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Priamar, Ferraro: “Vogliamo una squadra coraggiosa. Siamo una mina vagante”

  • Postato il 29 agosto 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Priamar, Ferraro: “Vogliamo una squadra coraggiosa. Siamo una mina vagante”

Dopo la cavalcata che ha riportato la Priamar in Prima Categoria, Davide Ferraro si prepara a vivere una nuova stagione con un gruppo in gran parte confermato. Al suo fianco ci saranno ancora il direttore sportivo Vittorio Fazio e il preparatore Diego Tovano, mentre in estate si è aggiunto anche Loris Mandaglio. L’obiettivo è affrontare una categoria più impegnativa senza rinunciare all’identità costruita negli ultimi anni.

Mister, la società è ripartita da Fazio come ds e dalla sua conferma con Tovano dopo la cavalcata con Pallare e Sassello. Quali sono le loro migliori qualità?

“Mi ritengo fortunato ad avere da anni Fazio e Tovano al mio fianco, a cui aggiungo Loris Mandaglio che da quest’estate è entrato a far parte della nostra famiglia.

Vittorio è una persona meravigliosa, dotato di grande intelligenza, capacità di giudizio e gestione dello stress. Tutte doti per cui credo che il ruolo di direttore sportivo gli si cucia perfettamente addosso.

Diego è invece a tutti gli effetti ‘il Prof’. Persona anch’essa meravigliosa e altamente competente, ha mostrato di saper sempre alzare l’asticella sia nei rapporti umani che dal punto di vista prettamente atletico.

Nella cavalcata dello scorso anno a cui facevi riferimento c’è tanto del suo lavoro, essendo riusciti ad arrivare a maggio con ancora tanta benzina nel serbatoio.

Loris, come anticipato, arriva solo quest’anno come collaboratore. Avendolo già avuto in squadra nella mia prima esperienza da allenatore, da vice di Alessio Bresci, conoscevo la persona e soprattutto la passione che coltiva. Nonostante la specializzazione nell’allenare i portieri, ha una competenza calcistica a tutto tondo con cui aiuta a vedere le cose che magari sfuggono ai miei occhi nella concitazione delle partite.

Tutti e tre mi supportano, e sopportano, quotidianamente sia sul campo sia con chiamate che durano a volte anche ore, in cui ci confrontiamo praticamente su tutto”.

Avete confermato gran parte del gruppo e inserito diversi giocatori. Come avete costruito la rosa?

“Sì, dopo il percorso dello scorso anno abbiamo dato priorità all’andare avanti insieme, staff e calciatori. È stato bello vedere tanto attaccamento, con staff e 20 ragazzi su 26 confermati dalla rosa dello scorso anno, specie considerando che qualcuno avrebbe potuto in qualche caso ‘vendersi’ ad offerenti migliori.

Tutti invece hanno messo davanti il gruppo e la voglia di giocarsi le proprie carte in una categoria che ci siamo sudati e guadagnati.

È su questa base che abbiamo orientato poi anche il mercato in entrata. Abbiamo perso diverse pedine fondamentali per lo spogliatoio quali, ad esempio, Djomi, Magnani, Realini e Cambone. Per questo necessitavamo di trovare uomini e calciatori capaci di integrarsi e accrescere il valore di questo gruppo.

In tal senso reputiamo che tutti i nuovi abbiano le qualità per farlo.

Tredici e Longagna sono i giovani. Entrambi nati nel 2005, ma con tanta voglia di fare e migliorarsi. Frumento e Fabbretti rappresentano l’esperienza e la duttilità. Rognoni e Albanese l’estro, avendo quel modo di toccare il pallone che ti fa innamorare di loro al primo allenamento.

Mancano inoltre ancora un paio di giocatori che verranno presentati a breve”.

Lei ha giocato in queste categorie. Rispetto ad allora come sono cambiati i gruppi?

“Sicuramente sono cambiate tante cose, sebbene non siano trascorsi così tanti anni da quando giocavo. Credo che ogni gruppo sia in qualche modo figlio della propria generazione, per cui quelli attuali rappresentano il contesto storico in cui ci troviamo e che è evoluto rapidamente nell’ultimo decennio.

È innegabile che alcune cose, come ad esempio i social, influenzino fortemente tutte le nuove leve, dando loro stimoli diversi da quelli che si avevano fino a 10/15 anni fa.

Rispetto ad allora sembra esserci meno costanza e cultura del lavoro, con ragazzi che vorrebbero raggiungere sì i massimi risultati, ma facendo il minimo sforzo. Cosa che sappiamo non essere possibile.

