Venezuela, la dottrina Monroe in salsa trumpiana ha mostrato la torsione mafiosa delle relazioni internazionali
- Postato il 7 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Subito dopo aver festeggiato il capodanno con ospite d’onore Benjamin Netanyahu, su cui pende il mandato di cattura della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, Donald Trump ha aggredito militarmente il Venezuela e ne ha fatto rapire il presidente: un doppio sfregio al Diritto internazionale, al quale il presidente Usa non riconosce alcun valore.
Non è una novità per gli Usa che, indipendentemente dall’appartenenza politica dei presidenti, hanno aggredito militarmente innumerevoli paesi nel mondo e cambiato presidenti in America Latina: valga per tutti il colpo di stato in Cile contro Salvador Allende, sostituito con la sanguinaria dittatura del generale Pinochet.
Il salto di qualità è dato dal fatto che, fino all’aggressione all’Iraq (2003), il complesso militare-industriale statunitense cercava la legittimazione internazionale e interna inventando prove fasulle su inesistenti armi di distruzione di massa da portare all’Onu e al Congresso: adesso non ha più bisogno neanche di queste mistificazioni.
L’accusa di “narcoterrorismo” a Maduro, che pure in nessun modo avrebbe legittimato l’aggressione militare ad uno Stato sovrano e il rapimento del suo presidente, è caduta già nella conferenza stampa di Trump del 3 gennaio che ha esplicitato il vero motivo di questa azione militare: “L’America vuole assicurare con la sua strategia di dominare l’emisfero occidentale del mondo e il nostro dominio non sarà più messo in dubbio. Faremo intervenire le nostre compagnie petrolifere degli Stati Uniti, le più grandi al mondo, che spenderanno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture gravemente danneggiate e inizieranno a fare soldi per il Paese. Questa operazione è un avvertimento per tutti coloro che vorranno minacciare la sicurezza del nostro Paese e le vite americane. L’embargo contro il Venezuela rimane in vigore a tutti gli effetti e la nostra flotta rimane in posizione fino a che le richieste degli Stati Uniti non saranno soddisfatte completamente”.
Il riferimento non è – e come potrebbe essere altrimenti? – al Diritto internazionale, fondato sulla Carta delle Nazioni Unite, che mette fuori legge le aggressioni militari, ma al documento sulla Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America, presentato poche settimane prima, dove è recuperata la Dottrina Monroe aggiornata in salsa trumpiana. “Dopo anni di abbandono – è scritto nero su bianco – gli Stati Uniti riaffermeranno e applicheranno la Dottrina Monroe per ripristinare la preminenza americana nell’emisfero occidentale e per proteggere la nostra patria e il nostro accesso a aree geografiche chiave in tutta la regione. Negheremo ai concorrenti non emisferici la possibilità di posizionare forze o altre capacità minacciose, o di possedere o controllare risorse strategicamente vitali, nel nostro emisfero. Questo “Corollario Trump” alla Dottrina Monroe è un ripristino efficace e basato sul buon senso del potere e delle priorità americane, coerente con gli interessi di sicurezza americani”.
Ovvero l’emisfero occidentale – tutto ciò che sta ad ovest del meridiano di Greenwich da nord a sud – è cosa nostra e guai a coloro che, dall’interno o dall’esterno, ostacolano l’uso delle risorse ad esclusivo vantaggio degli Usa.
Si tratta, sostanzialmente, dello stesso approccio alla “sicurezza” dell’amico Netanyahu rispetto alle terre dei palestinesi, per sfruttare le quali è possibile procedere fino all’estremo del genocidio, della deportazione, della pulizia etnica. Ormai tutto è possibile, non c’è alcun limite. E’ necessario avere chiaro lo scenario che si sta dispiegando: l’esplicita torsione mafiosa delle relazioni internazionali.
Anche perché l’impatto mediatico del rapimento del presidente del Venezuela veicola un potente messaggio globale di pedagogia criminale – ossia un insegnamento mimetico di violenza replicabile in ogni scala – sull’autolegittimazione della prepotenza, che non deve sottostare alla legalità (che semmai vale per gli altri), ma risponde solo al proprio interesse.
I governi europei che – con l’eccezione del presidente spagnolo Sanchez che ha condannato – armati fino ai denti contro la Russia, balbettano nei confronti di Usa e Israele o giustificano come Giorgia Meloni, sono parte del problema. L’ipocrisia di chi adotta la narrazione di legge ed ordine sul piano interno ed internazionale e poi si piega ossequioso al gangster più potente è parte fondamentale del messaggio in ogni rappresentazione mafiosa.
Come una colonia – dove le decisive ingerenze Usa sono state ampiamente e tragicamente documentate – le basi militari statunitensi in Italia occupano strategicamente tutto il paese; Aviano e Ghedi ospitano il maggior numero di testate nucleari statunitensi in Europa, rendendo il nostro paese primario target di una sempre più prossima guerra mondiale per l’egemonia globale e l’accaparramento delle risorse.
La lotta per il disarmo, anche nucleare, per il ripudio della guerra e di tutte le servitù militari, per la soluzione dei conflitti internazionali con mezzi nonviolenti rimane il contributo maggiore che possiamo dare per la pace e il diritto internazionale. E se fossi cittadino della Groenlandia comincerei a studiare seriamente la resistenza non armata della Danimarca sotto l’occupazione nazista.
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