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Da Princeton a Policoro per scavare nel santuario del Vallo di Herakleia

  • Postato il 27 settembre 2026
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Da Princeton a Policoro per scavare nel santuario del Vallo di Herakleia

Il Quotidiano del Sud
Da Princeton a Policoro per scavare nel santuario del Vallo di Herakleia

L’estate a Policoro degli archeologi venuti da Princeton. Un progetto dopo le campagne del ‘60 e del ‘65 e l’indagine del 2003: nuove tracce da studiare


Sono arrivati da Princeton a Policoro, quest’estate, per scavare nel santuario del Vallo di Herakleia, luogo noto agli archeologi dal 1960.
C’è anche la Basilicata nella relazione con cui Princeton racconta il lavoro archeologico svolto durante la bella stagione appena trascorsa. Tra le campagne condotte dagli studenti e dai docenti dell’università americana in Grecia, Italia, Portogallo e Turchia, compare Policoro, accanto a luoghi che appartengono alla geografia della grande archeologia mediterranea: Eleon in Beozia, Samotracia, Falerii Novi, Tharros, Sardis. Dunque, nel rapporto annuale dedicato al lavoro sul campo, Princeton ha inserito Siris-Herakleia fra i luoghi nei quali la propria comunità archeologica ha investito ricerca e formazione.

STUDENTI DI PRINCETON, IL COLLEGE DELL’IVY LEAGUE A POLICORO

Fondata nel 1746 come College of New Jersey, Princeton è una delle più antiche università degli Stati Uniti e appartiene alla Ivy League, il gruppo di otto atenei privati nel nord-est degli Stati Uniti celebri per l’eccellenza accademica, la selettività e la storia secolare. Il suo Department of Art and Archaeology, istituito nel 1882, vanta una lunga tradizione negli studi archeologici e classici.


È dentro questa tradizione che si colloca la prima campagna del Sacred Herakleia Project, avviata nel 2026 per tornare a studiare il cosiddetto Santuario del Vallo di Eraclea, nell’area del Parco archeologico e Museo della Siritide.

Princeton lo presenta come un santuario ellenistico delimitato da un muro di temenos, cioè un recinto sacro, con strutture collegate ad attività rituali la cui funzione non è ancora completamente chiarita. A Policoro hanno lavorato Mattia D’Acri e tre graduate student (cioè, laureati iscritti a un corso superiore): Marie-Christine Levesque, Hannah Hungerford e Ben Watts-Wooldridge.

LE CAMPAGNE DI SCAVO

La storia della ricerca in loco è lunga. Il santuario fu scoperto e scavato fra il 1960 e il 1965, con una successiva stagione di indagine nel 2003. Quelle campagne di scavo restituirono figurine fittili (in terracotta), depositi votivi e altri materiali che fanno pensare ad almeno tre fasi di frequentazione dell’area. Secondo Princeton, tuttavia, il complesso rimane in larga misura inedito e una parte della documentazione delle vecchie campagne è andata perduta o è dispersa. La nuova ricerca nasce anche dalla necessità di ricomporre quella documentazione e verificare sul terreno quanto già conosciuto.

LA CAMPAGNA 2026

La campagna 2026 è stata concepita su due piani paralleli: il lavoro sul terreno, con pulizia, rilievo e documentazione delle strutture ancora visibili, e la ricerca negli archivi insieme allo studio dei materiali delle campagne precedenti conservati al Museo della Siritide. A questo si è aggiunta l’apertura di un nuovo saggio lungo il settore nord-orientale del muro di recinzione, per definire meglio i limiti del santuario, ricostruirne lo sviluppo architettonico e individuare eventuali strutture finora sconosciute.
Il saggio è di 5 metri per 7 e mette ulteriormente in luce il muro, permettendo di verificare il rapporto fra la struttura e l’area sacra. Uno degli obiettivi era anche capire dove fossero arrivati gli scavi precedenti, quelli delle équipe italiane e tedesche del 1960, 1965 e 2003.

