Arbitropoli? Nessuna prova, solo illazioni. Così la Procura ha chiuso l’inchiesta su Rocchi e l’Inter
- Postato il 21 luglio 2026
- Di Panorama
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“Sul fondo delle iscrizioni, permangono ipotesi, talvolta suggestioni, che, prive di base probatoria (…), non hanno consentito neppure di elaborare compiute incolpazioni preliminari” e di “svolgere utilmente investigazioni di ogni genere”. E’ una bocciatura senza appello quella che motiva l’archiviazione disposta dalla Procura di Milano della posizione dell’Inter, iscritta nel registro degli indagati e contestualmente uscita dall’indagine nelle ore in cui i pubblici ministeri hanno chiuso il fascicolo penale dell’inchiesta che ha scosso dalle fondamenta il calcio italiano nella tarda primavera.
Nessuna prova. Anzi. L’assenza di elementi a supporto – secondo i pm firmatari dell’archiviazione del club che era stato scritto in base alla legge 231 sulla responsabilità degli enti – porta a degradare “al rango della mera illazione” l’ipotesi di frode sportiva contestata a Gianluca Rocchi, l’ex designatore di cui, per tale reato, è stata chiesta l’archiviazione sulla quale si pronuncerà un giudice.
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La posizione dell’Inter è stata archiviata, in sostanza, per l’assenza di qualsiasi sostegno all’ipotesi accusatoria. Una presa di posizione netta che, di conseguenza, giustifica anche la ragione per cui l’ex designatore Rocchi sia destinato a seguire il destino della società nerazzurra almeno per quanto riguarda il filone principale dell’indagine e cioè la presunta (a maggior ragione adesso) attività per combinare le designazioni a favore dell’Inter.
Nessuna prova soprattutto dopo la “diffusione mediatica” dell’esistenza delle indagini avvenuta lo scorso 25 aprile, quando la notizia dell’invio di un avviso di garanzia a Rocchi è diventata di pubblico dominio: “Non sembrano potersi svolgere utilmente investigazioni di alcun genere”, scrivono i pm riferendosi al sequestro dei device (pc e telefoni) “che per scelta investigativa non è stato eseguito in precedenza” dal momento che le intercettazioni in corso “apparivano confortare l’impostazione accusatoria”.
Le intercettazioni sono il punto centrale del decreto di archiviazione, lungo 18 pagine. La Procura di Milano chiarisce, però, che non si esce dal campo delle ipotesi o delle suggestioni e che tra le ipotesi “residuali” c’è quella che le presunte interferenze dell’ex designatore arbitrale legate alla promessa di un’utilità, “consistente in progressioni di carriera nel sistema arbitrale”. Un teorema costruito in astratto sulla “esistenza di ottimi rapporti tra Gravina e Rocchi da un lato e dall’esistenza di un indubbio peso politico nella lega da parte del Fc Internazionale, nella persona di Marotta, a sua volta legato da buoni rapporti personali con Gravina”. Si tratta di “suggestione” che “si sia in presenza di una frode sportiva specifica, caratterizzata dal fatto che l’accettazione delle interferenze da parte di Rocchi, nei limiti in cui sono state positivamente ricostruite, sia stata determinata dalla promessa di una utilità, consistente in progressioni di carriera nel sistema arbitrale prossimo a possibili ristrutturazioni”.
Per i pubblici ministeri che hanno archiviato la posizione dell’Inter e richiesto l’archiviazione per Rocchi, si tratta di una base probatoria “inidonea a provare l’ipotesi di frode sportiva specifica, che richiede un principio di prova, anche indiziario, di una promessa di utilità, posta in essere da Gravina in accordo con Marotta verso Rocchi, perché costui accettasse interferenze volte a turbare la regolarità della gara”. Indizio assente in due anni di indagini: “Il vuoto probatorio degrada tale ipotesi al rango della mera illazione”.
Non c’è traccia di intercettazioni di colloqui diretti tra Rocchi e i dirigenti dell’Inter. Tra queste una telefonata che risale al periodo in cui c’era il testa a testa per lo scudetto tra Inter e Napoli. Con Rocchi che il 3 aprile dell’anno scorso, rivolgendosi all’ex arbitro Dino Tommasi, diceva: “Allora, noi c’abbiamo un problema. Noi c’abbiamo quella settimana che è cruciale per l’Inter, che c’hanno Bologna-Inter, il derby e Inter-Roma”. E ancora “Tra l’altro mi chiedevano (per il pm quelli dell’Inter) ‘ma Colombo non si ha mai?’ guarda Colombo ve lo prendete le prossime giornate”.
L’altro filone dell’indagine del pubblico ministero Maurizio Ascione, quello sulle cosiddette “bussate” in Sala Var per condizionare le decisioni di arbitri e varisti, è stato spostato per competenza territoriale al tribunale di Monza ma i pm milanesi anticipano le valutazioni, escludendo anche in questo caso l’esistenza di una frode. Manca un riscontro e si “esclude la sussistenza di una prova che le condotte fossero finalizzate alla manipolazione delle specifiche gare, ciò che costituisce in sé del delitto contestato. Anche la considerazione del contesto in cui sono intervenute esclude qualsiasi forma di asservimento, di organizzazione volta a manipolare le specifiche gare”.
Tutte le carte sono state inviate alla Procura federale guidata da Giuseppe Chiné che dovrà valutare l’eventuale esistenza di comportamenti illeciti secondo il codice sportivo che, ricordiamo, si muove secondo criteri in parte differenti rispetto a quello penale. Il fatto che l’indagine sia stata archiviata, e le motivazioni che hanno accompagnato questo atto, non potranno però non avere un peso sulle valutazione dell’ufficio di Chiné.