Susanna Tamaro: “L’Asperger? Se l’avessero detto a mia madre sono sicura che non sarei nata. Non possiamo prendere il treno, è come se arrivassimo da un altro pianeta”
- Postato il 1 aprile 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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“La prima cosa da dire è che l’autismo è un problema neurologico e non psicologico”. Lo mette subito in chiaro Susanna Tamaro, scrittrice sensibile e voce fuori dal coro, che in occasione della Giornata Mondiale dell’Autismo (2 aprile) sceglie di parlare apertamente della sua condizione, la sindrome di Asperger (o autismo ad alto funzionamento), per fare chiarezza su una realtà complessa, spesso fraintesa e ancora avvolta da pregiudizi. Nel suo libro “Il tuo sguardo illumina il mondo“, Tamaro descrive la sua mente come “una scatola in cui i mattoncini del Lego sono in perenne e disordinato movimento: non si riesce a fare una casetta ma si può solo cercare di metterli ossessivamente in ordine”. Un disordine interiore che si traduce in un’esasperazione sensoriale: “I rumori sono i nostri principali nemici”, spiega in un articolo a sua firma pubblicato sul Corriere, “e così tutto quello che riguarda il contatto fisico perché la sensibilità della pelle è direttamente collegata al cervello”. A questo si aggiunge la difficoltà, comune nei bambini autistici, nel leggere le espressioni facciali altrui.
Ma l’idea che le persone autistiche siano incapaci di affettività è, per Tamaro, “profondamente sbagliata”. L’affettività esiste, eccome, ma si manifesta in modo diverso: “Se immaginiamo le relazioni come un corso d’acqua”, scrive, “per le persone normali quest’acqua è rappresentata da un fiume sulle cui sponde ci si può sedere assieme agli altri mentre per chi ha la sindrome non è altro che un torrente carsico che scorre nelle viscere profonde della terra e solo a tratti fa echeggiare il suo rombo nascosto. L’affettività, insomma, esiste eccome, soltanto che è una realtà più complicata e imperscrutabile”.
Questo “mondo interiore”, spiega la scrittrice, ha una porta d’accesso, spesso invisibile agli altri. “È come se fossimo arrivati da un altro pianeta e dobbiamo fare un lungo apprendistato per capire cosa succede intorno a noi. La principale attività del nostro cervello è quella di creare continuamente griglie e schemi per cercare di mettere un po’ di ordine nella realtà circostante”. È qui che risiedono i tanto decantati “superpoteri” dell’autismo: una capacità di creare collegamenti inediti e insoliti fra le cose e una memoria eccezionale, anche se “non spendibile in termini scolastici perché si comporta un po’ come un cavallo pazzo”. Tamaro cita lo psichiatra Simon Baron-Cohen, direttore del centro sull’autismo a Oxford, che “ipotizza che siano state proprio le persone Asperger ad aver guidato, negli ultimi settantamila anni, il progresso umano proprio per questa loro facoltà di aprire delle porte invisibili”.
Ma al di là dei geni e degli “originali” (come venivano etichettati un tempo i neurodivergenti), qual è la quotidianità di una persona con Asperger? “Quella degli eccentrici geniali e felici? No”, risponde Tamaro con disarmante onestà. “Direi piuttosto quella di avere una sedia a rotelle interiore. C’è un limite non visibile che riduce di molto la qualità della nostra vita”. “Non siamo tendenzialmente persone squilibrate, anzi”, precisa, “però lo diventiamo nel momento in cui lottiamo contro situazioni totalmente inadatte alla nostra fragilità neurologica. Non sopportiamo i suoni troppo alti, gli stimoli luminosi, la confusione visiva, per questo è molto complicato riuscire ad avere occupazioni normali”. Ma, sottolinea, “se veniamo messi in condizione adatte, siamo degli instancabili lavoratori, perché il perfezionismo e la ricerca del massimo fanno parte del nostro DNA”. Un esempio? Il successo di PizzAut, la catena di pizzerie gestita da persone autistiche. Tamaro critica poi la retorica vuota dell'”inclusione”, chiedendo azioni concrete: “Penso ad esempio ai treni ad alta velocità in cui il continuo e inutile ripetersi degli annunci […] rende impossibili i nostri viaggi: se si può uscire da un bar, un ristorante, un negozio con la musica a palla, non altrettanto si può fare da un treno”. E sulla scuola: “Se io, negli anni Sessanta, sono riuscita a sopravvivere in classe è perché allora […] erano segnate da un ordine e da una disciplina assolute, e dunque dal silenzio. […] Il disordine e il frastuono, infatti, aumentano in maniera esponenziale il nostro disagio sensoriale“.
Infine, una riflessione amara e potente sulla ricerca genetica e il rischio della selezione prenatale: “Qualche anno fa in Inghilterra si è tenuta una manifestazione di persone nello spettro che chiedevano di fermare le ricerche sulle cause dell’autismo. Si temeva – e giustamente si teme – che una volta scoperto il gene ‘colpevole’ si dovesse passare sotto le forche caudine della selezione genetica prenatale, come è già accaduto per le persone down”. E aggiunge una nota personale: “Se a mia madre, ad esempio, avessero detto che avevo questa predisposizione, […] sono abbastanza sicura che avrebbe seguito il ‘saggio’ consiglio del dottore di non farmi nascere“.
“Lottiamo tanto e giustamente per preservare la biodiversità della natura, ma sulla biodiversità dell’umano è calata una pesante cappa di silenzio”, conclude Tamaro. “È su questo mondo di ‘perfetti’ – che la scienza ci propone come menu à la carte – che forse è arrivato il momento di riflettere. La diversità è sempre stata la ricchezza del mondo; è faticosa, certo, ma il fatto che la vita sia una passeggiata sulla spiaggia in una giornata di sole non è scritto da nessuna parte. La vita non è eliminare i problemi, ma crescere insieme imparando a risolverli. In un mondo sempre più piatto, sempre più gestito da entità oscure, abbiamo più che mai bisogno di persone che sappiano vedere quella porta che nessun altro scorge”, conclude.
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