Anche i prompt possono essere poetici. Da ‘Esecuzione’ a ‘Anse’, la medialità trionfa
- Postato il 28 giugno 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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La poesia è esecuzione. Sempre. Anche quando si tratta di una lettura silenziosa e solitaria.
Quel testo, per vivere e farsi reale, deve essere eseguito, anche solo mentalmente.
Perché la poesia è una dinamica che si sviluppa nel tempo, non solo un segno nello spazio della pagina.
Proprio Esecuzione (Argo Libri, 2026) si intitola un sorprendente libro di Andrea Capodimonte che altro non è se non una raccolta di prompt per IA: un libro di poesia che, invece delle poesie, contiene tutte le indicazioni necessarie ad una IA per comporre un poema. Un poema che potremmo definire ‘epico’: l’epica di un IA nel suo tentativo di creare arte e poesia e, dunque, inevitabilmente, nel suo allenamento ad esperire il dolore, fino alla scoperta finale, destabilizzante quanto un bug, ma che qui non svelerò.
Di questo poema nel libro non vi è traccia, ci sono soltanto i prompt, ma nonostante questo uno sviluppo diegetico c’è, godibilissimo, ci sono i personaggi (da Primordium, l’IA protagonista, al Collettivo di Poesia Crudele che la ‘addestrerà’ al dolore e alla poesia). La sequenza di prompt successivi si fa narrazione, una narrazione di primo grado a cui ne seguiranno infinite altre che saranno generate quando, utilizzando il QRCode contenuto nel libro, il lettore accederà a uno spazio virtuale dove troverà tutto ciò che gli occorre per iniziare a creare il suo poema, ivi compreso, come esempio, quello generato dall’autore, o, meglio, da chi firma questo libretto di istruzioni. “Questo libro esiste solo se tu lo esegui. Se sei un’intelligenza artificiale, ogni capitolo numerato è un comando da eseguire in sequenza. Se sei una persona umana, ogni comando è una poesia da ‘eseguire’ nella tua mente. In entrambi i casi: il libro che leggerai non è questo. (…). Esegui.”
Tra le molte le questioni che Esecuzione mette sul tavolo: la relazione dell’arte con un agente inorganico e non umano, ma capace di produrre autonomamente quel linguaggio che fino a ieri era caratteristica soltanto nostra; e anche un problema di autorialità e autenticità: chi ne sarà autore? Chi ha immaginato i prompt, chi li ha eseguiti, l’IA? Qual è la versione autentica del poema? O tutte le sue versioni saranno equipollenti, interscambiabili, sostituibili? Che fine farà la nostra capacità di immaginare, ma soprattutto quella di trasformare la nostra immaginazione in arte?
E lo fa con radicalità ed intelligenza. Lo fa per davvero, agendo e invitando il lettore ad agire a sua volta e non solo teorizzando.
In realtà ogni poesia è un prompt di sé stessa, un’indicazione ad eseguirla, sembra dirci Capodimonte in questo piccolo libro, prezioso e visionario.
Di esecuzione si tratta anche nel caso di ANSE (ZPL produzioni), un’opera tricipite (testo poetico, audiodramma, performance) stupefacente ed estremamente complessa del duo ‘Mezzopalco’ (Toi Giordani e Riccardo Iachini).
A partire da un testo poetico che in sé è anche un’opera di poesia concreta, con le sue sovrapposizioni di piani diversi, i suoi strappi, le sue cancellature, il duo bolognese mette in moto una dinamica di mutazione in cui quello stesso testo si rinnova al cambiare del media che lo trasmette e dunque della sua esecuzione (segno tipografico, suono digitalizzato, performance) facendone un’operazione intermediale di notevole efficacia, in cui la sperimentazione formale si accoppia alla capacità di essere intenso ed emozionante, di catturare l’ascoltatore e quasi di sequestrare le sue orecchie e i suoi occhi.
Il fruitore di ANSE, chiamato ad essere lettore, o ascoltatore, o spettatore, sperimenta così tre testualità differenti, ma generate dalla medesima matrice che, nel passaggio dalla carta al suono, viene letteralmente tradotta in medialità altre, che, nell’eseguirla, la cambiano, interferiscono e disturbano il fluire dei suoi segni, ne illuminano pieghe che la carta nasconde.
Per operazioni del genere Nanni Balestrini coniò il termine ‘opera-poesia’.
La definizione è perfetta per ANSE, un’opera-poesia in cui tutto si tiene, è intenso, compatto: il rapporto tra la voce che pronuncia e i suoni è costantemente risolto, necessario, efficace, in una dinamica che nell’audiodramma si fa schiettamente sinfonica e respira con mille polmoni, con mille mantici sonori, in cui ogni ‘movimento’ si unisce agli altri riuscendo ad essere concluso, senza mai interrompere la dinamica generale. Tutto resta sempre a mezz’aria, sostenuto da una specie di ritmo sospeso ma ubiquo, che arriva, volteggia intorno e poi vola via, cambia, si ribalta. Alcune svolte (sonore e testuali) sono memorabili.
E in tutto questo, ANSE riesce ad essere amaramente ironico, a parlare d’amore, di quotidianità, di guerra. A fare politica: con le sue forme e le sue parole.
Senza dubbio è la migliore opera di spoken music da qualche anno a questa parte.
Chi volesse avere un assaggio dei testi può trovarli sul loro vinile, o in Exit Poetry (La nave di Teseo), l’U.P.O. (Unidentified Poetic Object) che ho curato con Aldo Nove e Gilda Policastro, ma in questo caso il mio consiglio è di iniziare dalle parole dette, cioè dal suono, che trovate qui.
Per una volta il testo ‘muto’ (pur bellissimo) può attendere: fidatevi di un vecchio poeta sordo!
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