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Al nuovo Rh Milano tra influencer, caos e sushi a volontà. La brutta faccia della Design Week 2026

  • Postato il 22 aprile 2026
  • Blog
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Al nuovo Rh Milano tra influencer, caos e sushi a volontà. La brutta faccia della Design Week 2026

La brutta faccia del design. Hanno bloccato mezza città, Corso Venezia chiusa al traffico. Ma se chiedete in giro chi è RH Milano, la risposta è un boh, pieno di perplessità. Sono americani, sono una sorta di Ikea oltreoceano, con sede di 4000 metri quadrati inaugurata a Parigi l’anno scorso sugli Champs -Elisées. Ma non è sempre detto che la quantità faccia la qualità. Palazzo Piombino era un gigante neo/rinascimentale costruito nel 1880, dimenticato nel centro di Milano. Poi sono venuti loro forti dello slogan “Make America great again” ma non solo a casa loro. Un migliaio di invitati, io tra questi, invitata a mia volta. Influencer e celebrities avevano la corsia preferenziale, ma non ho riconosciuto nessuno. Sicuramente è un mio limite. Fila da tutte le parti che formavano imbuti umani. Una città già paralizzata dalla Design Week 2026, 1900 espositori da 32 paesi e 1500 eventi spalmati in città per il Fuori Salone.

La brochure di RH Milan The Gallery prometteva un progetto che unisce retail di lusso e ospitalità in un’unica esperienza immersiva. Il progetto segna il debutto italiano del brand e consolida la sua espansione europea, dopo aperture a Bruxelles, Madrid e Monaco. Il marketing funziona ma la Grande Ouverture di 5000 metri quadrati poteva essere scandita in un paio di giorni. Invece Beppe Sala, il sindaco che non c’è e non c’è mai stato, per occupazione suolo pubblico è sempre molto generoso ignorando i diritti dei cittadini. Generoso è stato il buffet, caviale, ostriche e bollicine. Sushi a volontà, sembrava il mercato del pesce. A un altro piano c’era il pacchero stellato di Vittorio che ormai è più inflazionato di un big Mac. Sullo sfondo della Biblioteca di Architettura e Design, concepita come luogo di ricerca e ispirazione – informa la brochure – affiancata da un servizio concierge e da un accesso a un cortile interno che conduce a un raro giardino privato, ispirato ai modelli rinascimentali italiani. Uaooo.

Il design è roba nostra, quello genuino, non urlato, che sa di sapore artigianale. Dal caos RH, Interior, Modern, Outdoor (holà, là) scappano per andare al “Poetic Living” di Luisa Beccaria, cinque piani di gentilezza, fra roseti e installazioni di bouquet di fiori. Luisa parte dalle sue ri/origini, quarant’anni di moda e ideatrice del Lu Word, che rappresenta un lifestyle che fonde fashion, design d’interni e tradizioni siciliane, un universo ha le sue radici nel feudo di famiglia in Sicilia Castelluccio. Luisa riveste spa, bordi piscina sul lago di Como e grattacieli ad Abu Dhabi. Da Tod’s in via Savona l’iconico gommino è re/interpretato come oggetto da collezione, all’interno di una narrazione di pezzi di design altrettanto iconici come la poltrona Elda di Joe Colombo, la sedia Crosby di Gaetano Pesce, il tavolo Kristall di Michele De Lucchi per Memphis e il radiofonografo Brionvega di Achille & Pier Giacomo Castiglioni.

Una Fashion Week agonizzante con conti ridotti al lumicino, una Design Week in continua crescita con una previsione per l’edizione 2026 che si aggira sui 255 milioni di euro, in crescita del 14,7% rispetto all’anno precedente. Una città trasformata per una settimana in un mega Hub di creatività diffusa. Il Comune incassa solo e non restituisce ai cittadini. Chiunque voglia avvicinarsi a uno degli eventi deve fare un paio d’ore di fila, oltre allo sfinimento di scaricare reticolati di qr-code. Sala e company, premiata ditta uscente, ha avuto otto anni di tempo per pensare, chennesò, a un piano di decongestionamento e prolungare magari di una settimana o anche di tre giorni il calendario degli happening e regalare a cittadini e scolaresche un po’ del bello del design.

Ci hanno lasciato invece Piazza San Babila, riqualificata, cementata, ma brutta e disarmonica urbanisticamente. Mentre le nuove aiuole di Corso Buenos Aires, tombali di aspetto, con qualche arbusto rinsecchito sono la gioia dei cani che ci fanno la pipì. E ce la fanno pure gli homeless.

E’ venuta la premier Meloni, cercava un tavolo ovale. Come quello di Donald?

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Il Fatto Quotidiano

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