Frosinone vivaio azzurro, Alvini è il Sacchi del millennio: lo shampoo per la tattica, Sarri alla tesi e il ritorno agli anni 70
- Postato il 23 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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C’era una volta in Nazionale il blocco Juve, più di recente c’è stato quello targato Inter ma con tanti stranieri nei club è sempre più difficile, per non dire impossibile, puntare sullo zoccolo duro di una squadra per trapiantarlo in azzurro. Chi c’è riuscito è Silvio Baldini, andate a spulciare i convocati della sua Under 21. Ci troverete 5 giocatori del Frosinone, la vera rivelazione di questo campionato finora: dal portiere dei miracoli Lorenzo Palmisani, al difensore Gabriele Calvani, dal centrocampista Matteo Cichella agli attaccanti Seydou Fini e Antonio Raimondo. La favola bella dei ciociari è diventata il vivaio dell’Italia. E gran parte del merito è del sui tecnico Massimiliano Alvini, il Sacchi del nuovo millennio.
Toscana terra di allenatori
C’è un anello di congiunzione che unisce due allenatori: Spalletti e appunto Alvini. Nati tra Certaldo e Fucecchio, poco meno di 50 chilometri di strada. Entrambi hanno allenato l’Empolese (come pure il meno noto Indiani). Toscani come Sarri e Mazzarri, come Ulivieri, come Allegri e Lippi. Che siano di scoglio o di sabbia i toscani delle panchine hanno sempre dimostrato di avere un quid in più e Alvini non fa eccezione.
“Il sabato mattina, dopo la rifinitura, entrava nello spogliatoio e mentre facevamo la doccia utilizzava le bottiglie di shampoo e bagnoschiuma per spiegarci come avrebbero giocato i nostri avversari il giorno successivo”. E’ il racconto di uno dei suoi ex allievi, quando Alvini allenava i dilettanti. Come Sacchi o come Sarri non ha una carriera importante da calciatore. Nato a Fucecchio il 20 aprile 1970, ha giocato soltanto nei dilettanti, tra Firenze Ovest e Signa.
La carriera di Alvini
Se Sacchi è partito dalla Primavera col Cesena e dalle giovanili della Fiorentina prima del boom a Parma, Alvini ha fatto un viaggio ancor più tortuoso. “Il mio è un percorso lunghissimo, iniziato nel 1995 con la squadra del mio bar, a Fucecchio. La squadra si chiama ancora oggi “Amatori Calcio Ferruzza”, ha scritto lui sul suo profilo linkedin. In questi 31 anni, 881 panchine ufficiali, il corso di Coverciano con una tesina che già dice tanto (“Dal modello di gioco alla preparazione della partita: affrontare il Napoli di Maurizio Sarri”) e tutta, proprio tutta la trafila perchè Alvini può vantarsi di aver allenato in praticamente tutte le categorie del calcio italiano, compresi gli Amatori.
Una bella soddisfazione per chi, come lui, all’inizio della carriera per guadagnare lavorava anche nel settore delle calzature insieme al fratello. Il primo boom al Tuttocuoio, una piccolissima realtà con sede a Ponte a Egola che lui ha portato a giocare tra i professionisti ma gli intoppi non sono mancati. E’ stato coraggioso il Frosinone ad affidarsi a lui nella scorsa stagione. Il curriculum recente di Alvini recitava che nelle ultime 64 gare in panchina, spese tra Cremonese (18 gare in serie A, 0 vittorie), Spezia (13 gare in serie B, 1 vittoria, esonerato) e Cosenza (28 gare in serie B, 5 vittorie totali, esonerato, tornato in sella a furor di popolo ma retrocesso) per Alvini si contavano appena 6 vittorie totali. Che salivano a 10 se si andavano a considerare le 2 di Coppa Italia vinte con i grigiorossi e le 2 di Coppa Italia vinte con lo Spezia.
La rivelazione del campionato
Alvini, da sempre amante del calcio olandese degli anni 70, però ha trovato l’Eden in Ciociaria. Quella dell’anno scorso è stata una cavalcata sensazionale, un campionato di B dominato in lungo e in largo con un calcio credibile e riconoscibile, fatto di aggressione e verticalità. Difesa alta, pressing e ripartenze improvvise. E l’avvio di stagione in A è stato folgorante: dopo aver perso con la Juve, facendola però soffrire non poco, il Frosinone non ha più perso: 3-0 sul campo della Fiorentina, 3-2 in casa contro il Venezia, 1-1 a Genova e infine 2-0 sul Como. Il bilancio dopo cinque giornate è di tre vittorie, un pareggio, una sconfitta, nove gol segnati e quattro subiti. I 10 punti rappresentano la migliore partenza del Frosinone in Serie A.
Chi ha visto la partita col Como è rimasto a bocca aperta: i lariani non hanno affatto giocato male, hanno sfiorato il gol almeno 5-6 volte bloccati da un Palmisani in giornata di grazia, ma le folate di Kvernadze, i colpi di Calò, i movimenti di Raimondo sono rimasti negli occhi di tutti: il Frosinone non è un bluff e difficilmente sarà una meteora. Ora se li gode Baldini ma Mancini ha già fatto un nodo al fazzoletto.