Gioco di specchi a Odessa tra passato e attualità
- Postato il 7 maggio 2026
- Cultura
- Di Libero Quotidiano
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Gioco di specchi a Odessa tra passato e attualità
Ci sono i gialli, i grigi, i rossi, sul Mar Nero di Odessa del 1941. E c’è un capitano di cavalleria della Wehrmacht, con un braccio immobilizzato per una ferita di guerra, che viene inviato nella città cosmopolita strappata ai sovietici dai romeni alleati dei tedeschi per indagare sull’uccisione di un maggiore, magistrato dell’Ufficio crimini di guerra. Martin Bora è il personaggio creato dalla scrittrice italoamericana Ben Pastor che si muove da detective nelle lordure della storia cercando di tenere al di sopra del fango e del sangue l’etica dell’umanità. In Lo specchio del pellegrino (Sellerio, Palermo 2026, pp. 560, traduzione di Gigi Sanvito), nelle librerie questa settimana, Bora vorrebbe non poter accettare l’incarico di far luce sulla fine del giudice Josef Alt, freddato con un colpo di pistola Nagant in dotazione all’Nkvd stalinista, perché ne avverte l’alta carica di compromissione. Ma è un militare, e mentre l’istinto gli dice di scansare quel caso e la coscienza lo mette all’erta, risponde da militare, per di più aristocratico, «Zu Befehl»: agli ordini.
Viene quindi proiettato a Odessa dove i gialli, i romeni (dal colore delle divise), hanno messo di loro alla scia di sangue con una spietata rappresaglia per un attentato al loro comando; dove i grigi, i tedeschi e soprattutto le SS, adempiono con ferocia all’incarico delle esecuzioni di massa e delle deportazioni degli ebrei, con gli Einsatzgruppen; dove i rossi, i sovietici, hanno a loro volta compiuto stragi cercando di occultarne le tracce e operano sottotraccia. Quanto può valere in questo contesto, dove i morti si contano a migliaia e decine di migliaia, la sola vita del maggiore Alt?
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«Odessa è Odessa è Odessa», come si rincorre nelle pagine un modo di dire che ritiene inspiegabili i sui misteri, le sue sovrapposizioni, il suo istinto di sopravvivenza, anima di una città abituata a tutto e impegnata a non farsi sommergere. Come il capitano Bora, che tra i sommersi vede sfilarsi una dopo l’altro i testimoni sull’assassinio del magistrato dell’Ufficio crimini, non solo dagli indolenti vertici dell’esercito romeno, ma anche dalle SS che non gradiscono affatto il ficcanasare di un membro del controspionaggio (Abwehr).
Nell’Odessa che si riallaccia al vissuto familiare, con gli echi di un’epoca scomparsa o scolorita dal tempo come le facciate delle case una volta splendide e la carta da parati di un ex bordello dove ha preso alloggio, Martin Bora cerca di risolvere il caso, a caccia di prove che incastrino il colpevole, e anche le sue lacerazioni interiori, che affida a pagine di lettere con rievocazioni dell’infanzia. Il suo cammino è disseminato di false piste, che sfronda con la logica e con l’intuito, trovando un insperato aiuto nell’ebreo bolscevico, ladro di professione Sima “Volf” Soskin, e nell’enigmatico professor Yevgeny Shevalev, primario dell’istituto psichiatrico di Odessa, che gli lascia intravedere come su una scacchiera immaginaria le mosse da compiere.
Lo specchio del pellegrino diviene un gioco di specchi pericoloso e ingannevole, i fili del presente si riallacciano addirittura al 1918, durante l’occupazione austro-tedesca, e si dipanano dagli eccidi del passato (Holodomor, la carestia provocata scientificamente da Stalin per piegare gli ucraini) a quelli di ieri e di oggi (le eliminazioni di massa della polizia segreta del Cremlino e le stragi di ebrei da parte dei romeni e delle SS).
La penna di Ben Pastor, secondo la personalissima cifra stilistica apprezzata in tutto il mondo, descrive per immagini, con scenari di fondo e moti dell’anima, intrigando il lettore in un equilibrato mix tra storia e personaggi reali ed elementi di finzione e plot romanzesco. L’indagine di Martin Bora si muove lungo apparentemente disancorate sfaccettature, dapprima isolate, poi ricomposte dall’autrice in maniera incalzante in una completa visione d’insieme. Nessun tassello, neppure quello che appare casuale, rimane fuori posto, lì sul Mar Nero. Il finale rivelatorio è tutto da scoprire. Un giallo intenso, dalle ombre grigie e dai riflessi rossi come il sangue.
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