A Petilia Policastro gli Hantura festeggiano il 25 anni
- Postato il 11 agosto 2026
- Notizie
- Di Quotidiano del Sud
- 0 Visualizzazioni
- 6 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Il Quotidiano del Sud
A Petilia Policastro gli Hantura festeggiano il 25 anni
La musica etnica e popolare custode di identità e cultura di un territorio: a Petilia Policastro gli Hantura festeggiano 25 anni di attività
La musica non è soltanto intrattenimento, non è soltanto spettacolo. È memoria collettiva, archivio emotivo, racconto condiviso. In molte comunità del Sud Italia la musica etnica e popolare rappresenta un vero e proprio fattore identitario: è ciò che distingue un territorio, che lo rende riconoscibile ancora prima che venga descritto. A Petilia Policastro questo ruolo, da venticinque anni, ha un nome preciso: Hantura.
“Hantura”, nel dialetto petilino, significa “poco fa”. Un’espressione semplice, quotidiana, che richiama qualcosa di appena accaduto. Eppure la storia del gruppo racconta un percorso lungo un quarto di secolo. Nato ufficialmente il 22 aprile 2001, il progetto celebrerà il suo venticinquesimo anniversario il prossimo 12 agosto, proprio nella piazza simbolo della città, piazza Filottete.
Non sarà soltanto un concerto, ma un evento nel senso pieno del termine. Un ritorno a casa, un momento di comunità, una festa che unisce memoria e futuro.
Per comprendere il valore di questo traguardo occorre partire dal significato profondo della musica popolare. I canti tradizionali non sono semplici melodie tramandate oralmente: sono cronache di vita vissuta. Raccontano il lavoro nei campi, la raccolta delle olive, le stagioni della transumanza, le partenze verso terre lontane, la nostalgia dell’emigrazione, le feste patronali, i matrimoni, i lutti. Ogni strofa è una pagina di storia che non sempre trova spazio nei libri, ma che sopravvive nella voce di chi canta.
La zampogna che attraversa i vicoli del centro storico, il tamburello che accende le piazze, la lira che accompagna le danze non sono soltanto strumenti musicali: sono strumenti di identità. Attraverso di essi si trasmettono valori come il senso di appartenenza, la solidarietà, il rispetto per le radici. In un mondo globalizzato, dove le differenze rischiano di appiattirsi, la musica popolare diventa un baluardo culturale, una forma di resistenza gentile che custodisce l’anima di un territorio.
Gli Hantura hanno scelto fin dall’inizio di percorrere questa strada. Non una semplice operazione nostalgica, ma un lavoro di ricerca, studio e valorizzazione della musica etnico-popolare calabrese, arricchita da testi originali capaci di dialogare con il presente.
La loro è una tradizione viva, non cristallizzata. Le sonorità arcaiche si intrecciano con arrangiamenti moderni, creando un equilibrio tra passato e contemporaneità.
In venticinque anni il gruppo ha attraversato la Calabria, raggiunto altre regioni italiane e varcato i confini nazionali, portando con sé il suono identitario di Petilia Policastro. Ogni palco è diventato occasione per raccontare una storia collettiva, per trasformare la musica in ambasciatrice culturale. La collaborazione con Eugenio Bennato nel progetto “Taranta Power” ha rappresentato un riconoscimento significativo, così come l’inserimento di un loro brano nel doppio cd “La Taranta, il Folklore del Salento”, distribuito a livello nazionale. Momenti importanti che hanno dato visibilità al gruppo senza snaturarne l’essenza.
La discografia principale degli Hantura comprende tre album in studio e singoli pubblicati tra il 2009 e il 2015. Il primo lavoro, “Sudanima” (2009), è un manifesto delle loro radici: un disco che affonda nei suoni e nelle atmosfere della tradizione calabrese, ma che al tempo stesso guarda avanti. Brani come L’anima e l’amore raccontano con intensità il legame tra sentimento e appartenenza, tra individuo e comunità.
Nel 2011 esce “Taranterra”, secondo album in studio, caratterizzato da un forte richiamo alla tarantella e al folk del Sud. La traccia omonima è diventata nel tempo un vero inno nelle esibizioni dal vivo, capace di trasformare la piazza in un’unica danza collettiva. Con questo lavoro gli Hantura consolidano la propria identità sonora, dimostrando che la tradizione può essere energia contemporanea.
Il terzo album, “Storie mai cuntate” (2015), rappresenta una tappa di maturità artistica. Il titolo richiama la funzione narrativa della musica popolare: dare voce a vicende dimenticate, a storie quotidiane che meritano di essere ascoltate. All’interno del disco spiccano brani come Scinna ra sira e Tarantella a cogliona, quest’ultima tra le più ironiche e amate dal pubblico.
Le canzoni degli Hantura registrano migliaia di ascolti sulle principali piattaforme di streaming. Tra i pezzi più iconici figura “A gorna”, probabilmente il brano più rappresentativo del gruppo, caratterizzato da un ritmo travolgente che sintetizza l’energia delle loro esibizioni. “Taranterra” è diventata una sorta di firma musicale, mentre “Tarantella a cogliona” unisce ironia e tradizione.
Gli argomenti trattati sono tanti. Come i canti sul lavoro, con “E ru sule ha datu la tumma”, in cui i lavoratori invocano i loro diritti e la paga dal padrone dopo una dura giornata di lavoro.
O un episodio della storia petilina, quando a causa di una sommossa popolare, per le condizioni di estremo disagio che stava attraversando il paese, ci furono due morti: “Curria l’annu quarantasette”, un Ep prodotto da Elca Sound.
Ma anche canzoni di amore struggente, come Chjiaga d’amuri e Luna de notte; da citare, ancora, Sulu parole e Vita e brigante.
C’è poi “Riturnella”, grande classico della lirica calabrese riarrangiato con la loro cifra stilistica, testimonia la capacità di rileggere il passato con uno sguardo attuale, così come Donna Richetta e l’intramontabile Ciucciu bellu.
Un elemento fondamentale del percorso degli Hantura è la continuità generazionale. La tradizione vive solo se viene trasmessa. Oggi Jacopo Carvelli e Antonio Messina raccolgono il testimone suonando zampogna, ciarameddra, lira e organetto. Non si tratta soltanto di imparare una tecnica musicale, ma di custodire un linguaggio simbolico, un patrimonio immateriale che racconta la storia di una comunità. Lo stesso Jacopo Carvelli, infatti, le zampogne, di cui è innamorato, ha cominciato anche a costruirle.
La formazione attuale vede Gino Carvelli alla chitarra battente e alla voce, affiancato da Jacopo Carvelli alle zampogne. Antonio Messina arricchisce il suono con organetto, lira e ciarameddre; Domenico Ierardi è alla fisarmonica. La sezione ritmica comprende Giovanni Ziparo tra batteria e percussioni e Pio Giuseppe Fiorita alla batteria, con Giuseppe Marino al basso e Luca Ceraudo alle chitarre. Completa l’ensemble la voce di Raffaella Caruso.
Il 12 agosto, in piazza Filottete, non si celebrerà soltanto un anniversario musicale.
Si celebrerà un percorso culturale che ha trasformato la musica in memoria condivisa, in orgoglio identitario, in racconto vivo del territorio. Perché quando una comunità si riconosce in un suono, quel suono diventa storia. E la storia, cantata insieme, continua a vivere.
Il Quotidiano del Sud.
A Petilia Policastro gli Hantura festeggiano il 25 anni