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Testimonianze da un attentato su un treno in Israele: mi immagino sia andata così

  • Postato il 2 ottobre 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

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Testimonianze da un attentato su un treno in Israele: mi immagino sia andata così

Shlomo Pisher, macchinista del direttissimo Tel Aviv-Gerusalemme, giaceva sul pavimento della cabina di pilotaggio coperto di sangue quando è riuscito ad azionare il comando che apriva la porta d’ingresso, permettendo a 50 passeggeri di entrare, sopraffare il suo aggressore e salvare la vita delle altre 950 persone a bordo.

Pochi istanti prima, Pisher era stato accoltellato: l’aggressore, nella sua follia, voleva far deragliare il treno prima del ponte di Arazim, accelerarlo lungo l’Highway 1, farlo salire fino alla Città Vecchia e schiantarlo contro il Muro del Pianto. In pochi secondi il treno ha raggiunto una velocità superiore a quella prevista per la tenuta del convoglio, arrivando a percorrere 4 chilometri in mezzo minuto (le versioni contrastano) e provocando il distacco della carrozza di coda. Sono scattati due segnali d’emergenza, quello generale e quello relativo al dirottamento. Sono state allertate le autorità ferroviarie israeliane, che hanno fatto partire dalla stazione di Tel Aviv due locomotori di soccorso.

Poi il treno è stato stabilizzato e ha raggiunto lemme lemme la stazione di Gerusalemme. Questa almeno la spiegazione delle autorità israeliane, che hanno anche fornito i dettagli su quanto accaduto all’interno della cabina. L’incidente è iniziato con una colluttazione, quando un terrorista di non si sa bene quale nazionalità (devono ancora deciderlo) ha accoltellato Pisher e ha aumentato la velocità del treno ai valori massimi in pochi secondi. Diversi passeggeri, però, sono riusciti a entrare nella cabina per aiutare Pisher a immobilizzare l’aggressore.

“Quello che ha reso tutto difficile era Pisher stesso”, ha raccontato Mordechai Pinkelstein, 54 anni, antiquario specializzato in orologi da taschino, che i media israeliani hanno già identificato come l’eroe dell’attentato sventato. Mentre la maggior parte dei racconti sono di panico e confusione, il suo è dettagliato: “Pisher era stato accoltellato ed era dall’altra parte della porta, bloccandola. Abbiamo forzato l’ingresso a fatica, schiacciando Pisher fra la porta e il seggiolino; quindi alcune persone si sono messe a lottare con l’aggressore. Con un balzo ho superato la mischia, ho afferrato i comandi e ho iniziato a tirare leve e a pigiare pulsanti come avevo visto fare in un documentario di National Geographic sui disastri ferroviari. Non è così insolito come potrebbe sembrare alle persone intelligenti: dopo aver fatto binge-watching delle 8 stagioni di Dr. House (177 episodi), l’anno scorso sono diventato primario in un ospedale a due passi da casa”.

Ira Katz, 54 anni, dentista specializzato in protesi dentarie, era tra le persone che si sono precipitate in cabina. Ha raccontato d’aver trovato l’aggressore a terra sopra Pisher mentre lo accoltellava con un coltello teatrale a lama retrattile: “Pisher era coperto di succo di pomodoro. Credo che se avessimo aspettato ancora qualche momento lo avremmo perso”. Katz ha detto di aver contribuito anche a immobilizzare l’aggressore insieme ad altri passeggeri, tra cui Yitzhak Schlemiel, 54 anni, semiologo: “Quando sono arrivato nella cabina c’erano già un sacco di persone e si entrava a fatica. Sembrava di essere in quello sketch dei fratelli Marx della cabina progressivamente affollata, una classica riconfigurazione metonimica dello spazio narrativo. Ho contribuito a tenere fermo l’aggressore mentre gli altri passeggeri lo rendevano inerme facendogli il solletico. Chissà se sapremo mai chi era”.

Tra coloro che sono intervenuti c’era anche Eli Putzman, 54 anni, restauratore di manoscritti medievali. Putzman ha raccontato di aver visto una leva con la scritta “emergenza”: “Ho pensato che fosse quella da tirare”. Il suo gesto ha contribuito a fermare il treno. Putzman ha detto di non aver mai viaggiato su quel tipo di convoglio. “Ma una volta ho guidato un treno”. “Ancora con questa storia? Era un sogno!”, l’ha rimbeccato la moglie, gli occhi al cielo. E lui: “Sì, ma molto realistico”.

Un altro passeggero, Avraham Schmuck, 54 anni, critico di danza contemporanea, ha raccontato di aver contribuito a mantenere calmi gli altri passeggeri. Al giornalista di Haaretz che gli chiedeva come ci fosse riuscito, ha risposto: “Li ho coinvolti in una conga scatenata. Questo li ha distratti”. Nel frattempo, Pisher, ancora gravemente “ferito”, continuava a indicare ai passeggeri alcuni comandi della cabina. “Quello no”, avrebbe detto. Poi avrebbe indicato un altro comando: “Quello no”. Infine ne avrebbe indicato un terzo: “Quello assolutamente no.” Ma sul treno c’erano anche un centinaio di macchinisti di treno che tornavano a Gerusalemme: uno di loro ha preso i comandi e ha portato il convoglio fino alla stazione di Yitzhak Navon. Quando si dice il culo.

Il ministro della Difesa, Israel Katz, parla di jihadismo, ma considera jihadismo anche il postino che suona quando lui è sotto la doccia. Ai giornalisti che dubitavano della verosimiglianza del resoconto ufficiale, Katz ha risposto: “Non è così inverosimile. L’altro giorno avete dato la notizia che un idraulico in volo su un Boeing 737 Max dirottato e in caduta verticale, pieno di passeggeri e coi timoni di coda danneggiati, ha aggredito l’accoltellatore, lo ha scaraventato fuori dalla cabina, ha preso i comandi e l’ha riportato in quota tirando la cloche senza mandarlo in stallo perché l’aveva visto fare in una serie tv. Quella ve la siete bevuta e adesso venite a rompermi i coglioni su questa? Da che parte state? Succedono le cose più incredibili. L’anno scorso un terrorista ha perfino cercato di portarsi via un sottomarino nucleare. Ma la polizia militare me l’ha fatto riportare indietro”.

Ad accogliere tutti sulla pensilina c’era Benjamin Netanyahu, che aveva annullato tutti gli impegni per seguire il caso. Il premier israeliano, ore prima, aveva lanciato l’allarme su un possibile attentato: “A dimostrazione che, se mi avvertono, lo dico. Perché il 7 ottobre nessuno mi disse niente?”

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Il Fatto Quotidiano

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