Dieta, la chetogenica è davvero migliore della mediterranea? Cosa ha scoperto un nuovo studio
- Postato il 5 settembre 2026
- Lifestyle
- Di Blitz
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Dieta chetogenica o dieta mediterranea: quale delle due è davvero migliore per dimagrire e migliorare la salute metabolica?
È una domanda che torna ciclicamente quando si parla di alimentazione e perdita di peso. Da una parte c’è la dieta mediterranea, considerata uno dei modelli alimentari più studiati e associata a numerosi benefici per la salute. Dall’altra c’è la dieta chetogenica, caratterizzata da un apporto molto basso di carboidrati e da una maggiore quota di grassi.
Ora un nuovo studio prova a mettere a confronto questi approcci, insieme a una terza strategia alimentare.
La ricerca, pubblicata il 27 agosto 2026 sulla rivista Cell Metabolism, ha coinvolto persone con obesità accompagnata da prediabete e accumulo di grasso nel fegato. I ricercatori hanno confrontato una dieta molto povera di carboidrati e chetogenica, una dieta mediterranea e una dieta molto povera di grassi e prevalentemente vegetale.
Il risultato è sorprendente solo in parte: a parità di circa il 10% di perdita di peso, la dieta chetogenica ha prodotto alcuni miglioramenti metabolici più marcati, soprattutto a livello del fegato.
Ma questo non significa che la dieta chetogenica sia diventata automaticamente la dieta migliore per tutti.
Cosa ha confrontato il nuovo studio
I ricercatori della Washington University School of Medicine hanno reclutato 55 adulti con obesità, prediabete e steatosi epatica, cioè un accumulo eccessivo di grasso nel fegato.
I partecipanti sono stati assegnati a tre diversi regimi alimentari: una dieta chetogenica molto povera di carboidrati, una dieta mediterranea e una dieta molto povera di grassi con un’impostazione prevalentemente vegetale.
L’aspetto importante è che i ricercatori non si sono limitati a confrontare quanto peso perdevano i partecipanti. L’obiettivo era capire cosa succedeva al metabolismo quando la stessa quantità di peso veniva persa seguendo diete con composizioni completamente diverse.
Tutti e tre i gruppi hanno infatti ottenuto una perdita di peso intorno al 10%. Questo permette di separare, almeno in parte, gli effetti derivanti dal semplice dimagrimento da quelli legati alla composizione della dieta.
La dieta chetogenica ha ottenuto il risultato più interessante sul fegato
La differenza più marcata è stata osservata nella sensibilità all’insulina del fegato.
La perdita di peso ha migliorato la sensibilità insulinica muscolare di circa il 50% in tutti e tre i gruppi. Quando però i ricercatori hanno osservato il fegato, il miglioramento è risultato da due a tre volte maggiore nel gruppo che seguiva la dieta molto povera di carboidrati rispetto agli altri due regimi.
È un dato particolarmente interessante perché il fegato svolge un ruolo centrale nella regolazione della glicemia.
Quando l’organismo diventa resistente all’insulina, il fegato può continuare a produrre e rilasciare glucosio anche quando non sarebbe necessario, contribuendo a mantenere elevati i livelli di zucchero nel sangue.
Nel gruppo che seguiva la dieta chetogenica, inoltre, sono state osservate riduzioni più marcate del grasso accumulato nel fegato, della produzione endogena di grassi da parte del fegato e dei valori di emoglobina glicata.
Anche la glicemia è migliorata di più con pochi carboidrati
Un altro risultato significativo riguarda la regolazione della glicemia. I partecipanti che seguivano la dieta molto povera di carboidrati hanno mostrato le maggiori riduzioni dei valori di glucosio e insulina misurati nell’arco delle 24 ore.
Anche l’emoglobina glicata, cioè il parametro che permette di avere una stima della glicemia media nel periodo precedente, è diminuita maggiormente nel gruppo chetogenico.
Il dato è coerente con il funzionamento stesso della dieta: riducendo drasticamente l’assunzione di carboidrati, l’organismo deve utilizzare maggiormente i grassi come fonte energetica e produce corpi chetonici.
Questo non significa però che una dieta con pochi carboidrati sia necessariamente la soluzione migliore per prevenire o trattare il diabete in ogni persona.
Significa che in questa specifica popolazione e nelle condizioni dello studio, la composizione della dieta sembrava influenzare alcuni aspetti del metabolismo anche dopo aver ottenuto una perdita di peso simile.
E la dieta mediterranea?

La dieta mediterranea non è stata affatto “bocciata”. Anche i partecipanti che la seguivano hanno perso peso e hanno ottenuto miglioramenti metabolici.
Il punto della ricerca è un altro: quando la perdita di peso era sostanzialmente simile, la dieta chetogenica ha mostrato vantaggi aggiuntivi soprattutto sulla funzione metabolica del fegato.
