Disabilità grave, fondi per la non autosufficienza ancora bloccati: scatta l’allarme caregiver
- Postato il 22 aprile 2026
- Diritti
- Di Il Fatto Quotidiano
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Le risorse del Piano nazionale Non Autosufficienza (PNA) 2025-2027 destinate alle persone con grave disabilità fino ai 70 anni non sono state ancora erogate alle Regioni pur essendoci stata l’approvazione, come accade per questa materia, da parte della Conferenza Stato-Regioni il 18 marzo. La situazione in stand by sta provocando forti preoccupazioni da parte delle famiglie interessate e associazioni coinvolte. La Rete Caregiver e Disabilità Italia ha inoltrato sette esposti ad altrettante Corti dei Conti regionali (Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana e Veneto) oltre alla Corte dei Conti centrale, per chiedere una verifica del corretto utilizzo delle amministrazioni regionali di tutte le risorse disponibili per l’inclusione e l’assistenza delle persone disabili. I giudici contabili hanno aperto tre fascicoli (Liguria, Lombardia e Corte dei Conti centrale).
“Disagi e criticità si stanno manifestando sui territori, ad esempio in Lombardia, dove non vengono accettate dall’ottobre dello scorso anno le nuove richieste di accesso alle misure previste dal Piano, non garantendo così a tutti gli aventi diritto e con gli stessi requisiti servizi essenziali tra cui l’assistenza domiciliare, il supporto alla vita indipendente e iniziative per favorire l’inclusione sociale”, denuncia a ilfattoquotidiano.it Raffaella Polverino, madre caregiver e referente Lombardia della Rete Caregiver. Va detto che il Pirellone ha prorogato con una delibera approvata a fine marzo l’erogazione fino al 30 giugno, con proprie risorse, dei fondi dedicati alle misure B1 e B2, rispettivamente per le disabilità gravissime e gravi, “continuando però ad escludere tutte le nuove richieste di persone aventi diritto e lasciandole da mesi senza servizi”, sottolinea Polverino. Questo atto “garantisce continuità amministrativa a chi è già nel sistema ma lascia fuori chi nel sistema deve entrarci, senza tempi certi e senza tutele effettive”, continua, “una scelta che solleva interrogativi non solo politici, ma anche giuridici e contabili”. “Stiamo parlando di uomini e donne con bisogni di sostegno molto elevati che restano privi di interventi essenziali per la vita quotidiana”, dichiara Alessandro Manfredi, presidente di LEDHA-. “Anche un’immediata approvazione del PNA non permetterà di risolvere celermente queste situazioni”. LEDHA, Fand Lombardia, Anffas Lombardia e Uildm Lombardia insieme al Forum Terzo Settore Lombardia hanno chiesto al Pirellone di “adottare un provvedimento d’urgenza“, per permettere “la riapertura delle domande per l’accesso alla Misura B1 e l’avvio dei percorsi valutativi necessari all’erogazione dei sostegni”.
Ma come mai questo ritardo nell’erogare i fondi? Lo spiega al Fatto.it Marco Macrì, portavoce nazionale della Rete Caregiver e Disabilità Italia oltre ad essere un vigile del fuoco a Genova e padre di un bambino con disabilità, dicendo che si tratta di “soldi stanziati dal governo centrale e poi ripartiti alle singole Regioni, risorse che arrivano dall’Unione Europea ma al momento non sono ancora pervenute e l’Italia non le sta anticipando di tasca propria, provocando colpevolmente l’ennesimo ulteriore disagio sulla pelle delle persone con gravi disabilità e le loro famiglie”. I prossimi tagli al welfare europeo riguardano direttamente migliaia di persone che vivono condizioni di fragilità. Secondo quanto scrive Europa Today il Fondo sociale europeo plus 2021-2027 costituito da 96 miliardi subirebbe una sforbiciata significativa e l’Italia scenderebbe dagli attuali 15 miliardi di euro ai soli 5,7 miliardi allocando meno risorse strutturali per le politiche di welfare e offrendo maggiori discrezionalità ai singoli Stati su come erogare finanziamenti via via più ridotti. Risultato è che diminuiscono anche i fondi dedicati ai servizi e all’assistenza per le persone disabili. “Quando si riducono le risorse vincolate al sociale il rischio concreto è che a pagare siano le fasce più fragili”, attacca Macrì, “qui non si parla di numeri astratti ma di assistenza domiciliare, inclusione e servizi essenziali: tagliare su questi capitoli significa scaricare ancora di più sulle famiglie il peso del welfare”.
Il PNA 2025-27 è costituito da circa 3 miliardi di euro, così suddivisi: 982 milioni per il 2025, 934 milioni per il 2026 oltre un miliardo per il 2027. “La normativa nazionale non lascia margini interpretativi sul diritto all’assistenza delle persone non autosufficienti”, sottolinea Macrì. “La giurisprudenza amministrativa è chiara”, aggiunge, “il Consiglio di Stato (sentenza n. 1607/2021) ha ribadito che le prestazioni rivolte alla disabilità grave costituiscono diritti soggettivi perfetti quando collegati a bisogni accertati, mentre diverse pronunce dei TAR — tra cui TAR Lombardia, sez. Milano, n. 1481/2022 — hanno evidenziato come vincoli di bilancio o ritardi programmatori non possano tradursi nella compressione dei diritti assistenziali fondamentali”. “Per queste ragioni”, conclude Polverino, “abbiamo presentato anche in Lombardia un esposto alla Corte dei Conti locale, affinché venga valutato se il blocco dei nuovi accessi e la conseguente mancata erogazione tempestiva delle misure possano configurare un possibile danno erariale indiretto: ritardare l’assistenza domiciliare spesso significa infatti aumentare ricoveri ospedalieri, istituzionalizzazioni e costi sanitari ben superiori per la collettività. Il punto è semplice: prorogare senza includere equivale a congelare diritti”.
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