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Vespa? Non chiamatelo scooter: è vero amore tra passione, cadute e risalite

  • Postato il 23 aprile 2026
  • Cultura
  • Di Libero Quotidiano
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  • 7 min di lettura
Vespa? Non chiamatelo scooter: è vero amore tra passione, cadute e risalite
Vespa? Non chiamatelo scooter: è vero amore tra passione, cadute e risalite

Più che uno scooter, una storia d’amore. Che, come tutte le storie d’amore, a chi la guarda da fuori può sembrare ridicola, esagerata, magari un po’ cringe, come dicono i ragazzi di oggi. Ma al cuore, si sa, non si comanda... e quando si entra nel tunnel del “vespismo”, uscirne è quasi impossibile.

Difficile, per il sottoscritto, dire quando è cominciata questa passione per la Vespa. C’è stata sempre, mi pare. Da bambino avevo un vespone giocattolo a pile, regalato chissà da chi. E d’estate, in vacanza a Rimini nel pieno degli anni Ottanta, ricordo le tantissime vespe Px che sfrecciavano sul lungomare. Alcune appena uscite dal negozio, altre mezze scassate. Alcune con le carrozzerie lucidate, altre piene di adesivi di Snoopy o dei Rolling Stones. Alcune con le bandiere inglesi in stile mods, altre più tamarre con la sella “yankee” e gli altoparlanti della radio. A me piacevano tutte. Ma una in particolare: era azzurra, con la sella bianca e il paraspruzzi sotto la targa. Il proprietario sapeva addirittura impennare, cosa difficilissima con questo tipo di mezzo (io non ci sono mai riuscito).

PRIMA AVVENTURA
È passato diverso tempo prima che ne comprassi una anche io. Avevo già più di vent’anni, ma ero emozionato come un bambino. Era una ET4 125, di quelle senza marce, color panna. Naturalmente usata. È stata la prima avventura, bella e divertente, ma il vero amore è arrivato qualche anno dopo, quando sono andato dal concessionario e ho comperato una meravigliosa Vespa Px 125 bianca, proprio come quelle che vedevo da bambino sul lungomare di Rimini, con le marce sul manubrio, il pedale per frenare e quel caratteristico rumore del motore a due tempi che ancora oggi mi fa girare ogni volta che lo sento. La prima sera l’abbiamo passata, io e lei, a girare senza meta per Milano, tipo film di Nanni Moretti. Così, giusto per conoscersi meglio. Sentivo uno strano odore di olio bruciato, ma il giorno dopo il meccanico mi ha rassicurato: «È normale, quando è nuova, qualche giorno e non sentirà più niente».

Il resto, appunto, è la storia di una storia d’amore. L’ho riempita di regali (gomme vintage con la fascia bianca, pedalini per il passeggero, portapacchi cromato...), siamo andati in vacanza insieme (il viaggio più bello è stato all’isola d’Elba, con il mio amico Mattia sulla sua Px 125 blu. Due giorni per arrivare da Milano a Piombino senza prendere l’autostrada) e poi gli inevitabili momenti difficili che ci sono in ogni coppia (in particolare due cadute, entrambe dovute alla scivolosissima combinazione tra giornata di pioggia e rotaie del tram: basta una piccola distrazione e si finisce subito a ruote all’aria).

TUFFO AL CUORE
Poi, di colpo, è tutto finito. «Forse il vero amore», cantava Enrico Ruggeri in Nuovo Swing, «vuol restare grande, preferisce chiudersi e morire in un colpo invece che appassire». E così, dopo oltre dieci anni, una domenica sera, uscendo dal lavoro, la mia Vespa non c’era più.

Ho sentito un tuffo al cuore, e all’inizio non volevo crederci: «Calma, forse non l’avevo posteggiata qui... dove l’ho messa?». E invece no, l’avevo posteggiata proprio lì. Solo che qualcuno l’aveva presa e portata via. Uno choc. Per mesi, quando vedevo una Vespa bianca, mi avvicinavo per controllare se fosse la mia. A volte controllavo anche quelle di altri colori («magari l’hanno ridipinta»). Ma niente. Non era mai lei. Le mie figlie piccole, se la sera mi vedevano un po’ malinconico, me lo chiedevano sempre: «Stai ancora pensando alla tua Vespa, papà?». E poi: «Ma i carabinieri la stanno cercando? Vedrai che la trovano e te la riportano». Non è andata così. Sono passati altri dieci anni e non è più tornata. E sì, lo ammetto, è stato più facile dimenticare alcune ex fidanzate. Esagero? Vi sembra una cosa ridicola? Magari un po’ cringe? Forse avete ragione, ma la Vespa non è mai stata soltanto uno scooter...

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Autore
Libero Quotidiano

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