Fondmetal, l’eccellenza italiana torna in F1: da Williams e Minardi all’Aston Martin
- Postato il 24 settembre 2026
- Formula 1
- Di Virgilio.it
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C’è una F1 che tutti guardano e dove protagonisti sono i piloti, i sorpassi, le pole position e i trofei. E poi ce n’è un’altra, più silenziosa, fatta di materiali, ricerche, calcoli, millimetri e componenti che devono funzionare senza chiedere applausi. È dentro questa seconda F1 che, nel 2026, è tornata a correre una storia tutta italiana, quella della Fondmetal di Palosco, azienda operante nel cuore della provincia di Bergamo.
La Fondametal quest’anno è tornata nel Circus come fornitore delle ruote forgiate dell’Aston Martin AMR26. Dopo 26 anni lontano dalla griglia, il marchio bergamasco ha ritrovato la F1 e lo ha fatto in un modo quasi simbolico: portando una monoposto verde proprio dentro la propria casa.
Lo scorso 17 settembre, nella sede di Palosco, l’Aston Martin è diventata per un giorno un’ospite speciale. Attorno alla AMR26 c’erano il presidente e CEO Stefano Rumi, la vicepresidente Alessandra Rumi, l’Engineering Director di Aston Martin Luca Furbatto e il Chief Technical Officer della Divisione Ruote Forgiate James Smith. Una celebrazione ma soprattutto il segnale che un pezzo della storia italiana della F1 è tornato a casa.
Tutto inizia da una ruota
Per capire perché questo ritorno sia curioso e importante bisogna tornare molto indietro. Anno 1983, Fondmetal presenta una ruota monoblocco in magnesio sviluppata appositamente per la F1. Dopo le prime avventure con team Osella, a tre anni dalla nascita arriva la Williams. Nel 1986, 1987 e 1992, il marchio bergamasco è associato a tre titoli mondiali conquistati dalla scuderia britannica. Poi arrivano Ligier, Zakspeed e altre collaborazioni. In tutte, Fondmetal non si accontenta di essere un nome scritto su un componente.
Nel 1991 Gabriele Rumi rileva la squadra che diventa Fondmetal F1 e porta il centro operativo proprio a Palosco. Per due stagioni il marchio bergamasco è quindi anche costruttore. Una piccola squadra italiana dentro il campionato più difficile del mondo, in un’epoca in cui il paddock era ancora pieno di officine, idee folli e imprese nate quasi a bordo pista. Il viaggio prosegue poi con Minardi. Nel 1997 Gabriele Rumi diventa presidente e team manager della scuderia faentina. Nel 1999 e nel 2000 Fondmetal Technologies sviluppa anche il motore V10 utilizzato dalle monoposto Minardi. Poi, nel 2000, cala il sipario. O almeno sembrava fino al 2026, 26 anni dopo.
Il dettaglio Fernando Alonso
Nel 2000, ultimo anno di attività di Fondmetal in F1, un giovanissimo pilota spagnolo era già nel paddock con la Minardi, stiamo parlando di Fernando Alonso. Ventisei anni dopo lo stesso pilota si ritrova davanti una F1 equipaggiata proprio con ruote Fondmetal, questa volta sulla Aston Martin. Un piccolo cortocircuito temporale, allora c’era un ragazzo che cercava di realizzare il suo sogno e di conquistare un posto nel Circus. Oggi c’è un campione del mondo, veterano assoluto, dentro una delle nuove sfide tecniche della F1.
Il ritorno
Fondmetal è tornata, non è nostalgia: è tecnologia. La parte più interessante, però, è che il ritorno non nasce dalla nostalgia ma nasce proprio dal regolamento. Con il 2026 la F1 è entrata in una nuova era tecnica e le ruote sono tornate a rappresentare un terreno nel quale i team possono sviluppare soluzioni proprie. Fondmetal aveva iniziato a valutare il ritorno già negli anni precedenti e ha scelto di cogliere l’opportunità offerta dal nuovo quadro regolamentare. La ruota di una F1 moderna, infatti, è molto più di un semplice cerchio. È una massa non sospesa, quindi peso e rigidità diventano fondamentali. Deve sopportare carichi enormi, dialogare con pneumatico e impianto frenante, contribuire alla gestione termica e inserirsi nel delicatissimo equilibrio aerodinamico della monoposto.
Il progetto Fondmetal per Aston Martin ha richiesto circa 14 mesi di lavoro. Dal team sono arrivati gli obiettivi tecnici, mentre gli ingegneri bergamaschi hanno sviluppato diverse soluzioni fino ad arrivare al prodotto definitivo, sottoposto poi al processo di omologazione FIA. E c’è un dettaglio che dice molto della F1 moderna: non basta essere leggeri, bisogna essere leggeri, rigidi, resistenti e capaci di lavorare dentro un sistema nel quale ogni componente condiziona gli altri. La sfida è trovare l’equilibrio perfetto.
Dentro quei cerchi c’è anche un pezzo di strada
Il lato più interessante per chi guarda alla F1 con gli occhi dei più giovani vede il motorsport non soltanto un laboratorio lontano dalla vita quotidiana. La tecnologia sviluppata in pista può diventare un ponte verso la produzione stradale. Fondmetal ha spiegato che il know-how sviluppato per la F1 viene trasferito anche sui prodotti ad alte prestazioni destinati alle automobili stradali. Le metodologie di progettazione e parte delle tecnologie sono comuni, anche se cambiano materiali, requisiti di durata e processi produttivi.
È la vecchia idea del “race to road”, ma con una faccia molto contemporanea. Quello che oggi viene studiato per risparmiare qualche grammo o aumentare la rigidità di una ruota da F1 può diventare domani una soluzione per una vettura stradale ad alte prestazioni. E tutto questo parte da Palosco.
Il cerchio si chiude
C’è qualcosa di particolarmente affascinante nel modo in cui Fondmetal è tornata in F1. Non come una squadra che vuole semplicemente ricostruire il passato, non con una maglia nostalgica, e non per ricordare ciò che è stato. E’ tornata con una competenza precisa, con una tecnologia, con un prodotto che deve superare test severissimi e funzionare al limite, soprattutto è tornata accanto ad Aston Martin, una squadra che nel 2026 affronta una delle più grandi trasformazioni della propria storia, con Honda come nuovo motorista e Adrian Newey impegnato nella progettazione della nuova generazione di monoposto.
Il 17 settembre, quando la AMR26 è comparsa nella sede di Palosco, il passato e il presente si sono trovati nello stesso posto. La monoposto di oggi davanti alle persone che ricordano quella di ieri. La F1 che una volta aveva costruito Fondmetal, oggi chiede di essere ancora una volta all’altezza. E forse è proprio questa la parte più bella della storia: a volte per tornare al futuro bisogna prima avere il coraggio di ricordarsi da dove si è partiti.
A Palosco il cerchio, dopo 26 anni, si è chiuso ma in F1, quando un cerchio torna a girare, di solito significa che la corsa è appena ricominciata. Mentre la F1 corre sempre più verso il futuro, nel bergamasco ingegneri, meccanici e piloti, hanno semplicemente rimesso le ruote in pista pronte a dimostrare tutta l’eccellenza italiana.