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Tajani e le tasse: delle panzane portentose da smontare in dettaglio

  • Postato il 11 giugno 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Tajani e le tasse: delle panzane portentose da smontare in dettaglio

Qualche giorno fa Antonio Tajani, il vicepremier e ministro degli Esteri che gli italiani si meritano, ha riproposto in un’intervista a Libero le ricette economiche liberiste che dai tempi di Reagan arricchiscono i ricchi, impoveriscono il ceto medio e distruggono il welfare, tanto il popolo bue applaude qualunque cosa.

Nell’ottica padronale di Tajani la patrimoniale, la tassa di successione, la revisione catastale e le imposte sugli extraprofitti sono modi per “mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Una panzana portentosa che lascia di princisbecco i non cretini e che è il caso di smontare in dettaglio, non fosse altro che per dargli un dispiacere.

Per Tajani, “la patrimoniale tassa beni su cui si è già pagata una tassa”. Ma reddito e patrimonio sono basi imponibili diverse: il primo viene tassato quando è prodotto, il secondo quando è posseduto. Il fatto che un reddito sia già stato tassato non esclude che il patrimonio accumulato possa esserlo a sua volta.

Tajani: “Ci sono già 13 patrimoniali in Italia”. Ma definire imposte come il bollo auto o il bollo sui conti correnti come “patrimoniali” allarga il concetto in modo improprio. La patrimoniale di cui si discute è una tassa sui grandi patrimoni.

Tajani: “No all’aumento dell’imposta di successione”. Ma questo strumento serve a limitare la concentrazione ereditaria della ricchezza e a favorire l’uguaglianza delle opportunità. Fra l’altro, in Italia aliquote e franchigie sono tra le più favorevoli ai grandi patrimoni rispetto a molti altri Paesi sviluppati.

Tajani: “La revisione del catasto è una patrimoniale occulta”. Ma aggiornare i valori catastali non implica necessariamente un aumento delle tasse. Il catasto fotografa il valore degli immobili: oggi abitazioni di grande valore pagano imposte basate su rendite catastali molto basse, mentre immobili meno pregiati risultano, in proporzione, più tassati. Una revisione renderà il sistema più equo.

Tajani: “Tassare gli extraprofitti significa mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Ma profitti straordinari generati da eventi eccezionali che alterano il mercato (crisi energetiche, guerre) possono essere tassati senza compromettere l’attività economica.

Tajani: “Il salario minimo è una scorciatoia ideologica”. Ma il salario minimo è presente nella maggior parte delle economie avanzate ed è stato adottato da governi di orientamento politico vario. L’idea che ogni nuova imposta sia una sottrazione indebita e che il cittadino debba essere difeso dallo Stato come da un nemico è una concezione così truffaldina della democrazia che ha del vandalico.

Le tasse finanziano diritti come scuola, sanità, giustizia e tutela sociale. Senza un contributo commisurato alle possibilità di ciascuno, quei diritti diventano privilegi per chi può permetterseli. La domanda giusta, quindi, non è “Come pagare meno tasse?”, ma “Come ripartire equamente il costo della vita collettiva affinché il privilegio di alcuni non si traduca nella subordinazione di altri?” Questa è la funzione politica e morale del fisco in una democrazia.

Se quelle di Tajani vi sembrano balle, insomma, è perché lo sono. Potrebbero appartenere a qualunque scorreggione di oggi. Del resto, a quante cose sbagliate ci hanno fatto credere, da quando siamo al mondo?

Cose sbagliate a cui ci hanno fatto credere

198) Non è vero che nell’inverno del 1956 Gino Bartali cadde in letargo dopo essersi rimpinzato di lardo, cotiche affumicate e birra.

199) Non è vero che quando Tajani va a cena da Marina Berlusconi il cane di casa lo fiuta sospettoso.

200) E’ vero che Brunello Cucinelli è pieno di sé, ma non è vero che si è fatto ricamare le sue iniziali sul pisello a punto raso imbottito, con contorno a cordoncino, in filo di seta.

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Autore
Il Fatto Quotidiano

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