Tra campo e scrivania, intervista a Enrico Santucci: il caos ripescaggi, il marchio del Savona, allenatori emergenti e la “nuova vita”
- Postato il 2 settembre 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Amministratore delegato del Savona di Aldo Dellepiane, quello dei playoff per andare in Serie B. Presidente del Città di Savona. Sua la firma che ha riportato il marchio Savona F.B.C. 1907 in città nel famoso “blitz” negli uffici romani dell’avvocato Massimo Cittadino. Enrico Santucci ora ha intrapreso una nuova avventura e collabora con una società di agenti FIFA. In un’estate in cui si è parlato più di regolamenti, NOIF e titoli sportivi che di mercato, abbiamo fatto il punto con chi di carte se ne intende.
Partiamo dal tema caldo dell’estate. Cosa ne pensa del ricorso dell’Angelo Baiardo?
Ho parlato con un carissimo amico che è avvocato e ferrato in diritto sportivo. Mi ha dato un giudizio lapidario: le motivazioni del Baiardo sono estremamente deboli. Si appigliano a qualcosa che non ha riscontro. Si tratta di una perdita di tempo e di denaro. Questa, ovviamente, è la mia opinione. Secondo me non riuscirà nel suo intento. La matricola conta fino a un certo punto. La risposta sta nella definizione di titolo sportivo.
Non si aspetta quindi stravolgimenti il 10 settembre quando ci sarà la seconda udienza?
Penso che il primo parere dato dal TFT e il fatto che la seconda udienza sia stata fissata a tre giorni dall’inizio del campionato siano un indizio su cosa accadrà. Al massimo, l’Angelo Baiardo potrebbe ottenere un risarcimento simbolico. Suggerirei alla presidentessa Erriu di fare una squadra forte e di vincere il campionato. Sarebbe più orgogliosa del risultato e potrebbe dire di essere salita sul campo. Non vedo in che modo ci possa essere un giudizio diverso.
Ributtiamoci sul terreno verde. La si vede spesso sui campi. Cosa ne pensa del nostro movimento?
Vedo molti tecnici bravi ma noto che c’è sempre una certa difficoltà nel fare giocare i giovani. Penso che sia un problema tipico italiano. All’estero non si guarda alla carta di identità.
Quindi è d’accordo con la “regola dei giovani”? In fondo, è un modo per far “educare” i tecnici a considerare i ragazzi seppur sia una norma migliorabile…
La regola dei giovani è un sintomo del problema: bisogna promulgare una legge per far sì che succeda una cosa che dovrebbe essere normale. Per far emergere una categoria, bisogna farla emergere per legge. Non mi piace ma senza questa regola giocherebbero molti meno giovani. Una verità scomoda ma è così. Poi capisco le difficoltà dei tecnici, che sacrificano tempo, devono rispondere alle aspettative dei club e magari non hanno i giovani adatti e devono farli giocare per forza…
Chi sono i tecnici emergenti? Chi le è piaciuto in particolare?
Mi ha impressionato Fabio Macchia. Il mister del Millesimo ha mostrato una capacità di adattamento alle diverse categorie eccezionale. Ha fatto un percorso straordinario. Spero che Savio Amirante trovi nel Celle Varazze la piazza che lo valorizzi. L’ho conosciuto quando ero dirigente del Savona nel 2016/2017. Ha l’occasione della sua vita e se la merita. Lo avevo seguito anche nelle serie inferiori. Non ha una squadra di prima fascia, ma è una buona squadra.
Solo loro?
No, mi è piaciuta anche la Carcarese di mister Michele Battistel. Un tecnico che ha una filosofia di gioco ben chiara e ha un carattere da combattente nei confronti delle critiche. Ha fatto un ottimo lavoro, che non ha forse ottenuto il riscontro che meritava. Spero che per lui le giovanili del Vado siano un trampolino di lancio importante. Sui tecnici più navigati, penso che Fabrizio Monte non abbia avuto modo di far risaltare tutte le sue qualità. Ora lo vedo felice nel suo ruolo di dg del Quiliano, ma per me è un peccato che non alleni più.
Parliamo di Savona. Gli anni d’oro dei playoff sembrano distanti. Ma ora la società pare aver trovato la quadra giusta per rilanciarsi. Cosa ricorda di quegli anni vincenti?
Ho vissuto momenti indimenticabili. Ricordo quando il portiere Aresti parò tre rigori ai playoff con il Vicenza. Aveva una pettinatura da mohicano e all’ultimo rigore sbeffeggiò i 4mila tifosi vicentini. Gioia e paura insieme. Ricordo anche il 4-1 in casa della Carrarese, quando Cesarini siglando il poker esultò mimando le movenze di un’aquila. Che bello arrivare al casello dell’autostrada… Grande emozione anche nei playout con mister Riolfo per mantenere la categoria.
Lei era tra i partecipanti alla spedizione in treno a Roma per riportare in città il marchio del Savona 1907 FBC. Un momento storico ma al contempo surreale visto l’ufficio particolare dell’avvocato Cittadino…
In effetti. C’erano statue di santi ad altezza naturale. Un ufficio particolare. Pagammo una cifra folle, 64mila euro. Ma non c’erano alternative. Cittadino aveva il marchio, nonostante numerose illazioni, e per portarlo a Savona voleva recuperare i soldi. Non abbiamo mai capito perché avesse preso la squadra. Il presidente Giulio Ivaldi mi aveva sconsigliato questa operazione, con motivazioni logiche. Ma noi non abbiamo guardato alla logica, ma al cuore. L’unico rammarico è non essere riusciti a usarlo subito, ma anche il Città di Savona è stato una parte importante della rinascita.
La fusione col Legino, sessioni di mercato importanti. La nuova dirigenza sta operando bene. Non crede?
Sì e sono contento. Faccio un grosso in bocca al lupo a mister Carlo Sarpero per una stagione importane e stimolante visto il seguito che il Savona mantiene. Quando ero presidente dicevo sempre che avrei lasciato volentieri il posto a qualcuno che volesse investire in modo importante nel Savona. L’auspicio è che si possa tornare in Serie D mentre il sogno è rivedere il Savona tra i professionisti come quando ero amministratore delegato ma…
Ma?
Ma non vedo un bel futuro sul Bacigalupo… Però in compenso abbiamo una bella pista di skateboard. Storicamente lo sport dei savonesi.
Stoccata bella chiara… E oggi Santucci cosa fa?
Collaboro con la Pro Sport Management, una società agente FIFA. Non penso di essere la persona più adatta. Ma dopo alcune settimane di training, trovo la cosa divertente. Guardo giocatori, partite. Ci sono state richieste da società in questo biennio, ma ho preferito declinare per quanto mi abbia fatto parecchio piacere.
L’operazione Gemetto-Savona è stata sua, ce la racconti?
Parlando con la dirigenza del Savona, mi hanno detto che cercavano un difensore esterno mancino, che può fare braccetto, classe 2007 tra l’altro. Al primo allenamento le impressioni sono state giuste. Un bravissimo ragazzo, umile. Testa bassa e pedalare. Lo conoscevo tramite amici comuni, ho guardato filmati eccetera. Il Savona è stimolante. La famiglia lo incentiva, io guardo anche tanto al contesto familiare che è importante.