Diga da 67 milioni di metri cubi e parco eolico nello stesso punto: il paradosso dell’offshore al contrario della Capitanata
- Postato il 6 giugno 2026
- Ambiente
- Di Il Fatto Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 5 min di lettura
Sembra uno scherzo. Ma è tutto vero. La realizzazione della diga di Palazzo d’Ascoli, ad Ascoli Satriano, nel Foggiano, con 67 milioni di metri cubi stimati per almeno 30mila ettari irrigati, è messa a repentaglio da tre pale di un parco eolico approvato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Nessuno, nel corso dell’iter, si è accorto dell’interferenza. Dopo oltre un quarantennio di attesa per la diga, ora c’è il problema del parco eolico. “La vicenda degli impianti eolici nel luogo destinato alla costruzione della diga di Palazzo d’Ascoli ha davvero dell’assurdo”, ha dichiarato durante la Commissione Agricoltura, Attività produttive e Turismo il consigliere regionale della lista Per la Puglia Antonio Tutolo. “Sarebbe il primo caso di ‘offshore al contrario’: prima le pale, poi l’acqua. È inaccettabile. Le esigenze del territorio vengono prima degli interessi privati. Quelle torri vanno spostate”.
Durante l’audizione, l’assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio e i dirigenti della Sezione Transizione energetica hanno spiegato che, si legge in una nota dell’Agenzia di stampa regionale, “nel corso dell’iter autorizzativo del parco eolico di San Potito non era stata rilevata l’interferenza con il progetto della diga”. Aggiungendo che “l’autorizzazione ambientale ministeriale ha reso la procedura ‘dovuta’, mentre per gli impianti ancora in fase istruttoria sarà possibile far valere il conflitto con l’opera pubblica”. Ma una soluzione va trovata. “Apriremo un dialogo con gli sviluppatori del progetto eolico per verificare la possibilità di trovare una diversa posizione ai tre aerogeneratori che si trovano in corrispondenza della diga”, spiega a ilFattoquotidiano.it l’assessore Di Sciascio.
Lo sbarramento sul torrente Carapellotto in località Palazzo d’Ascoli, in agro di Ascoli Satriano, è un’opera strategica per il territorio della Capitanata e per il sistema agricolo del Foggiano. Indubitabilmente. Con una capacità utile di 67 milioni di metri cubi, dei quali 40 destinati agli usi agricoli e la restante parte agli utilizzi industriali, secondo il Consorzio per la Bonifica della Capitanata. L’opera consentirebbe di irrigare un comprensorio di 30.000 ettari che si incunea tra quello del Fortore a nord e quello della Sinistra Ofanto a sud.
Storia di un caso
Se ne parla da oltre quarant’anni. Già nel 1984, su invito della Cassa per il Mezzogiorno, il Consorzio di Bonifica predisponeva un progetto con il quale si prevedeva di costruire l’invaso in località Palazzo d’Ascoli, ottenendo per lo stesso l’approvazione della relativa perizia di progettazione esecutiva, scriveva nel novembre 1984 il gruppo consiliare del PCI in una mozione indirizzata al presidente del Consiglio regionale. Dopo un lungo stallo, il 22 ottobre 2025 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto che assegna, nell’ambito del Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico, il finanziamento di 9,4 milioni di euro per la progettazione esecutiva dell’invaso di Palazzo d’Ascoli, a fronte di una spesa complessiva stimata nel decreto del 22 ottobre 2024 di 460.484.746,45 euro. Il soggetto attuatore è il Consorzio di Bonifica della Capitanata. Come data di ultimazione della progettazione idonea per l’appalto è indicato il 31 dicembre 2025.
“L’intervento per la realizzazione di una diga in terra dell’altezza di circa 35 metri ha come obiettivo il reperimento di fonti di approvvigionamento idrico aggiuntive rispetto a quelle già assicurate dagli invasi in esercizio”, si legge nella descrizione dell’opera nell’elenco degli interventi previsti dal Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico. La capacità totale è di 10,6 milioni di metri cubi “al netto degli interrimenti”. A beneficiarne sarebbe una vasta porzione di territorio, oggi non servita da irrigazione, ricadente nei territori di Ascoli Satriano, Castelluccio dei Sauri, Orta Nova, Carapelle, Cerignola, Ordona, Manfredonia e Foggia, oltre ai comprensori irrigui già realizzati del Sud Fortore e della Sinistra Ofanto.
“Si tratta di una svolta storica per la Capitanata”, ha dichiarato Giuseppe De Filippo, presidente del Consorzio per la Bonifica della Capitanata. “L’agricoltura della nostra provincia potrà contare su una riserva d’acqua stabile e sicura, a beneficio dell’ambiente, dell’economia e dell’occupazione locale”. Una infrastruttura che contribuirà a potenziare la capacità di accumulo idrico, razionalizzare la distribuzione dell’acqua a uso irriguo e rafforzare la sicurezza idraulica di un’area tra le più produttive del Mezzogiorno. “Il Consorzio”, aggiunge il direttore generale dell’ente Francesco Santoro, “è pronto a procedere con un lavoro di altissimo profilo tecnico, in linea con gli standard più avanzati di efficienza, sostenibilità e trasparenza”.
I conti con l’eolico
Peccato che non si siano fatti i conti con l’eolico. In particolare con l’impianto denominato “San Potito”, che con tre dei dieci aerogeneratori alti 180 metri dei quali è costituito verrà a trovarsi nell’invaso della diga. Un’interferenza della quale nessuno si è accorto, nonostante il lungo iter autorizzativo del progetto. La Winderg San Potito Srl ha presentato istanza di Valutazione di Impatto Ambientale nel dicembre 2018. Ha ottenuto a febbraio 2020 un giudizio negativo di compatibilità ambientale dalla Giunta regionale della Puglia, ma un parere favorevole dalla Commissione tecnica di verifica di impatto ambientale presso il Ministero della Transizione ecologica e, a luglio dello stesso anno, un parere negativo da parte del Ministero della Cultura.
Per superare le contrapposizioni, nel novembre 2021 il dossier è passato al Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei ministri, che nell’agosto 2022 ha deliberato di esprimere giudizio positivo di compatibilità ambientale sul progetto. Per la realizzazione sono previsti cinque anni. I lavori non sono ancora iniziati. A maggio 2025 la Winderg ha quindi chiesto e ottenuto una proroga di tre anni, con nuovo termine di inizio lavori fissato al 23 maggio 2029. Alla disattenzione che ha provocato il problema sarebbe necessario rispondere con disponibilità e buon senso. Ne saranno capaci i protagonisti della vicenda?
FOTO DI ARCHIVIO
L'articolo Diga da 67 milioni di metri cubi e parco eolico nello stesso punto: il paradosso dell’offshore al contrario della Capitanata proviene da Il Fatto Quotidiano.