Caso Fakir, allarme Sis118: “La posizione prona può uccidere, ecco perché diventa letale”
- Postato il 21 luglio 2026
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Caso Fakir, allarme Sis118: “La posizione prona può uccidere, ecco perché diventa letale”
(Adnkronos) – “La morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, durante un intervento delle forze dell’ordine, riporta alla ribalta una questione clinica che la medicina d’emergenza conosce da oltre trent’anni: la contenzione fisica prolungata in posizione prona, con il peso degli operatori sul torace e la compressione della nuca, può uccidere”. A ricordarlo è la Società Italiana Sistema 118 (Sis118) che – “nel pieno rispetto dell’indagine della Procura di Bologna e dell’autopsia disposta, cui spetta stabilire le cause della morte” – sceglie di parlare di fisiopatologia, non di responsabilità. “L’agitazione psicomotoria acuta è, a tutti gli effetti, un’emergenza medica”, afferma il presidente nazionale Mario Giosuè Balzanelli.
Il decesso, spiegano dal 118, “non è quasi mai un semplice soffocamento. A convergere sono tre possibili cause. La prima è intrinseca allo stato di agitazione: l’organismo, in preda a una tempesta di catecolamine e a uno sforzo muscolare estremo, va incontro ad aritmie maligne, ischemia, acidosi da acido lattico, rabdomiolisi con rilascio di potassio e ipertermia: una cascata che, da sola, può fermare il cuore anche senza alcuna contenzione. È il quadro un tempo chiamato ‘excited delirium’, etichetta oggi abbandonata dalle società scientifiche, ma la cui sostanza fisiopatologica resta reale. La seconda causa è la posizione prona. Schiacciato a terra, con il peso di uno o più operatori sul dorso, il soggetto non riesce più a espandere il torace e il diaframma. Proprio quando servirebbe iperventilare per smaltire l’anidride carbonica in eccesso, la meccanica respiratoria è bloccata: la CO2 si accumula, il sangue si acidifica ulteriormente, il cuore cede. La compressione del collo aggrava il quadro”. La terza “è lo spray al peperoncino, impiegato a Bologna pochi istanti prima dell’immobilizzazione. L’oleoresin capsicum (estratto oleoso naturale del peperoncino piccante, utilizzato come principio attivo) può provocare laringospasmo e broncospasmo, con dispnea e chiusura delle vie aeree, effetti che diventano pericolosi soprattutto in chi soffre d’asma. E i familiari di Fakir riferiscono che l’uomo era asmatico, con precedenti ricoveri per problemi respiratori. Il risultato è un arresto cardiaco che si manifesta tipicamente come ‘attività elettrica senza polso’ o asistolia: non un ritmo beneficiario della scarica elettrica erogata dal defibrillatore, caratterizzato da probabilità molto minori, sul piano statistico, di conseguire, durante la rianimazione, il ripristino della circolazione spontanea”. La finestra per evitarlo, o per renderlo molto meno probabile, avverte la Sis118, “è strettissima e coincide con un gesto semplice: togliere subito la persona dalla posizione prona”.
Per Balzanelli il punto è che l’agitazione psicomotoria, qualunque ne sia l’origine, “è una condizione clinica potenzialmente pericolosa per il paziente e per l’ambiente circostante”, e “richiede necessariamente l’intervento di un equipaggio del 118 composto da medico e infermiere”. Solo un team sanitario, spiega, può valutare clinicamente il paziente, praticare in sicurezza un’eventuale sedazione e monitorarlo per cogliere in tempo i segni di deterioramento, prevenendo complicanze letali come crisi ipertensive severe e aritmie maligne.
L’appello della società scientifica è a: “Riconoscere l’agitazione acuta come emergenza medica e attivare sempre il 118 con equipaggio medico-infermieristico; non mantenere mai la posizione prona con peso sul dorso e compressione della nuca; riportare immediatamente il soggetto, una volta controllato, in posizione laterale di sicurezza o seduta; affidare la contenzione farmacologica solo a personale sanitario, con monitoraggio continuo di saturazione, elettrocardiogramma e pressione; e costruire protocolli condivisi e formazione congiunta tra forze dell’ordine e Sistema 118”.
“La giustizia farà il suo corso”, conclude il responsabile Sis118, che esprime cordoglio alla famiglia di Abderrahim Fakir. “Ma il compito della comunità scientifica – precisa Balzanelli – è impedire che simili tragedie si ripetano. La conoscenza esiste da oltre trent’anni: trasformarla in protocolli operativi e in formazione condivisa è oggi un’urgenza non più rinviabile”.
Sul piano istituzionale, la Sis118 conferma la propria “disponibilità – a titolo interamente gratuito – a offrire alle forze dell’ordine percorsi di formazione e addestramento sulle manovre salvavita e sul primo soccorso, nella convinzione che la tutela della vita sia un terreno di reciproca virtuosa sinergia istituzionale”.
Il Quotidiano del Sud.
Caso Fakir, allarme Sis118: “La posizione prona può uccidere, ecco perché diventa letale”