Questo è importante perché la dieta mediterranea non è pensata esclusivamente per far scendere il numero sulla bilancia. Il suo modello comprende verdura, frutta, legumi, cereali integrali, pesce, olio extravergine d’oliva, frutta secca e altri alimenti caratteristici di un’alimentazione complessivamente equilibrata.
Per questo non avrebbe senso concludere dal nuovo studio che “la keto sostituisce la mediterranea”. Le due diete hanno infatti caratteristiche molto diverse e possono avere effetti differenti su numerosi aspetti della salute.
La sorpresa: il colesterolo LDL non è migliorato di più con la keto
C’è un dato che merita particolare attenzione, soprattutto considerando la maggiore quantità di grassi presente nella dieta chetogenica.
Non sono state osservate differenze significative tra i tre gruppi per quanto riguarda LDL-colesterolo, apolipoproteina B e trigliceridi misurati nell’arco delle 24 ore.
Questo significa che la dieta chetogenica ha mostrato vantaggi più evidenti per alcuni parametri legati alla glicemia e al metabolismo epatico, ma non ha dimostrato un vantaggio generalizzato su tutti i principali fattori di rischio cardiovascolare.
È una distinzione importante perché consente di evitare una delle interpretazioni più semplicistiche della ricerca: “meno carboidrati significa automaticamente più salute”. Non è quello che lo studio dimostra.
Perché il risultato è importante per chi ha il fegato grasso
Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica, oggi indicata con l’acronimo MASLD.
Si tratta di una condizione caratterizzata dall’accumulo di grasso nel fegato e spesso associata a sovrappeso, obesità, insulino-resistenza e alterazioni della glicemia.
Il nuovo studio suggerisce che, a parità di perdita di peso, la composizione dei macronutrienti potrebbe avere un ruolo nel modo in cui il metabolismo epatico risponde al dimagrimento.
Non è però la prima ricerca del 2026 a osservare effetti favorevoli di approcci chetogenici sul fegato.
Un piccolo trial randomizzato australiano pubblicato a febbraio aveva confrontato una dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico con una dieta mediterranea in persone con sovrappeso o obesità e MASLD. Dopo 12 settimane, la riduzione relativa del grasso epatico era maggiore nel gruppo chetogenico. Anche in quel caso, tuttavia, si trattava di uno studio piccolo e con caratteristiche molto specifiche.
Quindi la dieta chetogenica fa dimagrire più della mediterranea?
Non è questo che dimostra il nuovo studio. Ed è forse la precisazione più importante da fare. I ricercatori hanno cercato di ottenere una perdita di peso simile nei tre gruppi, intorno al 10%. L’obiettivo era proprio capire cosa accade quando il dimagrimento è comparabile ma cambia la composizione della dieta.
Di conseguenza, non possiamo utilizzare questi risultati per affermare che la dieta chetogenica faccia necessariamente perdere più peso della dieta mediterranea.
La differenza più interessante riguarda piuttosto ciò che accade all’organismo dopo il dimagrimento.
La dieta molto povera di carboidrati ha prodotto miglioramenti maggiori nella sensibilità insulinica del fegato, nel grasso epatico e in alcuni parametri della regolazione della glicemia.
La dieta migliore resta quella che può essere seguita nel tempo?
C’è poi un problema che nessun confronto di poche settimane o pochi mesi può risolvere completamente: la sostenibilità nel lungo periodo.
Una dieta può produrre risultati metabolici molto interessanti in condizioni controllate, ma nella vita quotidiana diventa fondamentale riuscire a seguirla senza eccessive difficoltà.
La dieta chetogenica richiede una drastica riduzione dei carboidrati e può quindi essere difficile da mantenere per alcune persone. La dieta mediterranea, al contrario, permette una maggiore varietà di alimenti e include anche fonti di carboidrati di qualità.
Questo non significa che la mediterranea sia necessariamente migliore per ogni individuo, ma ricorda che l’efficacia di un regime alimentare non si misura soltanto dai risultati ottenuti durante uno studio.
Conta anche quanto a lungo una persona riesce a mantenerlo.
Attenzione: non è una dieta da improvvisare
Un altro elemento da non sottovalutare riguarda la differenza tra una dieta chetogenica studiata in un trial clinico e il modo in cui viene spesso applicata autonomamente.
Ridurre drasticamente i carboidrati può modificare l’apporto di fibre, vitamine, minerali e altri nutrienti se l’alimentazione non viene organizzata correttamente.
Inoltre, una dieta molto povera di carboidrati può non essere adatta a tutti, soprattutto in presenza di determinate condizioni mediche o terapie farmacologiche.
Per questo, se l’obiettivo è utilizzare una dieta chetogenica per affrontare obesità, prediabete o problemi metabolici, è opportuno parlarne con un medico o con un professionista della nutrizione, invece di eliminare autonomamente intere categorie di alimenti.
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