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“Via bollo auto? Non siamo un paese su 4 ruote, potevano investire sul prezzo del trasporto pubblico per tutti i cittadini”

  • Postato il 24 settembre 2026
  • Ambiente
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Via bollo auto? Non siamo un paese su 4 ruote, potevano investire sul prezzo del trasporto pubblico per tutti i cittadini”

“Una misura che suggerisce un’idea di paese su 4 ruote. Ma prima di essere automobilisti, nasciamo tutti e siamo pedoni. Ecco perché un buono da spendere nel trasporto pubblico locale (TPL) avrebbe potuto riguardare l’intera popolazione, avrebbe potuto rendere più convenienti i tragitti eseguiti con mezzi alternativi alle auto e sarebbe potuto essere modulato per incentivare comportamenti ambientalmente virtuosi”. Esprime chiaramente il suo dissenso contro l’abolizione, pur temporanea, del bollo auto e moto Chiara Lorenzin del Direttivo di Cittadini per l’Aria, una delle associazioni che più in Italia agisce sul fronte della denuncia e del contrasto all’inquinamento dell’aria. Ma non è sola. Insieme a Clean Cities, ISDE Italia (Medici per l’Ambiente), Kyoto Club, Torino Respira, Legambiente, Greenpeace e WWF Italia ha infatti condiviso un comunicato molto critico verso la cancellazione del bollo da parte del governo. “Dopo oltre 2,2, miliardi spesi per il taglio a pioggia delle accise sui carburanti, previsti essenzialmente per i veicoli diesel (più inquinanti) ed erogati a prescindere da ogni valutazione sul reddito o sulla reale necessità di usare l’auto”, scrivono le associazioni, “ora l’esecutivo ne stanzia 2,3 per l’abolizione del bollo, soldi in aperta contraddizione con il principio ‘chi inquina paga’”. A parte mettere sullo stesso piano un’utilitaria appena immatricolata e una vettura con vent’anni di vita, il taglio del bollo “non aiuta chi ha minori possibilità economiche, né chi meno inquina, né parla a chi già si sposta con il trasporto pubblico, il treno, la bici o a piedi”.

Il punto, concordano le associazioni, è che i soldi avrebbero sì dovuto tradursi in un risparmio per i cittadini, ma per tutti e su altri fronti più virtuosi. “Nell’ultimo anno il governo ha sforbiciato il Fondo Nazionale Trasporti e il fondo per lo sviluppo di tram e metropolitane di Roma, Milano e Napoli, dicendo che non c’erano soldi per fare di più”, afferma Claudio Magliulo di Clean Cities. “Hanno però trovato cinque miliardi di euro (pari all’ammontare annuo del Fondo, dal quale dipendono le aziende di TPL per far circolare i mezzi) per l’esenzione parziale e temporanea dal bollo auto e per una riduzione minima delle accise. Queste costosissime misure non hanno un reale impatto sui prezzi alla pompa. Se non per l’ambiente, il governo lo faccia per le tasche delle famiglie italiane, sempre più in balia della prossima crisi geopolitica“.

Secondo Greenpeace Italia, i soldi del bollo si sarebbero potuti impiegare per una misura non escludente e socialmente più giusta. Oltre ovviamente “a interventi per rendere più efficiente, capillare e avanzato da un punto di vista tecnico il trasporto pubblico, con la riconversione dei mezzi all’elettrico”, spiega Federico Spadini, Campaigner Clima dell’associazione, “grandissimi benefici per le classi più deboli verrebbero da quello noi chiediamo da sempre, ovvero l’introduzione del cosiddetto ‘biglietto climatico’: un abbonamento anche annuale che copra un territorio vasto, ad esempio tutto quello nazionale, e che ad un costo molto basso consenta alle fasce meno abbienti di potersi muovere in libertà”.

Va ricordato che l’Italia, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, resta il paese dell’Unione europea con il maggior numero di morti premature attribuibili al PM2.5. Non solo: i registri delle emissioni indicano che, nelle regioni padane, il trasporto è la fonte prevalente di produzione di CO2 e di sostanze ad effetto climalterante. E infatti la misura arriva, fanno notare le associazioni, mentre si discute del recepimento della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, che abbasserà il limite annuale del PM2.5 da 25 a 10 μg/m³ e quello degli ossidi di azoto da 40 a 20 μg/m³. Ma l’abolizione della tassa – questa l’argomentazione – offre soluzioni opposte a quelle che servono per raggiungere i nuovi limiti di qualità dell’aria ed evitare le sanzioni europee per violazione delle norme in materia di qualità dell’aria, ormai dietro l’angolo. “Servono investimenti nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile per avvicinare le città ai nuovi limiti e tutelare concretamente la salute dei cittadini”, afferma Marco Talluri di Kyoto Club. Le associazioni chiedono al governo di ripensare e revocare la misura, poiché “non di sussidi per continuare a spostarsi inquinando ed emettendo sostanze climalteranti ha bisogno il paese, ma di strutture e contributi che mettano al più presto gli italiani in condizione di spostarsi senza il mezzo privato”. Mentre Anna Gerometta, Presidente di Cittadini per l’Aria, conclude con una nota di estrema preoccupazione. “Servirebbe una comunicazione onesta, all’altezza della gravità del problema smog ed energia. Sembra invece mancare la consapevolezza scientifica del problema: come un pifferaio magico, il governo rischia di condurre il Paese, un passo alla volta, dritto verso il burrone”.

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Il Fatto Quotidiano

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