Caro carburanti, gli autotrasportatori a Rende cercano di coinvolgere anche gli automobilisti
- Postato il 19 ottobre 2026
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Il Quotidiano del Sud
Caro carburanti, gli autotrasportatori a Rende cercano di coinvolgere anche gli automobilisti
A Quattromiglia agricoltori, autotrasportatori, studenti, cittadini e rappresentanti dell’associazione “La Base” uniti contro il peso di carburanti, spesa e affitti. La mobilitazione chiede risposte immediate.
RENDE (COSENZA) – «Con 100 euro di spesa non porti più niente a casa». È il conto, sempre più salato, che le famiglie pagano davanti agli scaffali del supermercato. È la sensazione di lavorare, sacrificarsi, rinunciare e continuare comunque a perdere terreno. Ed è il grido che, alla rotonda della zona industriale di Rende, accompagna una protesta che va ben oltre il prezzo del carburante. C’è chi fatica a riempire il carrello, chi non riesce più a sostenere il costo dell’affitto, chi lavora senza avere la certezza di arrivare serenamente a fine mese.
A Quattromiglia, agricoltori, autotrasportatori, studenti, cittadini e rappresentanti dell’associazione “La Base”, si ritrovano fianco a fianco, dando voce a un disagio trasversale e a una domanda che accomuna tutti: come si fa a vivere dignitosamente quando il costo della vita corre più veloce dei redditi? Qui, la protesta ha il rumore dei mezzi pesanti, la stanchezza di chi è in strada dalle prime ore del mattino, l’amarezza di chi vede assottigliarsi, giorno dopo giorno, il valore del proprio lavoro e le parole di chi non vuole più restare in silenzio. E ha anche il volto di Antonella, per tutti “La Sirenetta”, autotrasportatrice che al presidio offre caffè agli autisti e prova a trasformare la mobilitazione in un momento di incontro e consapevolezza.
«Sto cercando di far collaborare il popolo, perché il caro vita non riguarda soltanto i nostri “bisonti della strada”, ma anche la spesa», spiega con fermezza. Poi arriva la frase che restituisce, meglio di tante statistiche, il peso della quotidianità: «Le persone vanno a fare la spesa, tornano a casa e si lamentano perché con 100 euro non portano niente a tavola. Eppure, c’è ancora chi tira dritto senza fermarsi».
Protesta contro il caro vita: le difficoltà di agricoltori e autotrasportatori si ripercuotono sull’intera comunità
È proprio questa indifferenza che i manifestanti cercano di scalfire, invitando tutti a guardare oltre le singole categorie e a riconoscere che le difficoltà di agricoltori e autotrasportatori non restano confinate a chi le vive in prima persona, ma si ripercuotono sull’intera comunità, fino ad arrivare alle tavole degli italiani. Quando aumentano i costi di produzione e di trasporto, le conseguenze si riflettono lungo tutta la filiera, fino a raggiungere i consumatori. È da questa consapevolezza che parte il ragionamento di Antonella, che allarga lo sguardo oltre la protesta per parlare di territorio, alimentazione ed economia locale.
«Anch’io vado a fare la spesa. Se voglio mangiare bene, vado a trovare il contadino del posto. Voglio mangiare sano», racconta. Una scelta personale che diventa un messaggio collettivo: privilegiare le produzioni del territorio, accorciare la distanza tra chi coltiva e chi acquista e difendere un’agricoltura sempre più schiacciata dall’aumento dei costi. “La Sirenetta” richiama l’attenzione su una filiera in cui ogni anello è indispensabile: «Ho deciso di schierarmi dalla parte degli agricoltori perché il loro lavoro è fondamentale anche per noi autotrasportatori. In Sicilia e in Calabria ci sono tanti produttori che ogni giorno lavorano la terra e portano avanti le loro attività. Siamo noi autotrasportatori a caricare i loro prodotti e a farli arrivare a destinazione. Ma se l’agricoltura si ferma, si ferma anche il trasporto». È una catena fatta di lavoro, investimenti e responsabilità: «Questi poveri ragazzi hanno comprato trattori, hanno cambiali da pagare», ricorda Antonella.
