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Ferrari, ennesimo errore dal muretto: l’ironia di Hamilton e la rassegnazione di Leclerc

  • Postato il 5 ottobre 2026
  • Formula 1
  • Di Virgilio.it
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In sintesi

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Ferrari, ennesimo errore dal muretto: l’ironia di Hamilton e la rassegnazione di Leclerc

Un ennesimo suicidio tattico al muretto trasforma una ghiotta occasione per la Ferrari nel consueto trionfo dell’assurdo. Mentre Vasseur si trincera dietro alibi ministeriali e Leclerc sprofonda nella rassegnazione, un gelido Hamilton certifica la vocazione autolesionista della squadra. A Maranello, orfana di un vero leader, il banco salta sempre a spese dei piloti.

Vasseur: negare, negare, negare

«È troppo facile sentenziare sulla scelta delle gomme lisce a gara conclusa», borbotta Monsieur Vasseur. Questo considerando che la strategia sarebbe stata ottima solo sotto il solleone africano. Una linea difensiva che sfoggia la stanca e inesorabile prevedibilità del travet ministeriale pizzicato a sonnecchiare sulla scrivania. Pretendere da lui un’ammissione di colpa, un catartico e liberatorio mea culpa per aver preso una cantonata di proporzioni omeriche, rasenta francamente l’utopia.

L’umiltà, si sa, esige la cognizione dei propri limiti: virtù che al civico 4 di Via Abetone Inferiore pare non essere più compresa nella dotazione di serie da un pezzo. Poco male, verrebbe da dire. Si sbaglia, si fa spallucce con un oh là là di prammatica, e si tira a campare. Si getta alle ortiche la solida opportunità di vincere un Gran Premio, o perlomeno di incrociare le armi senza sembrare tacchini euforici il giorno del ringraziamento.

Un copione, a ben guardare, che a Maranello va in scena con la monotonia di un orologio a pendolo da ormai tre lustri abbondanti. Ma il vero dramma è un altro: per vincere i campionati del mondo, possedere una buona auto è utile quanto uno smoking addosso a un cinghiale se al muretto dei box manca anche solo l’ombra di un leader. Un’organizzazione capace, banalmente, di far quadrare i conti.

E allora ci si consola con la “grande rimonta”, col brodino caldo del podio, con gli scatti di rito e i sorrisi di circostanza. Sempre e solo tutto questo. È la rassegnata assuefazione a una mediocrità dorata, un lento declino di cui quel povero cristo di Charles Leclerc – talento condannato al perenne martirio – resta la più tragica e vivente conferma. Per lui c’è sempre una dose adeguata di sofferenza.

Leclerc si arrende in perfetto stile Ferrari

“Quello che poteva andare male nella prima parte di gara lo ha fatto, mentre tutto ciò di buono che poteva capitare nella seconda è arrivato“. Il resoconto del monegasco ha una lucidità clinica. Al disastro totale delle battute iniziali fa da perfetto contrappeso un recupero ineccepibile. Onore al merito per la squadra capace di raddrizzare la barca. Questo va riconosciuto su tutta quanta la linea.

Ma la vera doccia fredda arriva in coda. “Oggi non si poteva fare meglio di terzi e quarti, e non sarebbe stato possibile nemmeno in una gara normale, probabilmente”. Una frase che suona come una campana a morto per lo spirito indomito di chi, per natura, è sempre l’ultimo ad alzare bandiera bianca. Una ritirata psicologica che stona in modo fastidiosopensando a le sue gesta vestito di rosso.

Il Gran Premio del Bahrain, sul tracciato di Sepang in Malesia, era il palcoscenico ideale per un trionfo inatteso. Con una Mercedes lontana dal suo “prime”, una partenza con le gomme corrette avrebbe scavato un solco incolmabile. Il passo della SF-26 era ottimo, superiore alle frecce d’argento. Sulla strada per la gloria restava un solo vero ostacolo di nome Max. Sfidarlo era l’obiettivo, al di la del risultato finale.

Hamilton sapeva che la lotta al vertice era possible

L’altra faccia della medaglia porta i tratti di Lewis Hamilton. “Esperienza dolorosa”. Le sue parole pesano come pietre. L’inglese sapeva benissimo che sulla roulette di Sepang c’era il suo numero. Poteva uscire. Ci avrebbe messo il proverbiale talento, se solo non fosse calata la mannaia di una strategia scellerata al momento del via. Una condanna del tutto gratuita. Un calvario auto inflitto e non godereccio.

Intendiamoci, le colpe si dividono. Sotto il regime di bandiera rossa, con l’asfalto visibilmente fradicio, l’inglese si è lasciato abbindolare dai sofismi del team su un rapido asciugamento. Un’illusione durata lo spazio di mezzo giro di ricognizione. “Ci vorranno almeno 10 giri per far sì che la pista si asciughi“. Profezia millimetrica, per un rammarico totale, quando oramai nulla poteva cambiare le cose.

Ma a differenza del compagno di scuderia, però, il pilota britannico e sette volte campione del mondo rifugge la maschera del fatalista rassegnato. Preferisce di gran lunga calare il sipario con una stoccata goliardica, la sintesi più spietata e perfetta per immortalare la vocazione all’azzardo insensato del suo muretto. «Credo proprio che non andrò mai al casinò con quei ragazzi…».

Autore
Virgilio.it

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