Altro che sdolcinati o romantici, questi romance sono molto hot
- Postato il 3 giugno 2026
- Cultura
- Di Libero Quotidiano
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Altro che sdolcinati o romantici, questi romance sono molto hot
C'è una domanda che il mondo dell’’editoria, della scuola e delle famiglie non può più evitare: cosa succede quando libri pensati per un pubblico adulto finiscono nelle mani di lettrici di undici o dodici anni? Negli ultimi anni il romance è diventato uno dei fenomeni editoriali più importanti a livello internazionale. Dai contemporary romance agli sport romance, fino ai dark romance, le classifiche sono dominate da storie d'amore che trovano nei social network il loro principale motore di diffusione. BookTok, la comunità di lettori nata su TikTok, ha trasformato alcuni titoli in bestseller globali, contribuendo a riportare milioni di giovani alla lettura. Un risultato che, di per sé, dovrebbe essere accolto con favore. Eppure, accanto a questo successo emerge una questione che sempre più insegnanti, librai e genitori stanno iniziando a sollevare.
Una parte significativa dei libri più popolari tra le giovanissime contiene infatti scene sessuali esplicite (identificate con l’etichetta “Spicy”), relazioni caratterizzate da manipolazione psicologica, violenza, stalking, abuso e dinamiche affettive profondamente tossiche. Il problema non è che la letteratura racconti il male, lo fa da sempre: dai miti ai grandi classici, la narrativa esplora le zone oscure dell'esperienza umana. Il punto è un altro: il modo in cui questi contenuti vengono proposti, consumati e interpretati da chi si trova ancora in una fase cruciale della crescita. La differenza tra una lettrice adulta e una ragazzina di undici anni non riguarda l'intelligenza o la sensibilità; ma gli strumenti. Un adulto possiede, almeno in teoria, una maggiore capacità di distinguere tra rappresentazione e modello, tra fantasia narrativa e comportamento desiderabile. Un preadolescente sta ancora costruendo il proprio immaginario sentimentale. Sta imparando cosa significhino amore, rispetto, consenso, autonomia, reciprocità. In questo contesto, il rischio non è che un libro “corrompa” i giovani lettori- è più sottile-, è la normalizzazione di dinamiche che nella realtà dovrebbero essere riconosciute come problematiche.
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Quando il protagonista possessivo viene costantemente presentato come irresistibile, quando il controllo diventa una prova d'amore, quando la gelosia viene confusa con la passione e la sofferenza con l'intensità del sentimento, una lettrice molto giovane potrebbe non avere ancora gli strumenti necessari per leggere criticamente quei comportamenti. Non si tratta di attribuire alla narrativa responsabilità che appartengono alla società nel suo complesso. Nessun romanzo determina da solo la visione del mondo di una persona. Tuttavia, le storie contribuiscono a costruire immaginari, aspettative e linguaggi. E questo vale soprattutto durante l’infanzia e la preadolescenza. A rendere il fenomeno ancora più complesso interviene il ruolo dei social network. Le raccomandazioni arrivano dagli algoritmi. Video di pochi secondi suggeriscono il «libro che ti farà piangere», il «romanzo più spicy dell'anno», la storia «che ti distruggerà emotivamente». La ricerca dell'emozione più intensa diventa spesso un criterio di scelta più importante della qualità letteraria o della profondità dei temi affrontati. La trasformazione da esperienza di scoperta a consumo emotivo.
Non conta più ciò che il libro lascia dentro di noi, ma quanto riesce a scioccarci, commuoverci o spingerci oltre il limite precedente. È la stessa logica che governa gran parte dell'ecosistema digitale contemporaneo: per attirare attenzione serve sempre qualcosa di più forte, più estremo e più provocatorio. La risposta, però, non può essere la censura. La storia della letteratura dimostra quanto siano sterili i tentativi di proibire i libri. Vietare significa spesso aumentare il fascino dell’opera proibita senza affrontare il problema alla radice. La vera sfida è un’altra: formare lettori consapevoli. Per un’undicenne esistono centinaia di romanzi capaci di parlare di crescita, amicizia, primi amori, scoperta di sé, conflitti familiari e ricerca della propria identità senza rinunciare alla complessità.
Il focus non è proteggere i giovani da ogni contenuto difficile, ma accompagnarli in un percorso di lettura che rispetti i tempi della loro maturazione emotiva. Leggere significa incontrare il mondo, ma ogni incontro richiede una preparazione adeguata. Così come non si chiede a un bambino di interpretare da solo un testo filosofico, non si dovrebbe lasciare che una preadolescente costruisca il proprio immaginario affettivo esclusivamente attraverso storie che fanno della tossicità relazionale il loro principale elemento di attrazione. La questione, in fondo, non riguarda il dark romance. Riguarda il significato stesso della lettura. Se i libri sono soltanto prodotti da consumare rapidamente, allora qualsiasi titolo vale quanto un altro. Se invece crediamo ancora che possano contribuire alla formazione della persona, allora diventa legittimo domandarsi non cosa debbano leggere i più giovani, ma quale idea dell'amore, delle relazioni e della libertà stiamo consegnando loro attraverso le storie che mettiamo nelle loro mani.
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