A Bormio le Olimpiadi hanno causato “la peggiore stagione sciistica di sempre”: ora la società rilancia il mega-progetto di collegamento con Livigno
- Postato il 8 settembre 2026
- Ambiente
- Di Il Fatto Quotidiano
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A distanza di sei mesi dalle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, la società che gestisce gli impianti di risalita di Bormio scopre che il grande evento, osannato come un successo dagli organizzatori e dai politici, in realtà è stato un disastro economico. In termini di incassi e di numero di utenti. La protesta, indirizzata alle autorità pubbliche, diventa così l’occasione per riproporre uno dei progetti più devastanti di espansione dell’industria dello sci, il collegamento dei comprensori di Bormio e di Livigno, passando per Santa Caterina. Si tratta di un mega-piano economico da quasi 300 milioni di euro, su cui si erano espressi alcuni mesi fa alcuni Comuni della zona, dando mandato alla Comunità montana di occuparsene. In questo quadro si registra anche il fallimento della nuova cabinovia di Bormio, dopo lo smantellamento di un vecchio impianto e il progetto affidato da Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 (Simico) all’impresa bresciana Graffer, mai avviato e infine revocato.
“La peggiore stagione di sempre”
La Società Impianti Bormio ha affidato le lamentele a un documento. “Sib sta osservando da mesi con grande preoccupazione quanto sta accadendo, una situazione in cui la programmazione aziendale è costantemente minacciata e viene messo a rischio il futuro della destinazione. Per raccogliere i benefici dell’evento olimpico abbiamo bisogno di sapere quali siano le intenzioni e prospettive delle amministrazioni comunali circa la realizzazione degli impianti di risalita olimpici e come intendano riparare ai danni che hanno causato e stanno causando alla nostra società”. Poi l’affondo: “La stagione 2025/26, afflitta dalle chiusure forzate per i Giochi, è andata in archivio come la peggiore stagione di sempre dal punto di vista delle presenze sulle piste: solo 275 mila primi ingressi, ben 100mila in meno rispetto alla media storica”. La pista Stelvio, sede delle gare di sci alpino maschile, è rimasta infatti chiusa a lungo.
La cabinovia cancellata
Sib ricorda di aver appreso solo dai giornali, a giugno, “dell’annullamento dell’affidamento a Graffer per la realizzazione degli impianti di risalita previsti per le Olimpiadi. Una notizia esplosiva a cui ha fatto seguito il silenzio”. Un analogo provvedimento è stato preso a Livigno, mentre a Cortina la terza cabinovia in carico a Graffer non è ancora conclusa. Sib aggiunge: “Noi abbiamo salvato il carrozzone olimpico da una figuraccia mondiale, di fatto sostituendoci agli enti locali che avevano dato le garanzie per l’evento. Nel 2025 Sib fu obbligata a smantellare in tempi brevissimi la seggiovia Fontanalonga-Valbella con l’impegno di Simico a realizzare l’impianto sostitutivo Ciuk-La Rocca in tempo per la stagione invernale 2025-2026”. Non solo i lavori (l’assegnazione senza gara fu di Simico e del suo amministratore delegato Massimo Saldini) non sono mai iniziati, ma “è ormai evidente che ci appresteremo a vivere addirittura una seconda stagione invernale senza il tanto atteso nuovo impianto di risalita, causando un enorme danno alla ski area che si troverà con una sola seggiovia (Bormio 2000-Cimino) a portare in quota gli sciatori con il ragionevole rischio di causare code e disagi”. Della cabinovia se ne riparla, se va bene, nella stagione invernale 2027-28, ma la società degli impianti di Bormio arriva a dire: “Rimaniamo del parere che l’impianto Bormio-Ciuk non è prioritario per la ski area e, anzi, a Olimpiadi concluse sarebbe molto più ragionevole prendere in considerazione collegamenti con le stazioni vicine”.
Il collegamento con Livigno
È questo il riferimento che indigna gli ambientalisti, il desiderio di collegare tre comprensori: Bormio, Santa Caterina e Livigno. Alcuni mesi fa la Comunità Montana Alta Valtellina ha approvato una presa d’atto e un impegno a considerare un maxi progetto di collegamento sciistico. Viene da lontano e ha registrato nell’autunno di un anno fa, in pieno avvicinamento alle Olimpiadi, la presentazione da parte di Confindustria (di Como, Lecco e Sondrio) di uno studio strategico-strutturale di sviluppo economico. In primavera i sindaci hanno fatto un passo in più, perché se il progetto era stato pensato prima di Milano-Cortina 2026, l’appetito è venuto mangiando. La spesa approssimativa è di 230 milioni di euro (oltre all’Iva, quindi quasi 300 milioni di euro) per realizzare dieci impianti di risalita e un collegamento Livigno-San Colombano (da 110 milioni di euro), San Colombano-Bormio (36 milioni) e Bormio-Santa Caterina Valfurva (82 milioni). Praticamente un maxi comprensorio sciistico, nascosto dietro le solite parole di “rispetto per l’ambiente… sostenibilità… sviluppo del territorio… turismo diffuso tutto l’anno…”. Come compensazione ambientale viene promesso l’ampliamento dell’area del Parco Nazionale dello Stelvio. Il progetto viene criticato oltre che dagli ambientalisti anche da Alleanza Verdi-Sinistra di Sondrio: “È uno scempio, perché si attraversano aree protette inserite nella rete Natura 2000”. I sindaci si sono dichiarati favorevoli, ma proprio loro avevano rinunciato a un finanziamento di 20 milioni di euro legato al piano delle opere olimpiche, non ritenendo vi fossero le condizioni per realizzare qualcosa. Adesso la proposta di Assindustria, che si è impegnata a trovare capitali, ha fatto breccia.
Uno studio “riservato”
La delibera favorevole dei Comuni di Bormio, Valdidentro e Livigno presenti nella Comunità Montana era subordinata alla realizzazione integrale del progetto. In quell’occasione il presidente della Comunità aveva deciso che lo studio fosse “tenuto riservato”. Un passaggio sorprendente, considerando che gli enti rappresentati sono tutti enti pubblici. Andava trasmesso agli impiantisti e ai possibili finanziatori dell’operazione, ma non alla stampa o agli amministratori locali. In una parola, andavano informati i sostenitori dell’assalto alla montagna, non i cittadini.
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