Di come la musica salvò la vita a mio nonno
- Postato il 23 settembre 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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In un Paese dove tutto va a commedia, niente di meglio che affidare il nodo delle inquietudini contemporanee alle proprie Pagine di diario.
Mio nonno era musicista e aveva combattuto in Africa nella seconda guerra mondiale. La sua mansione: cuoco da campo. Era per l’arte culinaria ciò che Verdi era per l’arte culinaria.
“Nonno, chi è Verdi?” “E’ Verdi”. “Oh, sono la stessa persona?”
Un giorno arrivano due falangisti da Addis Abeba: cercavano mio nonno perché serviva un suonatore di corno nell’orchestra italiana della Cirenaica per i festeggiamenti dell’anniversario dell’Impero. Mio nonno lascia il suo reggimento e raggiunge Addis Abeba. Due giorni dopo, gli inglesi del generale O’Connor sferrano un attacco notturno e sterminano tutti i suoi compagni rimasti in prima linea, mentre mio nonno è su un palco di Addis Abeba a suonare Verdi (“Concerto per orchestra e dissenteria”).
La musica gli salvò la vita. Che storia, eh? Da piccolo lo sentivo esercitarsi in camera sua ogni pomeriggio. Suonava il suo corno con comprensibile amore e con l’intonaco che si staccava dal soffitto, seduto accanto al suo pappagallo impagliato, di cui mi spaventava l’espressione dolorosa. Come se l’avessero impagliato da vivo. Mentre mio nonno stava suonando.
“Cosa stai suonando, nonno?” “La sinfonia Haffner. L’ho scritta io”. “L’hai scritta tu?” “Sì”. “E Mozart?” “Ho scritto anche lui”.
Una volta suonò per la Regina. La Regina non c’era, al momento, ma era per lei che aveva suonato.
“Sei mai stato ferito in guerra, nonno?” “Ferito? Mi hanno ucciso il primo giorno!”
Finita la guerra, mio nonno torna in Italia, i vestiti a brandelli. “Alfredo! Alfredo!”, dice mia nonna gettandogli le braccia al collo. “Che memoria!” pensa a mio nonno, raccogliendo da terra le braccia (8) che mia nonna gli aveva gettato al collo.
Fecero un brindisi: la famiglia brindò al suo ritorno; lui invece brindò a chi aveva assassinato il contadino che aveva fatto quel vino.
Alla fine mio nonno confondeva i racconti. “Gli inglesi ci circondano ad Addis Abeba. Finiamo le munizioni. Lottiamo corpo a corpo. Poi ci siamo messi a ballare e dopo due mesi l’ho sposata”.
Mio nonno adesso è morto. Almeno, lo spero: lo hanno sepolto.
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