spegnimento. Per domare il rogo sono stati necessari oltre quaranta lanci d’acqua degli elicotteri della Protezione civile regionale e di un velivolo del Dipartimento nazionale. Momenti di forte tensione si sono vissuti anche tra i residenti, che hanno cercato di mettere in salvo abitazioni e terreni agricoli minacciati dal fuoco.
COSA RISCHIA IL PRESUNTO PIROMANE DELL’INCENDIO A SAN CHIRICO
L’uomo dovrà ora rispondere di incendio boschivo doloso, reato per il quale la legge prevede pene fino a 10 anni di reclusione. Sull’esito delle indagini è intervenuta la Segreteria Regionale del Sim Carabinieri, esprimendo il più vivo compiacimento per la perizia dimostrata dai colleghi e sottolineando la centralità delle specialità dell’Arma: “Desideriamo rivolgere un plauso sincero e un sentito ringraziamento ai colleghi del Nucleo Carabinieri Forestale di Tolve per l’altissima professionalità, la sensibilità e l’acume tecnico dimostrati in questa delicata attività investigativa” – dichiara in una nota la Segreteria Sim Regionale Basilicata. “Questo brillante risultato mette in luce il valore inestimabile del Comparto di Specialità Forestale dell’Arma dei Carabinieri. La difesa del patrimonio naturale, la salvaguardia delle risorse agroambientali e la tutela della biodiversità rappresentano una missione strategica di fondamentale importanza, specialmente in una regione ricca di eccellenze paesaggistiche come la Basilicata.
L’IMPEGNO QUOTIDIANO DELLE ISTRUZIONI
L’impegno quotidiano e la scientificità degli interventi dei nostri Carabinieri Forestali costituiscono la garanzia più solida contro chi devasta il nostro territorio, riaffermando un presidio di legalità insostituibile a protezione dell’ambiente e delle future generazioni”. Non è la prima volta che l’area è interessata da un episodio simile. Tre anni fa un incendio sviluppatosi nella stessa zona distrusse anche un parco fotovoltaico.
Per questo il Comune torna a chiedere un potenziamento dei presìdi antincendio nell’area, evidenziando come la distanza da Potenza e la viabilità tortuosa rallentino l’arrivo dei mezzi di soccorso, rendendo auspicabile l’istituzione di un distaccamento operativo più vicino al territorio. La situazione degli incendi in Basilicata è critica a causa di diversi roghi di vaste proporzioni che hanno colpito il territorio regionale tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto 2026. I monitoraggi ambientali effettuati dalle associazioni del territorio evidenziano una forte pressione sul patrimonio boschivo della regione.
LE ZONE PIÙ COLPITE
Nel Parco della Murgia Materana un vastissimo incendio divampato nel pomeriggio del 29 luglio ha distrutto circa 450 ettari di vegetazione. Per contenere il fronte in un’area particolarmente impervia sono stati necessari tre Canadair, un elicottero e ben 113 lanci d’acqua totali prima di avviare le operazioni di bonifica. A Maratea, poi, nella notte tra il 26 e il 27 luglio, un grave rogo ha interessato la località costiera, rendendo necessaria l’evacuazione precauzionale di diverse abitazioni nella frazione di Marina. A seguito dell’accaduto la Regione Basilicata ha formalizzato la richiesta dello stato di emergenza. Infine la zona di via Aria Silvana a Potenza (ex contrada rurale situata nell’area sud-est, nei pressi del rione Bucaletto) è stata colpita da ben due incendi nel giro di una settimana alla fine di luglio scorso.
LEGAMBIENTE DENUNCIA
Nel 2025 sono stati 63 gli incendi in Basilicata, a fronte dei 47 dell’anno precedente, le fiamme hanno coinvolto più del doppio della superficie (4.612 ettari nel 2025 contro i 1.962 ettari del 2024). E’ il dato che viene fuori dal recente report di Legambiente “Italia in fumo 2026”. Per quanto riguarda il dato provinciale, Matera nel 2025 ha registrato una superficie bruciata di 2.570 ettari (12esimo posto nazionale) mentre il Potentino è stato colpito in 2.042 ettari (13esimo posto in Italia). Fino allo scorso 15 giugno i segnali, relativamente al 2026, sono maggiormente preoccupanti nel confronto con lo stesso periodo temporale sia nelle superfici percorse (da 14 a 25 ettari) che nel numero di eventi (da 2 a 5).
Il Quotidiano del Sud.
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