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Al Museo Egizio la moda scopre il potere del rituale

  • Postato il 11 giugno 2026
  • Cultura
  • Di Libero Quotidiano
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  • 5 min di lettura
Al Museo Egizio la moda scopre il potere del rituale
Al Museo Egizio la moda scopre il potere del rituale

Ci sono luoghi in cui il tempo smette di essere una linea retta per farsi cerchio. Accade a Torino, dove le sale del Museo Egizio si sono trasformate nella passerella di “Hieroglam”, l’ultimo, visionario progetto espositivo e formativo firmato dall’Accademia Iuad. Curata da Pasquale Esposito e Francesco Maffei, la mostra non è una semplice esibizione di abiti, ma un viaggio sensoriale che esplora la storica, viscerale fascinazione che l’Antico Egitto esercita sulla moda. Un ponte ideale che unisce l’archetipo al futurismo, il mito ancestrale alla fluidità contemporanea. In un presente saturo di immagini digitali, avatar e identità smaterializzate, “Hieroglam” risponde a un bisogno profondo e modernissimo: quello di ritrovare il senso del sacro, della materia e del racconto collettivo. Al centro della scena, trenta abiti -manifesto nati dal talento degli studenti dell’accademia di Napoli e Milano.

I giovani designer hanno riletto l’universo egizio non come mero esercizio di stile, ma come una meditazione visiva. I concetti spirituali del ka(la forzavitale) e del ba (l’anima mobile) prendono vita in silhouette scultoree, superfici luminose e stratificazioni cromatiche che evocano l’oro solare, il blu del Nilo, il nero cosmico e il rosso del deserto. A catturare l’attenzione è l’abito di Chiara Corbo Tedesco: un pezzo in puro lino, strutturato internamente da una tela adesiva in cotone. Una silhouette volutamente essenziale e semi -aderente, che fa da tela a un ricamo di perline eseguito interamente a mano su canottiglie dipinte a mano, simile a un amuleto prezioso da portare sulla pelle. Di un’energia completamente diversa, eppure magnetica, è la creazione di Alessia Russo in georgette che sfida i confini della materia accostandola a un corpino con cuciture alla francese realizzato in pelle di vitello nuvolato. L’apertura sul fianco sinistro segue i rigorosi e concettuali principi della modellazione Otoshiana di Shingo Sato, evocando con drammaticità e poesia l’idea di un corpo privato dei suoi organi, pronto a farsi pura essenza spirituale.

Il percorso espositivo si arricchisce di un contrappunto d’eccezione: una selezione di capi d’autore provenienti dal prestigioso Archivio di Ricerca Mazzini. Le creazioni degli studenti dialogano così con i capolavori di chi, prima di loro, ha subito l’incantesimo dell’Egitto. Si cammina tra le architetture tessili di Issey Miyake, il rigore scultoreo di Gianfranco Ferré, l’animalier selvaggio di Roberto Cavalli e le visioni gotico -romantiche di Alexander McQueen. È la celebrazione di una linea continua che da sempre unisce i geni della couture- come Elsa Schiaparelli, John Galliano, Jean Paul Gaultier e Olivier Rousteing - alle icone della cultura pop come Madonna, Beyoncé e Lady Gaga, capaci di trasformare la simbologia divina in pura potenza scenica.
 

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Autore
Libero Quotidiano

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