Col ddl 1552 sulla caccia, la natura diventerà un poligono di tiro permanente: si fermi questo colpo di mano
- Postato il 22 aprile 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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di Raffaella Baroni – segretaria nazionale LAC
Non lasciatevi ingannare dal silenzio dei media: la guerra alla natura è tornata, ed è più aggressiva di prima. Nel 2025, una mobilitazione senza precedenti di cittadini e associazioni era riuscita a congelare questo disegno di legge “sparatutto”. Oggi, il ddl 1552 è rientrato in Parlamento non più come iniziativa del governo (troppo esposta alle critiche), ma come iniziativa parlamentare, un percorso più “discreto” che permette di accelerare l’iter lontano dai riflettori, sfruttando la distrazione dell’opinione pubblica e l’imminente clima elettorale.
Le lobby venatorie e agricole usano la tattica dello spacchettamento. Molte norme scandalose che erano state rimosse sono state reinserite “di soppiatto” attraverso emendamenti “fantasma” infilati in leggi che non c’entrano nulla, provvedimenti separati che, uno alla volta, smantellano i divieti (come accaduto con la riapertura della caccia nei valichi montani, passata quasi inosservata).
La gravità del ddl 1552 risiede nell’inversione dell’ordine dei valori. Dagli anni 90, la legge italiana (157/92) stabilisce che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato. Significa che gli animali appartengono a tutti noi e lo Stato ha il dovere di tutelarli. Questo nuovo testo vuole ribaltare tutto: la fauna viene declassata a “risorsa sfruttabile”, quasi fosse un magazzino di carne da cui attingere per profitto privato.
Definire la caccia come “tradizione nazionale che concorre alla biodiversità” è una menzogna semantica: serve solo a togliere potere alla scienza (Ispra) e alla magistratura, elevando il piacere di pochi sopra il diritto alla protezione dell’ambiente sancito dall’art.9 della nostra Costituzione.
Il ddl 1552 sferra un colpo durissimo alla sicurezza dei cittadini e ai pilastri dello Stato di diritto. Con l’eliminazione del silenzio venatorio del martedì e del venerdì e l’estensione degli spari oltre il tramonto e dai natanti, e in aree che ora sono protette, con silenziatore e dispositivi a infrarossi ecc., la natura smette di essere un luogo di pace per diventare un poligono di tiro permanente.
L’aspetto più inaccettabile è la bocciatura dell’emendamento che proponeva il divieto di caccia la domenica e nei festivi: proprio i giorni in cui famiglie, escursionisti e amanti della montagna cercano rifugio nel verde, lo Stato decide di lasciarli esposti al rischio dei proiettili vaganti. Siamo di fronte a un vero stravolgimento costituzionale. Questo provvedimento esautora i giudici, permettendo di continuare a sparare anche quando il Tar o il Consiglio di Stato dispongono sospensioni per danni ambientali irreversibili.
Allo stesso modo, la scienza viene umiliata: il parere tecnico dell’Ispra viene ridotto a carta straccia, lasciando che siano le lobby politiche a decidere a quali specie puntare il fucile, inclusi animali in cattivo stato di conservazione. Infine, lo smantellamento dei controlli sui richiami vivi si traduce in una sanatoria di fatto per il bracconaggio, offrendo un’immunità inaccettabile ai trafficanti criminali.
Presidente Meloni, fermi questo colpo di mano: la natura e la sicurezza e il futuro degli italiani non sono merce di scambio.
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