Digitalizzazione della giustizia, Policastro a Capri: «La magistratura deve governare il cambiamento»
- Postato il 4 ottobre 2026
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Digitalizzazione della giustizia, Policastro a Capri: «La magistratura deve governare il cambiamento»
Il Procuratore Generale di Napoli Aldo Policastro al convegno nazionale sulla digitalizzazione della giustizia di Capri: «L’intelligenza artificiale può assistere il magistrato, ma la decisione deve restare umana». Allarme sui rischi di sorveglianza diffusa e sull’uso dei sistemi biometrici.
CAPRI (NAPOLI) – La tecnologia corre. La giustizia non può limitarsi a inseguirla. Deve governarla, fissarne i limiti e soprattutto impedire che l’innovazione finisca per erodere le garanzie sulle quali si fonda lo Stato di diritto. È questo il messaggio lanciato dal Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro, intervenuto alla Certosa di San Giacomo di Capri al Convegno nazionale sulla digitalizzazione della giustizia.
Digitalizzazione della giustizia, il procuratore Aldo Policastro a Capri: «La magistratura deve governare il cambiamento»
«La magistratura è chiamata a governare il cambiamento, non a subirlo», ha affermato Policastro, indicando nell’intelligenza artificiale una delle trasformazioni più profonde e delicate che il sistema giudiziario si trova oggi ad affrontare. Una rivoluzione che può rendere le indagini più rapide ed efficaci, ma che porta con sé interrogativi altrettanto rilevanti: chi controlla gli algoritmi? Quali sono i limiti nell’utilizzo dei dati? E, soprattutto, fino a che punto è possibile affidarsi a strumenti automatizzati quando in gioco ci sono la libertà e i diritti delle persone?
Nel suo intervento, il Procuratore generale ha richiamato l’entrata in vigore, il 30 settembre, del decreto legislativo n. 160 del 2026, che ha dato attuazione nell’ordinamento italiano alla disciplina europea sull’intelligenza artificiale, prevedendone l’impiego anche nelle attività di polizia e nelle indagini preliminari. La nuova disciplina ammette, in casi rigorosamente delimitati, l’utilizzo di sistemi di identificazione e riconoscimento biometrico assistiti dall’intelligenza artificiale, sottoponendoli a un sistema di autorizzazioni e controlli che coinvolge pubblico ministero e giudice. Sono strumenti che possono rappresentare una svolta sul piano investigativo. Ma proprio la loro potenza impone cautela. La capacità di identificare, incrociare e analizzare quantità enormi di dati può diventare una risorsa per la sicurezza oppure trasformarsi, se priva di limiti, in uno strumento di sorveglianza pervasiva.
È questo il confine sul quale, secondo Policastro, la magistratura è chiamata a esercitare la massima vigilanza. «L’efficienza non può mai tradursi in una compressione delle libertà individuali», ha sottolineato, richiamando la necessità di accompagnare lo sviluppo tecnologico con «adeguati controlli democratici, trasparenza degli algoritmi e piena tutela della persona».
Quale responsabilità ricade sui magistrati?
Non è sufficiente che un sistema sia tecnologicamente avanzato. Deve essere anche legittimo, proporzionato, controllabile e compatibile con i diritti fondamentali. Da qui la responsabilità che ricade sui magistrati, chiamati a confrontarsi con strumenti destinati a entrare sempre più profondamente nelle attività investigative e giudiziarie. «L’attenzione di pubblici ministeri e giudici deve essere massima», ha ribadito Policastro.
Perché il punto decisivo non è stabilire se l’intelligenza artificiale entrerà nella giustizia. È già entrata. La vera questione è stabilire quale ruolo dovrà avere e, soprattutto, chi conserverà la responsabilità delle decisioni. La risposta del Procuratore generale è netta: la tecnologia può supportare il magistrato, ma non può assumere il posto della sua coscienza e della sua responsabilità. «Ogni decisione che incide sulla libertà, sui diritti e sulla dignità della persona deve restare affidata alla responsabilità dell’essere umano», ha concluso Policastro.
Una linea di principio che diventa anche un argine: l’algoritmo può suggerire, analizzare, individuare. «L’intelligenza artificiale può assistere il magistrato; non può sostituirne il giudizio». Una posizione che riassume la sfida della giustizia nell’era digitale: utilizzare la tecnologia senza consegnarle il potere di decidere sulle persone. Governare l’innovazione, dunque, significa anche stabilire limiti invalicabili, garantire trasparenza e mantenere salda la responsabilità umana nel cuore della funzione giudiziaria.
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Digitalizzazione della giustizia, Policastro a Capri: «La magistratura deve governare il cambiamento»