Corte dei conti, l’attuazione della riforma in Cdm. I magistrati: “Non vogliamo credere a un legame con lo stop al Ponte”
- Postato il 4 agosto 2026
- Giustizia
- Di Il Fatto Quotidiano
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La richiesta (l’ennesima) di un rinvio e di un incontro, insieme all’ipotesi di uno sciopero in autunno. Nel giorno in cui il Consiglio dei ministri – l’ultimo prima della pausa estiva – dovrebbe varare il decreto attuativo della riforma Foti, i magistrati contabili lanciano l’estremo appello a fermarsi e a non esercitare la delega approvata a Capodanno, almeno sui punti più controversi. “Il governo mediti adeguatamente l’adozione di questo decreto, che incide sull’esercizio delle funzioni e rischia di minare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura”, avverte Donato Centrone, presidente dell’Associazione magistrati della Corte dei conti (Amcc), in una conferenza stampa convocata d’urgenza alla sede della stampa estera a Roma.
Il riferimento è soprattutto alle norme che riorganizzano gli uffici di procura, introducendo una rigida separazione delle funzioni (divieto di passaggio diretto da giudicante a requirente) e aumentando a dismisura i poteri del procuratore generale: da Roma il vertice dei pm contabili potrà accedere in tempo reale agli atti d’indagine delle Procure regionali, avocando i fascicoli (cioè appropriandosene) quando violano i criteri direttivi; inoltre, i procuratori regionali dovranno sottoporre alla sua firma gli atti di accusa nei confronti degli amministratori locali per danni superiori a dieci milioni di euro. Un disegno simile a quello che ispirava la riforma costituzionale della magistratura ordinaria, bocciata al referendum di marzo. Per questo l’Amcc ribadisce la richiesta di un incontro alla premier Giorgia Meloni, chiedendole “di sospendere l’esame” del decreto attuativo, “consentendo a tutti gli attori istituzionali coinvolti, a partire dalla ripresa dei lavori a settembre, una adeguata meditazione e riflessione su questo testo”.
La bozza del decreto circolata in queste ore “sembra recepire integralmente la delega anche in quei punti che abbiamo segnalato per la evidente marcata incostituzionalità”, denuncia Elena Papa, componente del direttivo dell’Associazione. “Si realizza una struttura gerarchica all’interno delle procure, con un vertice dominante nella Procura generale. Il procuratore generale già ora detta delle linee di coordinamento, però nulla preclude a un procuratore regionale di individuare una nuova fattispecie di danno e portarla a giudizio. È un meccanismo banalissimo ed elementare dello Stato di diritto. Da domani”, spiega invece, “ci troveremo di fronte a un’azione blindata. condizionata alla condivisione con la Procura generale, che si trova a Roma, lontano dal territorio, lontano dalla sensibilità locale”.
Inevitabile la domanda se tutto questo possa a una volontà punitiva del governo, dopo lo stop al ponte sullo Stretto arrivato dai giudici contabili: “Non vogliamo credere ci sia alcun collegamento“, risponde Papa, sottolineando che i colleghi “hanno doverosamente applicato le norme”. Mentre il presidente Centrone apre per la prima volta all’eventualità di uno sciopero “in autunno“, quando il decreto delegato dovrebbe arrivare in Parlamento per i pareri delle commissioni competenti, prima di tornare a palazzo Chigi per l’approvazione definitiva. “Assolutamente”, risponde quando gli si chiede dell’eventualità di adottare la massima forma di protesta. “Il 19 giugno abbiamo proclamato lo stato di agitazione, l’assemblea è convocata in via permanente, nei prossimi giorni ci vedremo in Consiglio direttivo per un primo confronto. Spero non ce ne sia bisogno, confido che ci sia apertura al dialogo da parte del governo. Ogni decisione è rimessa all’assemblea”.
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