Una condanna a 20 anni e un’assoluzione per gli aggressori di Davide Cavallo, il ragazzo rimasto paralizzato ha abbracciato gli imputati
- Postato il 20 maggio 2026
- Giustizia
- Di Il Fatto Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 4 min di lettura
Vent’anni e 10 mesi di carcere per tentato omicidio ad Alessandro Chiani, mentre il coimputato Ahmed Atia, assolto per la rapina, è stato invece condannato a 10 mesi e 20 giorni per omissione di soccorso ed è stato scarcerato. È questa la sentenza del giudice di Milano, Alberto Carboni, del processo con rito abbreviato per i due giovani che nella notte del 12 ottobre 2025 hanno accoltellato, lasciandolo paralizzato, il 22enne Davide Simone Cavallo. Durante la prima udienza in tribunale, il pm Andrea Zanoncelli aveva chiesto 12 e 10 anni per entrambi gli imputati per tentato omicidio. “È stato un abbraccio semplicissimo, molto tenero, molto forte, sentito da tutte e tre le parti: soprattutto hanno chiesto scusa”. È stato anche disposto a carico di Chiani un risarcimento di 500mila per la vittima e di 50mila a ciascuno dei suoi genitori. Il risarcimento a carico di Atia sarà invece deciso successivamente in altra sede, mentre in parallelo, davanti al tribunale dei minori, si svolgerà il processo per altri tre minorenni coinvolti nell’aggressione. Oltre la sentenza, al termine dell’udienza però, prima che la polizia penitenziaria scortasse gli imputati fuori dall’aula, Cavallo ha sconvolto tutto il tribunale abbracciando i suoi aggressori: i tre hanno poi parlato per diversi minuti.
Cavallo quella sera era uscito in Corso Como, una delle zone della movida milanese, per passare una serata in discoteca. Verso l’alba un gruppo di cinque ragazzi giovanissimi del Monzese, di cui tre minorenni, lo avvicina per rapinarlo di una banconota da 50 euro: lo deridono, lo picchiano e poi vanno via. La vittima, uno studente della Bocconi, era un ragazzo sano, sportivo e tenta di inseguirli. Loro a quel punto lo accoltellano più volte, riempiendolo di calci e pugni mentre sta morendo dissanguato per terra. Cavallo però non morirà in ospedale, nonostante profondi fendenti al gluteo, al torace e alla schiena, con una lesione di un’arteria, il perforamento di un polmone e il midollo osseo intaccato.
Dopo mesi di riabilitazione, oggi ha perso l’uso delle gambe ma non serba rancore per i suoi aggressori ed è riuscito a perdonarli: “È stato un abbraccio semplicissimo, molto tenero, molto forte, sentito da tutte e tre le parti: soprattutto hanno chiesto scusa”. Lo ha detto il legale di Chiani, Giovanni Giovanetti, “volevo solo rimarcare il grande spessore morale della persona offesa. Un ragazzo davvero eccezionale”, ha concluso a margine dell’udienza. Già il 12 maggio Cavallo aveva dimostrato di essere una persona “eccezionale”, depositando agli atti del processo una lettera cruda e commovente. Nel testo il giovane descrive la paura provata nei giorni del risveglio in terapia intensiva, consegnando anche un messaggio di speranza per i suoi assalitori: “Abbiate pietà di voi stessi, non lasciatevi definire da quello che è successo. Non siete perduti. Potete fare ancora tante cose belle nella vita”.
Nonostante il perdono di Cavallo il processo ovviamente è proseguito. Prima della sentenza, Guglielmo Gulotta, l’altro difensore di Chiani, aveva commentato: “Dal nostro punto di vista non c’è il tentato omicidio: dà due coltellate, poi si allontana mentre la zuffa continua”. A sostegno della tesi il legale aveva citato un video in cui “si vede che il ragazzo vittima si alza e cammina sulle sue gambe. Non so per quanto poverino potrà, ma in quel momento si alza. Chiani intendeva intervenire nella zuffa senza uccidere, se avesse voluto uccidere avrebbe continuato”, ha concluso l’avvocato. Una teoria che il legale del padre di Cavallo, Luca Degani, aveva contestato, aggiungendo anche che “sentirsi dire che una coltellata è stata data per un gioco alle due di notte è qualcosa che ti fa davvero dire basta: c’è un limite anche al diritto di difesa”.
Il legale ha anche ricostruito le conseguenze per la famiglia della vittima: il fratello 19enne ha lasciato Milano e lavora come operaio con il padre in una ditta a 1.200 chilometri; la madre ha smesso di fare l’agente immobiliare e oggi assiste il figlio a tempo pieno; il padre, 60 anni, che aveva visto entrambi i figli costruirsi un futuro nel capoluogo, sta cercando un appartamento adeguato a una persona disabile. “Il figlio ha perdonato – prosegue l’avvocato – Il padre e la madre non riescono. La verità giustifica il perdono di Davide, se non c’è la verità il perdono non ha senso”.
L'articolo Una condanna a 20 anni e un’assoluzione per gli aggressori di Davide Cavallo, il ragazzo rimasto paralizzato ha abbracciato gli imputati proviene da Il Fatto Quotidiano.