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Tra sogni di Palazzo Chigi e veti incrociati: la resa dei conti nei partiti italian

  • Postato il 19 agosto 2026
  • Politica
  • Di Blitz
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  • 4 min di lettura
In sintesi

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Tra sogni di Palazzo Chigi e veti incrociati: la resa dei conti nei partiti italian

Di interrogativi la destra ne ha tanti, ma la sinistra non le è da meno. Qualche mese fa, dopo il referendum, Elly Schlein, Giuseppe Conte e i cespugli della minoranza ostentavano la vittoria certi del declino del governo e  di un ritorno al potere dell’opposizione. Cioè, sedersi sulla poltrona di Palazzo Chigi e il Paese per anni. Se questa sicurezza è oggi  meno evidente, lo si deve soprattutto all’alleanza posticcia della minoranza. In che senso? Le titubanze
sono in primo luogo al vertice: non si sa ancora chi dovrebbe essere il candidato capace di battere la Meloni alle politiche del 2027. Ed è guerra aperta tra i seguaci della segretaria e i fedelissimi dell’ex presidente del consiglio.

Importante è studiare meticolosamente le mosse in questi mesi per far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Risulta chiaro che, così stando le cose, si pensa più al proprio tornaconto che agli interessi del Paese. Il primo duello ha per palcoscenico le primarie. Conte le vorrebbe fare il più presto possibile con una platea allargata a tutti i simpatizzanti della sinistra, cioè al popolo, il quale non deve essere sacrificato per dar spazio alle segreterie e agli inciuci. In via del Nazareno, non si è d’accordo: prima bisogna stabilire il programma, poi si organizzeranno le “elezioni” della sinistra. Strano questo
capovolgimento di fronte: fino a qualche settimana fa era il leader dei 5Stelle ad invocare ed a stabilire i princìpi del campo largo con riunioni congiunte e tanto di firma sulle scelte per evitare i soliti equivoci del futuro. Conte, assai più furbo della Schlein, si è reso conto che con l’anticipo delle primarie avrebbe la vittoria in tasca. È un suo convincimento personale che non ha nulla di concreto, ma è lui a decidere per i pentastellati e così deve essere.

La simpatica numero uno del Pd ha intuito (magari con un leggero ritardo) che il  futuro non era roseo per lei. Ha cominciato a girare in lungo e in largo il nostro bel Paese per essere più popolare pure nelle periferie, un tempo dominate dalla sinistra. I grattacapi non sono soltanto questi, sarebbe più facile venirne a capo. La verità è che tra i vincitori del referendum sulla giustizia non corre buon sangue. Nel Pd le correnti si moltiplicano ed è difficile orientarsi. I riformisti non sono affatto in sintonia con il vertice di via del
Nazareno e vedrebbero volentieri un cambio della guardia. “Altrimenti
– sostengono – le possibilità di vittoria si riducono al lumicino”.
Con loro, anche se non ufficialmente, ci sono poi diversi esponenti della vecchia Margherita che fanno il tifo per un rinnovamento o, tutt’al più, per un “papa straniero”, vale a dire un personaggio terzo che potrebbe rappresentare “quello che gode”.

Nemmeno questa scelta ha il favore di una gran parte dell’opposizione che continua a leccarsi le ferite che lei stessa si è fatta sbagliando clamorosamente il periodo del dopo referendum. Quell’interrogativo li aveva visti stravincere con oltre il 53 per cento delle preferenze.

La destra si lecca i baffi leggendo i sondaggi che la danno di nuovo favorita alle politiche del 2027? Giorgia Meloni tace: da donna preparata e politicamente attenta alle notizie semi-fasulle, non si fida di questi numeri che non hanno il carattere dell’ufficialità. Pensa a navigare mettendo la barra sempre a dritta per evitare pericoli. Perchè non sono poche le beghe che deve risolvere anche con i suoi amici più stretti. Ora, nell’occhio del ciclone è entrato di prepotenza il segretario Matteo Salvini. La vecchia guardia della Lega, con in primis sindaci e presidenti di regione, non sono in sintonia con lui che “pensa solo a se stesso e poco al partito. Faccia il ministro delle infrastrutture e faccia andare i treni in orario”, dicono i più acidi. Lo difende Lorenzo Fontana, il presidente della Camera, il quale dice che “bisogna avere maggior rispetto per lui”.

Lo stesso malumore si insinua in Forza Italia. Nonostante Antonio Tajani abbia saputo “salvare” il partito dopo la morte di Berlusconi portandolo al di sopra della Lega, non sono pochi quelli che vorrebbero un avvicendamento. Tra questi due pezzi da novanta, i primogeniti del Cavaliere che non disdegnerebbero un cambio della guardia. I più gettonati sono Roberto Occhiuto e Deborah Bergamini che hanno le bocche cucite con il cerotto.

La premier non ha peli sulla lingua, convoca i suoi due vice e li richiama all’ordine. “Se perdiamo le elezioni, dimenticate Palazzo Chigi e forse pure il Parlamento”. Più chiaro di così!

Nella buriana dei si e dei no, il caso Ranucci- Lavitola: ogni giorno quel rapporto ne inventa una. Il faccendiere vuole essere interrogato di nuovo, il giornalista perde le staffe e promette querele contro un giornale (Il Tempo), che ha pubblicato gli stipendi faraonici di Report. Cifre con parecchi zeri: chissà  cosa ne penseranno quei poveri diavoli che, con moglie e figli, debbono farsi bastare mille euro e spiccioli per superare il mese. Domanda: molti di loro non sono quelli che non perdevano una puntata della trasmissione targata
Ranucci? Fidiamoci della giustizia che pronuncerà la sentenza.

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Autore
Blitz

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