Volti e povertà: dove si nasconde il senso della storia
- Postato il 20 settembre 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Generazione sintesi AI in corso…
Il futuro, forse, può essere ascoltato,
non previsto (Russel Jacob)
Sono i volti, prima incurvati e sottomessi dalle tante schiavitù, conseguenze delle idolatrie, che si risollevano, perché la liberazione non è lontana. Il volto, ogni volto, è un’epifania, una rivelazione e dunque un’apocalisse leggera dell’infinito nel tempo e nello sguardo. Tra le maschere e i volti ci sta tutta la differenza che esiste tra la nudità che si offre all’altro e la fuga di chi si nasconde dallo sguardo alieno. I volti sono una delle espressioni più marcanti della nostra vulnerabilità perché, in qualche modo, ci si dà ‘in pasto’ agli occhi e alla percezione dell’altro.
Volti nuovi dei bambini, volti adulti e volti scolpiti dal tempo e dunque ricchi di cicatrici, rughe e pezzi di vita attaccati ad impercettibili segni che solo l’attenzione e il rispetto permettono di interpretare. Il sorriso, la preoccupazione, il pianto e il dolore che, con la gioia, trovano nel volto uno spazio unico e definitivo per ri-velarsi o meglio s-velarsi. In Occidente pretendiamo, giustamente, che si eviti di velare il volto delle donne come accade da altre parti. Qui però forse facciamo peggio perché lo copriamo con la quotidiana violenza pubblicitaria. Esso, allora non è nudo ma coperto di menzogna. Il volto andrebbe invece ‘riscoperto’ come per il venerdì santo con la croce. Coperta da un manto perché troppo abituale, da denudare nella cerimonia della sera. Il volto, infatti, non è che l’atrio del mistero, lo spazio tra il mondo esterno e l’interiorità del sacro.
Ecco perché, specie nel femminile, quando il volto è ‘commercializzato’ e manipolato si opera una profanazione.
Nei poveri si rivela la storia
Dove non entra il povero Dio non entra/ Possono dire quello che vogliono/Possono fare statue d’oro/
ma Dio non entra mai dalla porta dove non entra il povero
(Arturo Paoli)
Una delle più rivoltanti (o consolanti) apocalissi, ci ricorda il brano, accade quando il mistero si nasconde ad alcuni e si svela ad altri. Per Arturo Paoli sono i poveri di ieri e quelli di tutti i tempi, soprattutto coloro che non sanno di esserlo. Vi troviamo in effetti una delle chiavi di lettura della storia più contundenti che mai siano state offerte. I privilegiati non sono quelli che ci si aspetta di trovare sul palcoscenico della storia: i potenti e coloro i cui nomi sono scritti sui monumenti, sulle piazze e nei libri di testo.
I piccoli, i poveri sono una fragile e leggera apocalisse permanente perché, in un modo misterioso, in essi si cela, nascosto ed evidente, il segreto del senso e del cammino della storia. Fossimo conseguenti dovremmo imparare a riformulare la nostra storia, personale e collettiva dal rovescio del mondo o dai ‘sotterranei’ della storia.
Ci hanno provato in tanti, eretici, santi e rivoluzionari che poi hanno fondamentalmente la stessa prospettiva esistenziale. Messi al rogo oppure accettati e normalizzati dall’istituzione, creata per perennizare l’eventuale carisma espungendone la carica di esplosività. Ci hanno provato, da millenni, le donne di ogni età e stato sociale. Ci ha provato una persona che poi si è cercato di incorniciare trasformandola in una sorta di subalterna divinità. Maria, la madre di Cristo che, secondo l’evangelista Luca, sostiene che ‘il Signore ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote’. (Lc 1, 51- 53)
Casarza Ligure, fine agosto 2026
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