LE SCOPERTE

Il terreno ha fornito una prima indicazione significativa: nel tratto indagato il muro non ha mostrato una fase costruttiva precedente, ma risulta impostato sopra uno spesso deposito di terreno. Un piccolo saggio aperto parallelamente al muro, al limite settentrionale dello scavo, ha restituito una quantità significativa di ceramica, soprattutto recipienti destinati al consumo e alla presentazione di bevande e cibi, compresi materiali a vernice nera, insieme a frammenti di figurine votive. La lettura proposta dal gruppo di ricerca è che il muro abbia avuto una sola fase di costruzione e sia stato preceduto da attività umane legate alla preparazione e al livellamento del terreno sul quale sarebbe sorto il recinto.

TRE CITTÀ

Per comprendere il valore della ricerca occorre ricordare che Policoro conserva le tracce di due città greche sovrapposte nella storia dello stesso territorio: prima Siris, poi Herakleia. Nel sito web del Museo della Siritide si indica Siris come la prima colonia greca fondata sul territorio dell’attuale Policoro, fondata intorno alla metà del VII secolo avanti Cristo da coloni provenienti dall’area di Colofone. Dopo la caduta di Sibari, le contese per il territorio portarono alla fondazione di Herakleia nel 433-432 avanti Cristo, attraverso l’alleanza fra Thurii e Taranto, con il successivo predominio tarantino.

LA CITTÀ DI HERAKLEIA

La città di Herakleia comprendeva l’acropoli sulla collina, la città bassa, le aree sacre e, all’esterno, le necropoli. È una delle ragioni per cui l’area di Policoro continua a rappresentare un terreno di ricerca di grande interesse: nel medesimo paesaggio archeologico si possono seguire trasformazioni urbanistiche, cultuali, economiche e sociali che attraversano secoli della storia della Magna Grecia. Il Museo della Siritide, inaugurato nel 1969 e dedicato alle colonie di Siris e Herakleia, raccoglie materiali provenienti da Policoro e da un territorio compreso fra le valli dell’Agri e del Sinni. Negli anni anche l’Università della Basilicata ha condotto campagne di scavo e ricognizione nell’area di Siris-Herakleia, nell’ambito di programmi multidisciplinari e internazionali.

L’ESTATE ARCHEOLOGICA DI PRINCETON, NON SOLO POLICORO

Policoro è stata una delle sette tappe dell’estate archeologica di Princeton. In Grecia, a Eleon, nell’antica Beozia, il lavoro dell’Eastern Boeotia Archaeological Project ha continuato a esplorare l’insediamento dell’acropoli dell’età del Bronzo. Nell’isola di Samotracia la campagna è dedicata soprattutto allo studio architettonico del Santuario dei Grandi Dei, con rilievi e analisi delle diverse fasi del complesso.
In Italia Princeton ha lavorato anche a Falerii Novi, nella valle del Tevere, dove le indagini sulle attività economiche della città romana hanno interessato strutture legate alla produzione dell’olio d’oliva. In Sardegna, a Tharros, la ricerca ha riguardato l’area del tempio e nuovi settori comprendenti un’officina accanto a un edificio termale romano e una zona prossima all’antica strada.

LA CAMPAGNA IN CALABRIA, A TORRE MORDILLO

A Torre Mordillo, nel territorio di Spezzano Albanese (Cs), il progetto ha proseguito lo studio di un insediamento di 14 ettari abitato dall’età del Bronzo medio fino al III secolo avanti Cristo.
In Portogallo, nel Central Alentejo, il Santa Susana Archaeological Project ha studiato una villa rustica romana sorta sopra un insediamento dell’età del Ferro. Infine, a Sardis, nell’attuale Turchia, le ricerche si sono concentrate su una porta monumentale di età romana, crollata nel VII secolo, con l’obiettivo di ricostruirne digitalmente l’architettura.

IL POSTO CHE OCCUPA POLICORO IN QUESTA CAMPAGNA

In questa geografia archeologica internazionale, Policoro occupa un posto preciso. La campagna del 2026 mostra come anche un sito scavato per la prima volta più di sessant’anni fa possa conservare questioni ancora aperte, documenti da ricomporre e stratigrafie capaci di aggiungere nuovi elementi.

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Da Princeton a Policoro per scavare nel santuario del Vallo di Herakleia

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