Chip e AI al centro del disgelo. Il via libera Usa a Nvidia e il dialogo strategico con la Cina
- Postato il 15 maggio 2026
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- Di Formiche
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Sul fronte tecnologico, il primo giorno di Donald Trump in Cina porta sì tante buone intenzioni ma per il momento nessun annuncio. È Scott Bessent, a dettare la linea per il futuro. Intervistato dalla Cnbc, il segretario al Tesoro americano spiega che “le due due superpotenze dell’intelligenza artificiale inizieranno a dialogare” per “definire un protocollo su come procedere con le migliori pratiche, per garantire che attori non statali non si impossessino di questi modelli”. Una necessità impellente, viste le ultime novità. Anthtropic ha rilasciato di recente il suo modello più performante, Mythos, mentre OpenAI ha risposto con Daybreak. Entrambi sono strumenti di IA superpotenti. Forse fin troppo. La paura è che, se dovessero finire nelle mani sbagliate, i danni sarebbero incalcolabili. L’obiettivo, aggiunge Bessent, è trovare un equilibrio. “Quello che non vogliamo fare è soffocare l’innovazione. Quindi la nostra responsabilità è di elaborare il calcolo delle prestazioni più elevato, in modo da ottenere la massima innovazione e il massimo livello di sicurezza”. Difficile nella teoria, ma assolutamente necessario nella pratica.
Tutto però parte da un assunto. “Il motivo per cui riusciamo ad avere discussioni costruttive con i cinesi è perché sull’IA siamo all’avanguardia”, continua Bessent. Non credo che avremmo le stesse possibilità di confronto se loro fossero così avanti rispetto a noi”. Il che è vero, ma in parte. La Cina non ha ancora raggiunto gli Stati Uniti sul piano tecnologico. Detto ciò, la rincorsa degli ultimi anni l’ha portata ad avvicinarsi molto. Motivo per cui anche agli americani serve un accordo quadro per definire il perimetro – e quindi le regole – entro cui deve svolgersi la competizione.
Qualche passo in avanti concreto però è stato compiuto. Gli Stati Uniti avrebbero infatti dato il via libera alla vendita dei chip H200 di Nvidia a dieci aziende cinesi. A scriverlo è Reuters, che è stata in grado anche di elencarne alcune. Nella lista figurano colossi come Alibaba, ByteDance, JD.com e Tencent. La non conferma da parte di Bessent non dovrebbe essere una smentita: l’approvazione, sottolinea il segretario, è in capo al Dipartimento del Commercio e non del Tesoro.
Si tratterebbe di una novità importante. Dopo un’intensa opera di persuasione nei confronti di Trump – ma lo stesso spiegava al suo predecessore, Joe Biden – il ceo Jensen Huang aveva ricevuto il via libera da parte di Washington a vendere i suoi chip di fascia alta (ma non la più potente) agli storici rivali. Huang ne faceva una questione di opportunità e strategia: se non sono gli americani a trasmettere il loro know-how, i cinesi potrebbero incentivare lo sviluppo interno e dunque essere meno controllabili. Per cui i limiti all’export imposti dalla Casa Bianca, alla lunga, si sarebbero ritorti contro Washington. Un po’ quello che sta effettivamente avvenendo, con Pechino che invoglia i propri talenti a tornare in madrepatria e stimola l’intero comparto tecnologico con incentivi.
Dopo che Trump aveva dato il suo assenso, era stata la Cina a bloccare tutto. Non si fidava infatti di Nvidia e dei suoi processori, considerati uno strumento benevolo per spiare il paese dall’interno. Oltre a questo, avrebbe ritardo lo sviluppo tecnologico interno. Entrambi i governi delle due superpotenze sono pressati dai rispettivi falchi. Quello cinese, affinché non si porti in casa il nemico e ci si concentri sulla propria industria nazionale; quello americano, affinché non venda al nemico gli strumenti per batterlo. La visita di Trump, che si è portato con sé i maggiori imprenditori della Silicon Valley, serve anche per superare la diffidenza reciproca. Per raggiungerla, però, non basteranno di certo 48 ore.