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I suoi ideatori l'hanno chiamato Argus, come il gigante dai cento occhi della mitologia greca: questo robot, di occhi, ne ha "solo" 20 – 20 videocamere posizionate sulla punta di altrettanti arti telescopici. A prima vista sembra una gigantesca riproduzione in 3D di un virus, ma in realtà Argus è un robot sviluppato da un team di ricerca della Duke University e pensato per potersi muovere in tutte le direzioni senza difficoltà.. Il concetto di isotropia dinamica
Gli ideatori di Argus sono partiti dall'idea che un robot non debba per forza imitare umani o animali per essere agile (pensiamo a Spot o Atlas della Boston Dynamics), e si sono chiesti piuttosto quale fosse la forma più efficiente per muoversi con la stessa facilità in qualsiasi direzione, un concetto battezzato isotropia dinamica.. La strana forma di Argus nasce proprio dalla necessità di creare un robot che si avvicinasse il più possibile all'ideale di "omnidirezionalità". Per progettarlo il team ha simulato 1.500 diversi design: il prototipo vincente è stato quello di un robot con un corpo centrale a dodecaedro dal quale si dipanano 20 arti telescopici sormontati da altrettante videocamere.. I risultati dei test sui terreni difficili
Nei test questo insolito design si è dimostrato sorprendentemente efficace: Argus è riuscito a muoversi su cemento, erba, vegetazione fitta, sabbia e superfici bagnate e scivolose, superando ostacoli alti fino a circa 13 centimetri. Il robot ha inoltre continuato a funzionare anche dopo la disattivazione di uno, due o tre dei suoi arti, e ha mantenuto quasi tutta la propria velocità anche trasportando un carico laterale di circa 4,5 chili.. I limiti tecnici e il futuro del progetto
Nonostante i risultati promettenti, Argus non è ancora pronto per andare sulla Luna o essere d'aiuto in caso di emergenze. Nei test reali di tracciamento e manipolazione di oggetti le prestazioni sono crollate rispetto alle simulazioni, soprattutto a causa del surriscaldamento delle videocamere di profondità, che durante prove ripetute tendevano anche a desincronizzarsi.. A questo si aggiunge un problema più generale: più arti significa più peso, maggiore complessità di controllo e un numero più alto di componenti soggetti a guasti. Gli stessi ricercatori riconoscono questi problemi, sottolineando che l'obiettivo non è proporre Argus come modello universale per i robot del futuro, quanto piuttosto introdurre un nuovo criterio di progettazione..
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