Viceversa, va loro riconosciuto come siano più evoluti rispetto a noi dal punto di vista delle conoscenze”.

Tra gli allenatori più esperti a chi si ispira?

“Sono un allenatore che crede profondamente nel confronto costante, con il proprio staff e con i colleghi allenatori, da cui nascono sempre buoni spunti da portare poi in campo.

Sotto questo aspetto dovrei citarne diversi del nostro comprensorio: Michele, Federico, Jacopo, Fabio, Luca, Daniele, Alessio, tutti mister con cui mi ritrovo spesso a confrontarmi.

Se poi parliamo di allenatori di altissima fascia sarebbe scontato parlare di Guardiola, Cruijff o Sacchi, tutti allenatori che indubbiamente mi ispirano tuttora, anche in virtù del ruolo che hanno avuto, ognuno nella propria epoca, nel cambiamento del gioco.

Probabilmente però menzionerei Ancelotti e Klopp. Di entrambi amo l’aspetto empatico, comunicativo e di gestione del gruppo, che per me sono fondamentali tanto quanto l’aspetto tecnico-tattico”.

Che calcio vuole vedere dalla sua Priamar quest’anno?

“C’è un termine ricorrente che usiamo con i ragazzi in queste settimane che è ‘coraggio’. Per cui la prima cosa che vorrei vedere è un gruppo capace di giocare un calcio coraggioso, appunto, un calcio di consapevolezza.

Con lo staff lavoriamo molto sui concetti. È un percorso iniziato lo scorso anno e che vorrebbe portare i ragazzi a non dover interpretare un unico modo di giocare, quanto piuttosto ad essere capaci di adattarsi alle varie situazioni.

Una squadra capace quindi di giocare un buon calcio, ma anche pronta a mettersi l’elmetto nei momenti di difficoltà”.

Il girone presenta tante squadre poco conosciute. Chi vede davanti?

“Siamo finiti in un girone sicuramente molto difficile e ricco di incognite. Ho avuto modo di sbirciare qualcosina, qualche allenatore direttamente o indirettamente lo si conosce, ma complice la distanza, la squadra più vicina a noi è l’Old Boys che gioca ad Arenzano, al momento non ho contatti con nessuno di loro.

Sicuramente durante l’anno qualche nuovo rapporto nascerà nell’ottica del confronto costruttivo a cui facevo riferimento già prima.

Basandomi comunque su quanto letto e sentito, ritengo che molte squadre abbiano le qualità per fare un campionato di vertice.

Davanti a tutti metto ovviamente Rabona, Multedo e Serra Riccò. I primi perché hanno fatto un mercato importante e vorranno sicuramente raggiungere quell’obiettivo che lo scorso anno gli è sfuggito solo in finale playoff.

Stessa cosa per il Multedo, che dalla sua ha un percorso pluriennale in cui mister Bazzigalupi ha fatto un lavoro importante, costruendo anno dopo anno una squadra sempre più consapevole e pronta per raggiungere l’obiettivo.

Il Serra Riccò perché, essendo retrocessi lo scorso anno, avranno una grandissima voglia di rifarsi subito sul campo e lo hanno dimostrato costruendo una rosa che, a detta di molti addetti ai lavori, dovrebbe vincere a mani basse.

Come dicevo però, subito a ruota credo ci siano diverse squadre che stanno allestendo a loro volta rose molto competitive e che potrebbero dire la loro in ottica campionato e playoff: il S.G. Battista, pur essendo una neopromossa come noi, si è garantita un bel blocco di giocatori dell’Olimpic vittorioso lo scorso anno; la Bolzanetese ha inserito diversi giocatori interessanti, tra cui Ciravegna, che è indubbiamente uno che in questa categoria sposta gli equilibri.

Personalmente non sottovaluterei nemmeno l’Old Boys Rensen, ma in generale tutte le squadre del comprensorio genovese, che possono attingere da un bacino sicuramente più ampio rispetto a squadre come noi e il Sassello”.

Dopo la vittoria dei playoff e il ritorno in Prima, che obiettivo vi siete dati?

“Sono uno che fa fatica a settare obiettivi ‘al ribasso’ e la mentalità che cerchiamo di portare è quella di chi parte sempre per vincere.

Siamo ovviamente consapevoli del nostro essere una neopromossa, con tutti i nostri limiti, all’interno di un girone molto difficile.

Ma al contempo siamo consapevoli anche di avere un gruppo forte e tutte le qualità per dire la nostra e rappresentare la più classica delle mine vaganti.

Come al solito… vedremo una domenica per volta”.

Autore
Il Vostro Giornale

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