"Avvenire" sbaglia: René Girard ha l’orizzonte di Ratzinger
- Postato il 5 settembre 2026
- Cultura
- Di Libero Quotidiano
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"Avvenire" sbaglia: René Girard ha l’orizzonte di Ratzinger
Su Avvenire, il giornale dei vescovi italiani, leggo: «La questione della tirannia (...) non può non richiamare alla mente, agli occhi del lettore, i potenti che oggi governano nazioni come l’Iran e la Russia, ma anche la Cina e gli Stati Uniti». Quindi gli Stati Uniti (a cui noi, come il Vaticano e la Chiesa, dobbiamo la liberazione dal totalitarismo Hitler/Stalin) sarebbero una tirannia come Cina, Iran e Russia.
Il rancore verso Trump può arrivare, nel mondo clericale, a queste assurdità.
Peraltro le righe citate all’inizio si trovano in un lungo articolo che recensisce un’antologia di testi di René Girard. E allora è il caso di precisare che quel grande intellettuale non aveva affatto le idee di Avvenire. Girard, cattolico convertito, morto nel 2015, quando presidente Usa era ancora Obama, aveva un pensiero opposto rispetto all’ideologia cattoprogressista che è dilagata in Vaticano con l’elezione di Bergoglio.
Ricordo, per esempio, che quando Benedetto XVI, nel 2005, fu attaccato per aver messo in guardia dalla “dittatura del relativismo” lui ne prese le difese: «Ha ragione. Questa formula - la dittatura del relativismo - è eccellente... è drammatico che il postmodernismo sostenga che non ci sono valori assoluti, che non c'è Verità... Come Giovanni Paolo II, (Ratzinger) sa per esperienza personale che, senza religione, le società vanno ai cani. E non esita a dirlo. Spero che il suo messaggio risuoni. La sua sfida al relativismo è importante non solo per la Chiesa e per l'Europa, ma per il mondo intero... (Lui) Vuole resistere a questa dissoluzione della Chiesa in qualsiasi direzione vada il mondo».
In un suo libro del 1999 Girard, parlando di scristianizzazione, notava con amarezza che già oggi «sono Chiese intere, a cominciare dal clero, che passano armi e bagagli nel campo del “pluralismo”, ossia di un relativismo che pretende di essere “più cristiano” dell'attaccamento al dogma in quanto più “gentile”, più “tolleranti” verso le religioni non cristiane».
Inoltre Girard ha criticato l’ideologia del mondo senza frontiere: «Quando la globalizzazione si faceva ancora attendere, tutti la invocavano. L’unità delle nazioni era un grande tema del modernismo trionfante... Ora che è arrivata, suscita più angoscia che orgoglio. La cancellazione delle differenze non è forse la riconciliazione universale che tutti si aspettavano con fiducia». Girard ha infine smascherato il “nuovo totalitarismo”, spiegando splendidamente che il cristianesimo ha portato nel mondo la pietà per le vittime: «Il tentativo di far dimenticare agli uomini la pietà per le vittime, quello intrapreso da Nietzsche e da Hitler, si è risolto in un fallimento».
Ma poi è nato un «nuovo totalitarismo che, anziché opporsi apertamente alle aspettative giudaico-cristiane, le rivendica come proprie» contro il cristianesimo e «vuole scavalcarlo a sinistra». Così «l’“Anticristo” si vanta di recare agli uomini la pace e la tolleranza che il cristianesimo senza risultati promette loro. In realtà, quello che la radicalizzazione della “vittimologia” contemporanea porta con sé è l'effettivo ritorno a ogni sorta di abitudini pagane: l’aborto, l’eutanasia, l’indifferenziazione sessuale, i giochi da circo di ogni tipo (...) e così via. Questo neopaganesimo vuol fare del Decalogo e di tutta la morale giudaico-cristiana l'espressione di una violenza intollerabile, e il suo obiettivo primario è la loro abolizione completa». Il pensiero geniale e profetico di Girard ha l’orizzonte di Benedetto XVI, non di Bergoglio.
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