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Gli ultimi anni di Totò, il principe triste che ebbe tre funerali

  • Postato il 11 maggio 2026
  • Cultura
  • Di Agi.it
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Gli ultimi anni di Totò, il principe triste che ebbe tre funerali
Gli ultimi anni di Totò, il principe triste che ebbe tre funerali

AGI - C’era una volta un principe. Aveva tanti nomi, a partire da Antonio De Curtis, ma tutti lo conoscevano come Totò. Un principe dal blasone vero, ma anche un principe (o forse un re) della comicità. Prima in teatro e poi al cinema. Una marionetta, una maschera famosissima ma anche un personaggio schizofrenico, in cui il principe in privato conviveva con Totò, con il re della comicità, con la maschera che faceva ridere tutta Italia.

Questo dualismo, questa sofferta convivenza, l’ambizione del principe e il declino del ‘re’ sono raccontati in un volumetto intenso e commovente, a tratti addirittura doloroso, di Francesco Piccolo, ‘Cosa sono le nuvole. Gli ultimi anni di Totò’ (Ed. Einaudi, 110 pagg. – 16 euro) che esplora la complessa fase finale della vita e della carriera di Antonio De Curtis. In questo saggio biografico l'autore traccia un ritratto intimo del crepuscolo artistico del grande comico napoletano, mettendone in luce i rimpianti e la consacrazione intellettuale postuma. Piccolo scava nella profonda vulnerabilità dell’uomo che ambiva a essere riconosciuto per il suo valore artistico e che, ormai anziano, cieco e forse superato dalle nuove generazioni di comici (Sordi, Tognazzi, Chiari) ha ancora l’opportunità di dimostrare il suo valore quando viene chiamato dal più grande intellettuale italiano, poeta e regista, Pier Paolo Pasolini, a un ruolo da protagonista insieme all’esordiente Ninetto Davoli, di cui diventerà grande amico, quasi un padre, in ‘Uccellacci e uccellini’.

Un successo personale - menzione speciale a Cannes, Nastro d’Argento in Italia – che non fa che alimentare il rammarico di non aver scelto prima la strada del cinema d’autore. E con Pasolini il sodalizio si ripete anche nell’ultimo film di Totò, ‘Capriccio all’italiana’, un film a episodi diretto da Steno (‘Il mostro della domenica’, con Ugo Tognazzi) e appunto da Pasolini, con Totò e Ninetto Davoli, ’Che cosa sono le nuvole?’. E l'ultimo cortometraggio cinematografico girato dall’attore napoletano è eretto a testamento poetico di un genio capace di costruire la propria immortalità a sua insaputa.

La dolorosa frattura tra icona e uomo

Nel suo saggio Piccolo restituisce un'immagine volutamente malinconica e a tratti inquietante di Antonio De Curtis alias Totò in un testo agile e appassionato che indaga la dolorosa frattura tra l'icona venerata dal grande pubblico e l'uomo privato, costantemente afflitto dal timore di aver sprecato il proprio talento in pellicole snobbate dalla critica. Dalla narrazione emerge la figura di un artista stanco e ormai quasi cieco, che tuttavia ritrovava miracolosamente le forze e l'estro creativo al momento del ciak sul set.

L'Italia bigotta e la censura in tv

Tra aneddoti poco noti (come il pugno durante un incontro di pugilato che gli spostò la mascella "creando" la maschera di Totò), qualche licenza narrativa (le chiacchierate con l’autista Cafiero) e molta malinconia, Piccolo quasi en-passant racconta anche di un’Italia bigotta e retrograda in cui la Rai realizza ‘Tutto Totò’, uno speciale in dieci episodi (poi diventati nove perché uno viene censurato) degli sketch del grande comico ‘epurati’ per non offendere i politici, i benpensanti e addirittura i “parrucchieri di nome Attilio”. E così un’idea meravigliosa produce un risultato mediocre: le scene – alcune famosissime, come quella del vagone letto con Castellani – perdono mordente, vengono private di doppi sensi e risultano piatte e debolissime (Roberto Gervaso scrisse che “i censori hanno ridotto gli sketch a polpettoni scuciti e inanimati”).

I tre funerali del principe della risata

Ma è anche un’Italia in cui la famiglia 'tradizionale' è inviolabile e non accetta che un uomo conviva con una donna fuori dal matrimonio, per cui Franca Faldini, con Totò per quindici anni, non può assistere (in casa sua) alla benedizione della salma dell’attore, ucciso da un infarto, il 15 aprile 1967. Ed è proprio l’ultimo addio a Totò, con cui si chiude il libro di Piccolo, a sancire la grandezza dell’attore e chiarire quanto si sbagliasse pensando, negli ultimi anni di vita, di aver sprecato il suo talento in film che "non valgono nulla".

Per Totò, infatti, malgrado avesse pensato al proprio funerale come a qualcosa di modesto (“me ne vorrei andare alla chetichella”) per essere seppellito nella cappella fatta costruire nel 1951 al Cimitero del Pianto di Napoli, in realtà fu l’occasione di un bagno di folla incredibile, segno dell’amore degli italiani per quella maschera eccezionale. Ma non fu uno solo ‘bagno’, ce ne furono addirittura tre. Due il 17 aprile: a Roma con tutto il mondo del cinema, della cultura e le istituzioni; poi nel pomeriggio nella basilica del Carmine a Napoli con il ‘suo’ popolo. Ma ce ne fu anche uno, con la sola bara senza corpo, ovviamente, il 22 maggio al Rione Sanità dove era nato. E così il principe che voleva un funerale modesto ne ebbe addirittura tre.

 

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Autore
Agi.it

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