Auto blu, la pubblica amministrazione dà il cattivo esempio: meno vetture elettriche, più emissioni e norme violate
- Postato il 21 aprile 2026
- Ambiente
- Di Il Fatto Quotidiano
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Per le auto blu, la transizione ecologica frena. Anzi, fa retromarcia. Tanto che nel 2025 solo il 14 per cento delle auto immatricolate rispetta le norme di Criteri ambientali minimi (Cam) introdotte nel 2021, si immatricolano meno auto elettriche e le emissioni medie sono in crescita. È quanto emerge da uno studio commissionato da Transport & Environment, secondo cui cresce il numero delle auto nuove che violano il limite emissivo massimo consentito, ovvero 160 g/Km (grammi per chilometro) di anidride carbonica. E una vettura su tre supera i limiti di legge. I ministeri, tra l’altro, risultano “le amministrazioni peggiori”. Secondo l’analisi, realizzata da Withub con il supporto di Paolo Maranzano (Università di Milano-Bicocca) e Gianluca Monturano (Università di Bari) e basato su un database inedito di circa 12mila immatricolazioni nel periodo 2019–2025. “La Pubblica Amministrazione italiana non dà il buon esempio, anzi riesce a far peggio – in tema di decarbonizzazione della mobilità su strada – dei privati cittadini e delle aziende, che mediamente comprano auto meno emissive” spiega Esther Marchetti, responsabile Advocacy Trasporto pulito di T&E Italia. “Emergono due dati forti – aggiunge – una normativa di riferimento poco stringente e confusa, e la scarsissima propensione a rispettarla”.
Auto blu, due norme e un doppio fallimento
La Legge di Bilancio 2020 prevede che il 50% delle nuove immatricolazioni sia elettrico, ibrido o a idrogeno. Obiettivo mancato nel 2020 (18%), quasi raggiunto nel 2021 (49%) e superato ampiamente in seguito, con picchi del 70% nel 2022 e 2024. Nel frattempo, però, con l’introduzione dei Criteri ambientali minimi, alla fine del 2021 sono stati aggiunti requisiti emissivi più severi. Almeno il 38,5% dei nuovi veicoli della Pubblica Amministrazione deve essere a zero e basse emissioni, cioè uguali o inferiori a 50 g/km di anidride carbonica. “La compresenza di due norme che utilizzano parametri diversi – il tipo di alimentazione (ibrido, elettrico, idrogeno) per una, il livello di emissioni per l’altra – genera incertezze applicative e compromette, nel suo complesso, l’efficacia dell’impianto regolatorio” spiega T&E. Il risultato è che, a livello aggregato la soglia del 38,5% non è mai stata raggiunta dall’entrata in vigore della norma. Se nel 2022, primo anno di applicazione della norma, la quota si è fermata al 30,5%, nel 2025 è addirittura crollata al 14%. Ma non è tutto: dal 1 gennaio 2026, i Cam prevedono che per rientrare nella quota minima del 38,5% di immatricolato “green” un veicolo debba avere emissioni pari a 0 g/km. “Solo le auto elettriche pure soddisferanno quel requisito. Con appena il 14% di Ben immatricolate nel 2025, la Pubblica Amministrazione parte da una base molto lontana dall’obiettivo” spiegano gli analisti. Questi dati si riflettono sulle quantità di anidride carbonica emesse. “Dopo aver toccato il punto di minima intensità emissiva nel 2022 (con una media di 89 g/km di anidride carbonica), le immatricolazioni della Pubblica Amministrazione hanno invertito la rotta – spiegano gli analisti – e nel 2025 la media è risalita a 124 g/km, un dato sensibilmente più alto rispetto alla media emissiva di tutte le immatricolazioni nazionali.
Le conseguenze della crescita di immatricolazioni ibride
La crescita delle immatricolazioni ibride è stata rapida e costante: dal 10% del 2020 al 64% del 2025. La categoria ‘ibrido’, però, raggruppa tecnologie con livelli emissivi molto diversi e solo una piccola parte di questi veicoli rientra (per valori di omologazione) sotto la soglia dei 50 g CO2/km (grammi di anidride carbonica per chilometro quadrato, che misurano l’efficienza ambientale dell’auto, ndr). È la soglia in cui rientrano i veicoli a bassissime emissioni. Sulla carta, si tratta delle Plug In Hybrid (PHEV) “sulle cui reali emissioni esistono però prove univoche – commenta T&E – che dimostrano come le emissioni reali siano fino a cinque volte superiori ai valori di omologazione”. Nel frattempo, l’elettrico puro, “l’unica tecnologia che assicura emissioni zero e il pieno rispetto dei Cam” ha perso slancio: dopo aver raggiunto il 29,7% delle immatricolazioni nel 2022, è sceso al 7,2% nel 2024, per risalire parzialmente al 14,1% nel 2025.
Il tetto delle emissioni ignorato in un acquisto su tre
I Cam fissano anche un limite massimo per le nuove immatricolazioni di 160 g CO2/km, storicamente utilizzata anche per l’applicazione dell’ecotassa. Nel 2022, solo 85 veicoli (il 4% del totale) superavano quella soglia. Nel 2025 sono 417, pari a circa il 34% delle immatricolazioni. Quasi tutti i veicoli dei ministeri sono fuori soglia (96%), così come circa tre quarti di quelli regionali e provinciali (76%). “Il mancato rispetto del tetto minimo non è un’eccezione: è diventato la norma” si legge nello studio. L’auto più immatricolata nel 2025 è la Fiat Panda ibrida (278 unità), seguita dalla Subaru Forester (251 unità), un modello altamente emissivo con 185 g CO2/km. L’unica auto a emissioni zero nella top five è la Dacia Spring, con soli 40 esemplari.
Le forti differenze fra i vari enti
Nel 2022, unico anno in cui la soglia del 38,5% di immatricolazione a zero o basse emissioni è stata raggiunta da alcune categorie, i Comuni si sono attestati al 45% e le Università al 43%. Ma già dal 2023 entrambe le categorie sono tornate sotto la soglia e il trend non si è più invertito. Secondo il modello statistico elaborato dai ricercatori, poi, le emissioni medie di ministeri ed enti regionali e provinciali sono aumentate nel tempo, non diminuite. Le Asl e gli ospedali si distinguono positivamente su un aspetto: nel 2025 non hanno immatricolato veicoli sopra i 160 g/km. T&E indica alcune direzioni prioritarie per invertire la rotta: chiarire la prevalenza dei Cam, quindi il parametro emissivo, come standard normativo aggiornato, un rafforzamento deciso delle immatricolazioni full electric e un sistema di monitoraggio trasparente e accessibile. “I dati esistono – spiega T&E – sono quelli del Censimento Auto PA del Dipartimento della Funzione Pubblica, dell’Aci e dell’Agenzia europea dell’Ambiente, ma sono frammentati e difficili da ottenere, tanto che il database utilizzato in questo studio è stato costruito in parte tramite accesso Foia”.
Un parco auto vecchio e inquinante
Lo studio, infatti, offre anche una fotografia del parco auto in servizio, così come censito dal Dipartimento della Funzione Pubblica. Se è vero che il 40% è stato immatricolato negli ultimi sei anni, circa un veicolo su cinque ha più di vent’anni. E le auto nelle classi ambientali euro 0–3, ad alto potenziale inquinante e immatricolate prima del 2006, sono ancora circa 6mila. La composizione per enti vede la maggior parte delle auto assegnate ai Comuni, che detengono da soli oltre la metà dell’intero parco con 15.085 veicoli.
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