Quei mezzi non sono soltanto strumenti di lavoro: rappresentano investimenti che devono produrre reddito, anche quando i costi rendono più difficile far quadrare i conti. La preoccupazione è che, senza condizioni sostenibili, il lavoro nei campi diventi sempre più fragile, con ripercussioni sull’intera economia del territorio.
Il presidio a Quattromiglia: «Speriamo di avere buone notizie, perché vogliamo tornare a lavorare»
La mobilitazione a Quattromiglia è cominciata all’alba. Gianluca, uno degli agricoltori presenti, racconta una giornata trascorsa sulla strada per rendere visibili rivendicazioni che, a suo giudizio, non possono più essere rinviate. «Siamo arrivati alle 5.30. Abbiamo presidiato la rotonda nella zona industriale di Rende perché vogliamo farci sentire e vedere. Non è giusto che i nostri colleghi lavorino mentre noi siamo qui per tutti». Secondo quanto riferito dai manifestanti, il presidio potrebbe proseguire fino al 27, in attesa di un incontro a Milano al quale dovrebbero partecipare agricoltori e autotrasportatori: «Speriamo di avere buone notizie prima, perché vogliamo tornare a lavorare».
Il futuro della mobilitazione resta legato agli sviluppi dei prossimi giorni: continuare a Rende, valutare un’iniziativa a Roma o attendere l’esito dell’incontro. Ma l’attesa, precisano i manifestanti, non può trasformarsi in un rinvio senza fine. «Dateci una mano, dateci risposte e subito. Ogni giorno che passa si alzerà il tiro. Arriveremo anche al punto da bloccare il mondo», avverte Gianluca.
Anche gli studenti in piazza: «Studiare è diventato un lusso»
A Quattromiglia la protesta non si ferma ai campi e alle cabine dei camion. C’è anche la voce degli studenti, per i quali il caro vita significa fare i conti con stanze in affitto sempre più costose e trasporti che pesano sul bilancio di chi studia. «Le problematiche del caro vita toccano anche noi in maniera diretta», denunciano. Il problema, sostengono, non riguarda soltanto il costo degli spostamenti, ma anche la possibilità concreta di trovare un alloggio accessibile lontano da casa.
Gli studenti contestano inoltre la scelta di puntare sugli studentati privati, chiedendo maggiori investimenti nelle strutture pubbliche già esistenti: «Si continua a speculare sulla creazione di studentati privati anziché investire fondi per studentati pubblici. Così non si può più vivere. Studiare è diventato un lusso e dovrebbe essere alla portata di tutti, soprattutto in un’università pubblica come la nostra».
È qui che la protesta assume un significato ancora più ampio. Perché quando anche il diritto allo studio viene percepito come una spesa difficile da sostenere, il problema non è più soltanto economico: investe le opportunità, le famiglie e il futuro dei giovani.
La Base: «Il caro vita non è soltanto carburante»
Al presidio c’è anche Federico, dell’associazione “La Base”, che sottolinea la natura trasversale della mobilitazione, destinata a proseguire fino a martedì. A tenere insieme le diverse voci è una preoccupazione comune: un costo della vita sempre più alto, che mette in difficoltà lavoratori, studenti e famiglie, allargando la distanza tra redditi e spese quotidiane.
È questo il messaggio che parte da Quattromiglia. Una protesta che chiede ascolto, risposte e interventi concreti. Perché dietro ogni camion fermo, ogni trattore acquistato a debito e ogni studente costretto a fare i conti con un affitto troppo alto, c’è la stessa domanda: quanto costa, oggi, riuscire semplicemente a vivere?
Il Quotidiano del Sud.
Caro carburanti, gli autotrasportatori a Rende cercano di coinvolgere anche gli automobilisti