Giornata europea per le vittime del clima: in Europa 441mila morti (38mila solo in Italia)
- Postato il 15 luglio 2026
- Ambiente
- Di Il Fatto Quotidiano
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I cambiamenti climatici causano vittime sempre più numerose in Europa, con 441mila decessi documentati e l'Italia tra le nazioni maggiormente colpite con 38mila morti. Gli eventi meteorologici estremi minacciano circa 250 milioni di europei, di cui 35 milioni in condizioni di vulnerabilità critica. Globalmente, il fenomeno interessa 4,5 miliardi di persone, sottolineando l'urgenza di azioni preventive e adattative per proteggere le comunità più esposte.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Gli eventi meteorologici estremi in costante aumento mettono a rischio la vita di ben 4,5 miliardi di persone a livello globale (di cui 1,5 in situazioni di alta vulnerabilità) e di 250 milioni di persone in Europa (di cui 35 ad alto rischio) con l’Italia tra i paesi più colpiti. In occasione della Giornata europea per le vittime della crisi climatica globale, che si celebra il 15 luglio, fanno riflettere i nuovi dati svelati da un recente report di World Bank Group. In cima alla classifica dei 10 pericoli climatici sempre più frequenti in Europa, stilata dall’European Environment Agency, ci sono ondate di calore, alluvioni, siccità, seguite da piogge torrenziali, incendi, scarsità idrica, frane, tempeste, cicloni e valanghe. In Europa, secondo uno studio del Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea, pubblicato sulla rivista The Lancet Planetary Health, entro il 2100, circa 351 milioni di persone – quasi due terzi della popolazione europea – potrebbero essere esposte ogni anno a eventi meteorologici estremi. A contrassegnare questa fase, secondo una fotografia scattata dal recente rapporto dell’Eea, è l’aumento strutturale di eventi climatici estremi come le ondate di calore (che registrano aumenti significativi in 29 paesi) e le alluvioni (in aumento in 28 paesi), seguite dal moltiplicarsi dei casi di siccità, in aumento in 27 paesi. Lo studio evidenzia come l’aumento della frequenza e dell’intensità di queste calamità stia mettendo a dura prova la capacità delle istituzioni di prevenire e gestire in modo tempestivo le crisi, colpendo non solo gli ecosistemi, ma anche l’industria del turismo e la sicurezza stessa di cittadini e viaggiatori.
L’Italia tra i Paesi più colpiti: più di 38mila vittime
A crescere è anche la combinazione di più eventi meteorologici estremi: durante i mesi estivi, i prolungati periodi di siccità che si concludono con piogge torrenziali (in aumento in 26 paesi), cresceranno di circa il 35% sia per le proiezioni di metà sia di fine secolo, ipotizzando uno scenario di emissioni intermedie rispetto a oggi. Questo incremento balza al 97% per le siccità che si concludono con precipitazioni ancora più estreme (che si verificano circa una volta all’anno), un tasso di crescita superiore rispetto all’aumento di siccità e alluvioni presi singolarmente. Secondo le previsioni della World Meteorological Organization, gli incendi (al quinto posto nel rapporto Eea con un aumento significativo in 25 paesi) cresceranno del 14% entro il 2030, del 30% entro il 2050 e addirittura del 50% entro la fine del secolo. Secondo i dati dell’Eea, dal 1980 a oggi la Penisola ha registrato oltre 135 miliardi di euro di danni e più di 38mila vittime, confermandosi la seconda nazione più colpita del continente mentre le perdite economiche complessive a livello europeo ammontano a 822 miliardi di euro nel periodo 1980-2024 e 441mila vittime. E la gestione dell’emergenza climatica sta diventando una priorità operativa globale, tra interventi di prevenzione, protezione dei lavoratori e nuove forme di adattamento ai rischi climatici.
Se i turisti hanno paura. L’influenza della crisi climatica quando si viaggia
I pericoli sono divenuti il secondo criterio quando si pianifica un viaggio, tanto da influenzare anche i flussi turistici. Secondo un’indagine dell’European Travel Commission, la sicurezza, il clima e i costi stanno ridisegnando le scelte dei turisti nel 2026. Se da un lato il desiderio di viaggiare tocca il traguardo record dell’82% per i mesi estivi, dall’altro le tensioni geopolitiche e le condizioni meteorologiche estreme pesano sempre di più sulle decisioni. Non a caso la sicurezza si è consolidata come il criterio principale nella scelta della destinazione, indicata dal 22% dei viaggiatori, seguita proprio dalla ricerca di un clima piacevole e stabile (15%) e dalle offerte vantaggiose (14%). L’aumento delle temperature anomale e il timore di incappare in calamità naturali spingono dunque gli europei a valutare con estrema attenzione l’affidabilità della propria meta. ”Gli eventi estremi non sono più emergenze temporanee, ma una costante multi-rischio che dobbiamo imparare a fronteggiare: la velocità dell’allerta grazie a sistemi all’avanguardia può fare la differenza nella protezione delle persone”, spiega Massimiliano Palma, Ceo di Regola, azienda italiana attiva nella tecnologia per le sale operative. “L’adozione di sistemi di comunicazione capaci di allertare in tempo reale non solo i cittadini residenti, ma anche i turisti presenti temporaneamente sul territorio – aggiunge – diventa un requisito essenziale per salvare vite umane e tutelare l’economia dell’ospitalità”.
La mappa della sete in Italia
Ondate di caldo e siccità, poi, portano una serie di altri problemi. Proprio in queste ore Coldiretti ha elaborato una ‘mappa della sete’. “L’ondata di caldo eccezionale e la mancanza di precipitazioni stanno presentando un conto sempre più pesante all’agricoltura italiana, con il rischio di compromettere i raccolti estivi ed autunnali, con effetti anche sulla produzione di latte” sottolinea la confederazione, che fotografa una situazione “di crescente emergenza soprattutto nelle regioni del Centro-Nord”. Qui mais, soia, ortaggi, frutta, oliveti, vigneti e foraggi sono sottoposti a un forte stress idrico, mentre nelle stalle il caldo provoca un calo della produzione di latte fino al 20%. In alcune aree, si sottolinea, “il mais rischia addirittura l’azzeramento del raccolto, mentre per la soia si stimano perdite fino al 40%, per il foraggio tra il 20 e il 30% e per diverse produzioni orticole riduzioni delle rese fino al 20%. A tutto questo si aggiungono l’aumento dei costi per irrigazione ed energia e una crescente pressione sulle risorse idriche”.
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